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L'ANGOLO DI FRA' PIO

Il destino è già scritto o da scrivere e scegliere?

Riflessione dal film "Il curioso caso di Benjamin Button". Il ruolo di Dio nella nostra vita

Cari amici,
nei giorni scorsi ho visto un film, che sicuramente molti di voi hanno avuto modo di vedere... il titolo è "Il curioso caso di Benjamin Button". Vi confesso che il film, mi ha lasciato molte domande, soprattutto legate all'incidente di Daisy. Ho trascritto ciò che dice per avere una visione più chiara: "A volte a nostra insaputa ci troviamo diretti verso un precipizio. Sia, sia ciò avvenga per caso o intenzionalmente non possiamo fare niente per evitarlo. Una donna a Parigi stava uscendo a fare compere, ma aveva dimenticato il soprabito e tornò indietro a prenderlo. Mentre era lì, squillò il telefono e lei rispose e parlò per un paio di minuti. Mentre la donna era al telefono, Daisy stava provando lo spettacolo all'Opèra de Paris. E mentre lei provava, la donna, finito di parlare a telefono, era uscita per prendere un taxi. Un tassista poco prima aveva scaricato un cliente e si era fermato a prendere un caffè... e intanto Daisy continuava a provare. E questo tassista, che si era fermato per un caffè, prese a bordo la donna che andava a fare compere e che aveva perso l'altro taxi. Il taxi dovette fermarsi per un uomo che stava andando a lavoro in ritardo di cinque minuti perché si era dimenticato di mettere la sveglia. Mentre quell'uomo in ritardo attraversava la strada, Daisy aveva finito le prove e si stava facendo la doccia. E mentre Daisy si faceva la doccia, il taxi aspettava la donna che era entrata in una pasticceria a ritirare un pacchetto che però non era pronto perché la commessa si era lasciata col fidanzato la sera prima e se n'era dimenticata. Ritirato il pacchetto, la donna era rientrata nel taxi, che rimase bloccato da un furgone. Intanto Daisy si stava vestendo. Il furgone si spostò e il taxi poté ripartire, mentre Daisy, ultima a vestirsi, si fermò ad aspettare un'amica alla quale si era rotto un laccio. Mentre il taxi era fermo a un semaforo, Daisy e la sua amica uscirono dal retro del teatro. Se solo una cosa fosse andata diversamente. Se quel laccio non si fosse rotto. O se quel furgone si fosse spostato un momento prima. O se quel pacchetto fosse stato pronto, perché la commessa non si era lasciata col fidanzato. O quell'uomo avesse messo la sveglia e si fosse alzato cinque minuti prima. O se quel tassista non si fosse fermato a prendere il caffè. O se quella donna si fosse ricordata del soprabito e avesse preso un taxi prima... Daisy e la sua amica avrebbero attraversato la strada e il taxi sarebbe sfilato via. La vita però, essendo quella che è, aveva creato una serie di circostanze incrociate e incontrollabili, per cui quel taxi non sfilò via... E quel tassista si distrasse un momento... E così il taxi investì Daisy... e la sua gamba fu spezzata".

Ciò che mi ha colpito di queste frasi è il senso e il motivo dato a questo evento. Il regista vuole chiaramente farci capire che la nostra vita è stata voluta da qualcuno, (e questo è vero) e che questo qualcuno innominato l'ha già programmata. Allora è inutile che cerchiamo di fare del nostro meglio, o cerchiamo di comportarci in un certo modo, perché la nostra vita è già decisa. Tu ad un'età ben precisa farai questo, in un certo giorno ben preciso ti succederà questo. Non sei tu a decidere che cosa fare della tua vita, ma è il destino che la comanda. Benjamin, infatti, nel film dice: "A volte a nostra insaputa ci troviamo diretti verso un precipizio. Sia, sia ciò avvenga per caso o intenzionalmente non possiamo fare niente per evitarlo". Che vuol dire questa frase? se un avvenimento può accadere per caso non riesco a evitarlo, ma se invece accade intenzionalmente perché non posso evitarlo? Semplice perché il regista ci vuol dire che il caso non esiste, ma c'è solo l'intenzionalità, che non è la nostra volontà e la nostra decisione che abbiamo preso liberamente, ma è il nostro destino che noi seguiamo e che è già stato deciso dalla vita, che "essendo quella che è aveva creato una serie di circostanze incrociate e incontrollabili".

