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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 15 novembre 2009

Il commento della XXXIII Domenica del Tempo Ordinario è di don Roberto Seregni

In un mondo multicolore, variegato e un po' smarrito come il nostro contemporaneo, ciascuno vive cercando la verità e se non la trova cerca di costruirsene una sua propria. In parte queste verità individuali nascono dall'esperienza, in parte non sono verità, ma opinioni poco suffragate dalla realtà dei fatti. Alla base dell'essere umano ci sono delle verità che sono incontestabili anche se non se ne è coscienti e che vanno oltre l'esperienza e l'opinione. Ogni uomo per vivere, ha bisogno di acqua e cibo, di amore, di cultura, di un posto nella società, di pace e di giustizia., di dare un senso al suo vivere, lottare, costruire. Il senso della vita umana è fondamentale perché un essere fine a se stesso, nato per caso come "insieme di cellule" perde dignità e profondità. Tutti i grandi uomini e donne della storia del mondo hanno dimostrato che siamo ben più profondi e potenti della nostra vita biologica, fatta di cellule "aggregate per caso" (come qualcuno ci vuole far credere). La verità di ciascuno supera di gran lunga il proprio corpo e la vera gioia sta nel ritrovarsi e nel ritrovare il Principio che pone la vita. Le parole di Gesù non saranno mai vecchie e superate perché sono parole di verità e di giustizia. Giustizia che solo il Signore può fare e farà e sulla quale si riserva la parola definitiva. Provare per credere...

Dal Salmo 15

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 13,24-32

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In quei giorni, dopo quella tribolazione,
il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo.
Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Quanto però a quel giorno o a quell'ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».

IL COMMENTO DI DON ROBERTO SEREGNI  Forse sta già bussando...Quasi alla fine dell'anno liturgico, mentre ci prepariamo a salutare l'evangelista Marco, la liturgia ci propone un brano del tredicesimo capitolo del primo evangelo. Un testo difficile, che non possiamo decodificare se non tenendo conto del suo genere letterario - quello apocalittico - e mettendo al centro della nostra lettura non la fine della creazione, ma il fine della sua storia.

COSA RESTERA' DI NOI. Ogni giorno facciamo l'esperienza drammatica del conflitto fra il bene e il male, percepiamo la fragilità e la bellezza dell'amore che ci abita, sentiamo in noi il desiderio di una giustizia introvabile negli umani tribunali, e ci chiediamo cosa rimarrà di tutto questo, chi ne uscirà vincitore, se davvero tutto l'amore gettato nei solchi dei giorni, dei mesi e degli anni porterà ad un raccolto abbondante. Questa è la promessa radicata nel cuore. Questa è la certezza della Parola che non passa, che non conosce ammuffimenti e vecchiaie. Questa è la speranza con cui lo Spirito infiamma la nostra passione di bellezza, desiderio di sfiorare l'eterno, ricerca di pienezza di vita. La storia, quella del mondo, la mia, la tua, è nelle mani di Dio e l'ultima parola su di essa sarà il trionfo del Risorto. L'universo è lanciato verso quel punto. Quello è il suo fine. Nulla andrà perso. Il più invisibile gesto d'amore verrà ritrovato nel cuore di Dio, come un bicchiere d'acqua fresca, una mano stretta nel sigillo della pace, un'accoglienza incondizionata a chi si sente stretto nel morso della delusione. La venuta del Signore non porterà distruzione o azzeramento, ma la Sua eterna regalità. Fino alla fine, quella di Gesù, è una buona notizia. I nostri poveri cuori masticati dall'amore, non cadranno nel vuoto, ma saranno raccolti dal Veniente e consegnati nella mani del Padre. Lui sa. Lui non dimentica. Impariamo dalla parabola. Occhio all'albero, ai rami, al germoglio.

Ecco il legno piantato sulla collina.
Ecco il Germoglio a braccia spalancate.
E' vicino.
E' alla porta.
Silenzio!
Tendete bene l'orecchio, forse sta già bussando...

Il commento è di don Roberto Seregni

- 13 Novembre 2009

Articolo scritto da Fabiana Chini
Redazione TevereNotizie.com

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