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L'INTERVISTA

Minoranza in crisi: la replica del consigliere Morganti al capogruppo

"Le mie dichiarazioni sono supportate da elementi reali e non da interpretazioni di comodo"

FIANO ROMANO – Il consigliere Patrizia Morganti del Movimento 5 Stelle replica al capogruppo Fabio D’Angelantonio. La posizione del M5S, alla guida della minoranza del paese, è piuttosto critica in questo momento. Da un lato ci sono il capogruppo D’Angelantonio e i consiglieri Montiroli, Scarafoni e Sorrento, dall’altro il consigliere Patrizia Morganti e il Meetup Cinque Stelle Fiano Romano.

 

L’INTERVISTA
Il M5S di Fiano Romano è diviso? perché si muove su due binari diversi in questo momento?
“Prima di risponderle, vorrei ringraziare TevereNotizie per avermi dato l’opportunità di fare chiarezza e lei per il suo paziente e accurato lavoro. Partirò da dati di fatto, da ciò che è documentabile e, quindi, non può essere messo in discussione. Le dichiarazioni che sto per rilasciare - delle quali mi assumo, ovviamente, la responsabilità - sono supportate da elementi reali e non da interpretazioni di comodo. Il Movimento 5 Stelle non è una forza politica qualunque, non è un partito. Nasce da un pensiero geniale che fa piazza pulita delle ideologie, da una visione del mondo sorprendentemente sana, lineare, semplice. Chiede adesione totale ai suoi valori e ai suoi princìpi, fedeltà, rispetto delle regole democraticamente stabilite, impegno costante, onestà intellettuale ed etica e tanto coraggio quanto ne occorre per rinunciare al proprio tornaconto personale e per respingere al mittente quello di parenti, amici e amici degli amici. La contropartita che ricevi è la certezza che stai cambiando il corso della storia della tua Patria, del tuo Paese. Siamo entrati nel Movimento per libera scelta, sapendo che avremmo dovuto, com’è giusto, stare alle sue regole. Una di queste regole è l’obbligo, per tutti i candidati alle elezioni, di sottoscrivere il Codice Etico: un codice comportamentale, un codice d’onore. Questo Codice, alla cui stesura partecipò lo stesso D’Angelantonio, fu approvato all’unanimità e sottoscritto, in data 24 febbraio 2016, alla presenza dei cittadini, da ciascun candidato alle amministrative del 5 giugno 2016. Se, una volta eletti, i consiglieri vìolano quel Codice in quanto non ottemperano agli obblighi ivi previsti, è inevitabile che il rapporto di fiducia venga meno, che si crei un clima di forte tensione all’interno del Gruppo consiliare e tra questo e il Meetup, cioè, la base del Movimento, il Gruppo degli Attivisti. Purtroppo, i quattro consiglieri D’Angelantonio, Montiroli, Scarafoni e Sorrento, in modo diverso l’uno dall’altro, hanno violato il Codice Etico”.

Il “Codice Etico” è diviso in due parti: la prima parte riguarda la linea di condotta dei candidati fino alle elezioni, la seconda, invece, la linea di condotta degli eletti. Può parlarcene in breve?
“In questa sede c’interessa la seconda parte del Codice. Questo è il testo dell’art. 1: “Dichiaro - nel rispetto del principio fondante della democrazia diretta e in ottemperanza alle linee guida del Movimento 5 Stelle Nazionale - che, pur in caso di mia elezione, continuerò a far parte integrante del Meetup del Movimento 5 Stelle Fiano Romano di cui m’impegno a recepire, per l’intero arco della Consiliatura, gli indirizzi di natura politica e programmatica espressi a maggioranza”. Violato. L’art. 6  impegna il consigliere a comunicare pubblicamente ciò che avviene all’interno del Comune e, quando ve ne sia il tempo e la possibilità pratica, a discutere e concordare preventivamente la linea di condotta da seguire in sede di Meetup. Violato. Sottoscrivendo il Codice Etico ci siamo impegnati tutti a rassegnare le dimissioni in caso di violazione di uno o più degli impegni assunti. Nessuno si è dimesso. Che valenza ha tutto ciò per D’Angelantonio? Nessuna, sono solo ‘piccole sfumature’, ‘dettagli che vengono ingigantiti a dismisura’, ‘piccole diversità’ ”.