Il pensiero di questo regista, purtroppo, è condiviso da molte persone; sono in molti, infatti, che pensano che la nostra vita sia guidata dal destino, ma non è così. Dio, che molti chiamano destino o caso, non ha deciso la nostra vita, non guida i nostri passi come se fossimo delle marionette. Dio ci invita a delle scelte, scelte che poi noi liberamente prediamo. E' chiaro che Lui per ciascuno di noi abbia un disegno ma non lo impone, noi lo seguiamo solo se ci abbandoniamo, ma siamo anche liberi di non seguirlo. Maria di Nazareth, non è stata costretta a dire sì, ma Dio ha mandato l'angelo sulla terra per chiederle il permesso e Maria ha risposto con il "fiat". Quest'avvenimento straordinario accade senza che ce ne accorgiamo anche nella nostra vita.

Quante volte ci troviamo di fronte ad una decisione da prendere, e spesso le possibilità di scelta sono più di una?
Chi è che deve scegliere il destino?
Crediamo che la scelta che abbiamo preso, faceva parte comunque del destino?
Ci illudiamo di avere scelto, ma in realtà non c'era possibilità di scegliere diversamente perché era già scritto nel destino?
No cari amici, non è così...ma non mi scandalizzo vedendo che il mondo in generale va in questa direzione di pensiero. Non mi scandalizzo, anzi comprendo il perché molti vanno dai maghi a farsi predire il futuro: perché se il mio destino è già deciso in qualche posto, ci sarà scritto, o no?
Io immagino la mia vita tracciata come una strada, della quale l'unica cosa che non deciso è l'inizio, e l'unica cosa di cui non ho diritto di decidere è la fine della vita.
Non ho fatto tanti sbagli nella mia vita perché era destino ma perché l'ho deciso; non sono diventato frate perché era destino, ma è stata una scelta. La scelta di rispondere a una volontà di Dio che a me è sembrata chiara, ma è stata comunque una scelta, una risposta a una chiamata, che è stata sì, ma che poteva anche essere no.

Siamo abituati a scambiare il destino per la volontà di Dio, spesso perché non capiamo lo sbaglio che facciamo, ma a volte perché abbiamo una visione di Dio sbagliata.
Crediamo a un Dio giudice, un Dio che decide, un Dio che all'apparenza sembra che ti faccia decidere, ma che in realtà se non scegli ciò che Lui vuole per te poi si vendica.

Nella narrazione dell'evento del film a un certo punto Benjamin dice: "Se solo una cosa fosse andata diversamente". Come? Non c'erano altre possibilità per evitare l'incidente? La distrazione del tassista per esempio non è stata considerata come eventualità, la disattenzione di Daisy nell'attraversare la strada nemmeno, perché?
Perché si vuole incolpare il destino, che poi qualcuno lo chiami caso, o vita, o anche Dio, non importa, ciò che fondamentale è fare capire che l'uomo non è altro che una marionetta, che prende decisioni già prese, un attore che recita, la parte di un copione già scritto, nel film della propria vita.

di Fr. Pio Maria
Comunità mariana Oasi della Pace

- 03 Settembre 2011

Articolo scritto da Fr. Pio Maria cmop
Redazione TevereNotizie.com

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Diciamo che gli eventi sono scritti nel (o dal) destino, quando le cose non filano liscie così come a noi piacerebbe. Ed i disagi provocati dagli imprevisti non programmati che ci portano a lamentarci con il destino (o con Dio). Al fondo di questo disagio e della conseguente lamentela c'è la nostra infantile incapacità di accettare la realtà, così come è; in particolare non riusciamo ad accettare che gli essere umani (io compreso) siano fragili ed imperfetti. Infatti, se il succedersi degli eventi (descritti dal film) avesse rispettato il programma della protagonista, nessuno si sarebbe posto il problema del destino già scritto: quando le cose vanno bene questo tema non ci sfiora la mente. Come Fra Pio Maria, anch'io mi sono posto la domanda: e' ragionevole la posizione del regista, che accusa un terzo (il destino) per l'ingiusta sorte toccata all'innocente protagonista? Io credo che il destino non c'entri con certi inconvenienti che spesso ci toccano. Nel caso del film, la frattura della gamba della protagonista è addabitabile a dimenticanze, imprudenze ed inadempienze umane. Esse sono le responsabili dell'incidente, non il destino. Capita anche a noi, tutti i giorni, di dimenticare, tralasciare o trascurare i nostri piccoli doveri verso gli altri, perchè siamo fragili e deboli: per natura siamo incapaci di essere all'altezza del vivere normale; ma, fortunatamente, ciò generalmente non provoca sinistri indesiderati.
Non è ragionevole prendersela con il destino (o con Dio). Dovremmo accusare noi stessi: ma per fare questo passo dovremmo, con umiltà, riconoscere il nostro limite naturale, che la Chiesa chiama "peccato originale". Riconoscere questa pecca strutturale, ci aiuta ad essere realisti, perchè accettiamo la realtà e le conseguenze delle nostra azioni imperfette. Chi non accetta la realtà è costretto, dall'insoddisfazione, a divagare.

Commento inviato il 06-09-2011 da Oreste Malatesta

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