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EDITORIALE

La ricerca della Felicità tra sogni e maschere

Non lasciamo che tutto scorra...

Ci sono momenti in cui non riesco a dare tregua ad un pensiero fisso, in uno di quei momenti mi sono avvicinato alla libreria e ho tirato fuori il volume E-F dell'Enciclopedia Utet, una bella spolverata prima di aprirlo e poi ho cercato la parola che mi interessava, "Felicità": "La Felicità è uno stato soggettivo di soddisfazione che è dipendente dai rapporti di ciascuno con le persone e con le cose che lo circondano. Essa si accompagna a quel senso di calma, di equilibrio interiore che consegue al pieno soddisfacimento di tutti i bisogni e le aspirazioni che agitano e animano le vita di ciascuno. La Felicità piena appare irraggiungibile e il suo concetto vuol essere considerato un concetto limite, una meta verso cui si tende, alla quale ci si può avvicinare senza poterla raggiungere mai". Devo dire che stavolta Utet mi ha stupito, la spiegazione potrebbe essere abbastanza soddisfacente, ma non del tutto poiché ancora i pensieri continuano a frullarmi in testa: cos'è la felicità? È davvero impossibile raggiungerla completamente? Probabilmente ognuno di noi ha dentro di sé la propria idea della felicità che coinvolge soldi, amore, successo, carriera... e per tanti l'incapacità di raggiungere uno di questi obiettivi rappresenta motivo di infelicità. Ma è evidente che anche chi ha praticamente tutto spesso è insoddisfatto, quindi è scontato pensare che il segreto della felicità non sia nei soldi né nel successo ma bisogna cercarlo altrove. Magari dentro di noi. Tempo fa qualcuno mi ha detto che nessuno ha il potere di renderci felici o infelici, ma che tutto dipende da noi stessi, dal nostro atteggiamento verso la vita. Concetto semplice e complicato allo stesso tempo, ma comincio a credere, a voler credere, che sia davvero così.

Se qualcuno in questo momento ci chiedesse se siamo felici, sono convinto che la maggioranza risponderebbe: "Si, ma..." e quei puntini di sospensione sarebbero pieni di tutte le inquietudini ed i sogni di ognuno di noi, perché non è facile confessare, soprattutto a se stessi, che si desidera di più, come se desiderare di essere più felici fosse qualcosa di cui vergognarsi. Dal reprimere i nostri desideri a fingere di essere felici il passo è breve e la finta felicità diventa la nostra maschera quotidiana, una maschera con un bel sorriso finto stampato sopra da indossare in presenza degli altri e da togliere solo in compagnia della propria solitudine, nel buio della notte, quando i fantasmi dei sogni dimenticati vengono a richiedere il proprio tributo di lacrime amare. Poi il mattino arriva, la luce del sole fa dissolvere i fantasmi, rifacciamo il trucco alla maschera e siamo pronti ad affrontare una nuova giornata, sorridendo a chi, ignaro, dà per scontata l'altrui felicità.  

Mi rendo conto che il tempo passa e ad ogni occasione di felicità sprecata il nostro cielo si riempie di un'altra nuvola grigia, ma mi chiedo se di tutto questo sono realmente cosciente. Troppo spesso lascio che le cose scorrano senza lasciare traccia di sé, in un senso o nell'altro; sono alla ricerca di nuovi stimoli ma poi non riesco a viverli completamente, per mia incapacità congenita probabilmente o per paura che mi piacciano troppo, per paura di troppa felicità. Si, perché la tendenza ad autopunirsi è alla base dell'insoddisfazione di tanti, quando poi basterebbe così poco per vivere meglio. Una carezza, una parola, uno sguardo, talvolta, sono tutto ciò che chiediamo a questa vita per scordare amarezze e delusioni, per riuscire a portare con più leggerezza il peso del vivere. Forse il segreto della felicità sta nell'apprezzare le piccole cose che abbiamo, forse il segreto sta nello scoprire in noi la capacità di vivere nonostante il peso che ognuno si porta appresso.

Eppure ci sono istanti, periodi di tempo in cui sembra che la felicità debba durare per sempre: il guscio che la ricopre sembra così resistente, brilla di una luce che sembra illuminare il mondo intero e non spegnersi mai. Ma troppo spesso non dura per sempre, il guscio si incrina e la luce si affievolisce e tocca a noi cercare di tenere insieme i pezzi ed alimentare quella luce con la nostra energia e con la nostra voglia di vivere che non deve spegnersi mai. Cerchiamo la felicità, cerchiamola in noi prima di tutto e cerchiamola in tutto quello che facciamo. Desiderarla con tenacia è forse l'unico modo per raggiungerla e viverla, senza pensare a quanto durerà, godendocela quando arriva e inseguendola quando sembra voler andare via. Alla faccia di tutte le enciclopedie del mondo.

di Roberto Grande

- 11 Settembre 2010

Roberto Grande

Articolo scritto da Roberto Grande
Redazione TevereNotizie.com

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1.

Un giorno un'amica mi disse: "il buongiorno si vede dal mattino. Al risveglio ricorda di mettere gli angolini della bocca all'insù!" Forse la felicità è proprio questa perchè sta dentro di noi e non c'è bisogno di toccare il cielo con un dito per trovarla! Basta mettere gli angolini della bocca all'insù.

Commento inviato il 08-10-2010 da marianna salvàti

2.

Il concetto di felicità espresso dalla UTET è quello dominante e, nella sostanza, è fondato su un pregiudizio culturale: o la felicità non c'è, o, se c'è, non è raggiungibile. Per questo è meglio non cercarla ed accontentarsi delle immagini di felicità (o maschere) che ci propongono i media. Tra quelli che dicono che la felicità c'è, ma è irraggiungibile, mi viene in mente Kafka, che dice: "C'è la meta, ma non esiste la via per raggiungerla". Tra quelli che dicono che la felicità non c'è cito Vasco Rossi, che, in una canzone sostiene: "Cerco il senso della vita, ma la vita il senso non ce l'ha". Recentemente ho letto un libro di Maurice Ceillet, intitolato "Ero Massone". Questi racconta la sua esperienza di 15 anni trascorsi nelle logge, in cui ha imparato che "il vero framassone cerca la verità, consapevole che essa non esiste". Se non esiste (o non è raggiungibile) la verità, o la felicità, o il senso della vita è ragionevole cercare? Io penso, invece, che, se nel nostro cuore c'è l'esigenza della felicità, del senso della vita e della verità, significa che esistono ed è ragionevole ricercarle. Allo stesso modo se madre natura ha inserito in noi il bisogno della fame e della sete è perché c'è il cibo e l'acqua per soddisfare questi bisogni. Chi domina i media invece insinua nella nostra mente il dubbio (o la certezza) che non esiste la felicità, al fine di scoraggiarci a ricercarla e per renderci schiavi delle immagini di felicità commerciali, che, però, non rispondono alle esigenze vere del nostro cuore. Ci invitano ad accontentarci, con ciò aumentando il nostro disagio di fronte alla vita. Infine mi sembra che l'idea di felicità proposta dalla UTET sia quella di una vita senza problemi: è felice chi non ha rotture di scatole dalla vita. Invece per me la vera felicità permane anche quando le cose della vita non vanno bene, anzi è di fronte ai problemi della vita che siamo sollecitati di più a cercare ed approfondire ciò che risponde pienamente alle esigenze del nostro cuore. Scusate se sono stato lungo!
Oreste Malatesta

Commento inviato il 15-09-2010 da Oreste Malatesta

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