Consigliere Morganti vuole fare chiarezza sul Meetup?
“Il Meetup è un gruppo di cittadini che hanno deciso di dedicare una parte molto consistente della propria vita alla causa del Movimento. E’ il luogo ove tutto ha inizio: la formazione, lo studio, la propaganda, l’attività sul territorio, l’attivismo secondo i canoni del Movimento, la selezione dei candidati, la preparazione della lista, il disbrigo di tutti gli adempimenti. La Politica come cura del Bene Comune. Chi viene eletto proviene di lì, deve essere grato e rispettarne le decisioni prese a maggioranza. Alle scorse elezioni abbiamo ottenuto 1.779 voti. Le preferenze sono state solo 860, mentre ben 919 voti sono andati al Movimento, a quello che rappresenta. Senza nomi e cognomi”

Consigliere o Portavoce? Può spiegarci dunque il vostro ruolo all’interno del consiglio comunale?
“Non siamo politici ma cittadini prestati alla politica per un massimo di due mandati. Il nostro compito è quello di ‘portare la voce’ dei cittadini nelle istituzioni. Di qui il termine ‘Portavoce’. D’Angelantonio e gli altri consiglieri si sono sentiti lesi nelle loro prerogative, degradati al ruolo di ‘postini’ (chiedo scusa agli operatori del settore anche a nome suo) e questo denuncia, da un lato, la loro mancata adesione allo spirito e, ripeto, alle regole del Movimento, dall’altro, è dimostrativo del loro attaccamento a linee di condotta della vecchia politica. In realtà, è nello spirito del Movimento accogliere le richieste di accesso agli atti avanzate dai cittadini; acquisire gli atti entro il termine previsto dal regolamento comunale e non dopo mesi, se tutto va bene; leggere in consiglio comunale interrogazioni o altri atti predisposti dal Meetup, se si passa il tempo ad ‘addottrinarsi’, anziché a lavorare. Vorrei fornire qualche numero tanto per essere più chiara: dal 22 giugno 2016, data del primo consiglio, ad oggi, i quattro consiglieri hanno prodotto complessivamente solo otto atti di cui cinque negli ultimi tre mesi. A questo si aggiunga che hanno rallentato, ostacolato, narcotizzato l’attività politica di opposizione, non sono stati attivi sul territorio, non hanno più partecipato ai tavoli di lavoro, alcuni di loro non hanno più contribuito al pagamento dell’affitto della nostra sede e uno di essi ha persino portato via i mobili che aveva messo a disposizione. Chi ‘spacca’ che?”.

Può ripercorrere le fasi che hanno portato al voto all’unanimità sulla linea di condotta dei consiglieri?
“Emersa ben presto la tendenza dei consiglieri (con la sola eccezione alquanto discontinua di Scarafoni) a dubitare del significato autentico delle regole imposte dal Codice Etico, il 27 giugno 2016 il Meetup si riunì per mettere ai voti la linea di condotta dei consiglieri in quanto forza d’opposizione. Ebbene, il verbale, approvato all’unanimità (consiglieri e Meetup), stabilisce di promuovere e attuare il nostro programma elettorale; di portare in consiglio le istanze dei cittadini e le problematiche individuate dal Meetup, anche se non in programma; di non ostacolare tutto ciò che risulti ispirato e finalizzato esclusivamente all’interesse collettivo; di fare opposizione dura in tutti casi in cui la maggioranza non operi nell’interesse di tutti i cittadini”.

Ma l’autonomia dei consiglieri eletti dunque non esiste? Occorre obbligatoriamente questo passaggio nel Meetup?
“Nella riunione del 27 giugno 2016, furono approvati all’unanimità, l’obbligo, per i consiglieri, del passaggio al Meetup di tutte le attività decisionali gravi o di rilevante entità e l’autonomia decisionale in caso di decisione urgente. All’unanimità, cioè, anche con il voto favorevole dei quattro consiglieri”.

I problemi con il capogruppo D’Angelantonio e gli altri tre consiglieri quando sono nati?
“Sul piano politico sono stati tesi e difficili sin dall’inizio, a causa della profonda diversità di vedute in merito alla linea di condotta del Gruppo consiliare. Il 31 gennaio 2017 si è riunito il consiglio comunale. Al punto 6 dell’ordine del giorno c’era l’approvazione di uno dei più importanti provvedimenti in materia urbanistica: il Piano Urbanistico Attuativo. In merito a un atto di così grande rilievo per il futuro del territorio di Fiano Romano, il Meetup aveva approvato, all’unanimità, con la sola astensione di Montiroli, una dichiarazione con la quale si motivava la scelta dell’abbandono dell’aula al momento del voto. Un segnale forte da parte del Movimento. In quella circostanza Sorrento aveva dichiarato di essere contraria al documento e che avrebbe letto in aula la sua dichiarazione, con ciò rendendo pubblica la ‘spaccatura’ nel gruppo consiliare”.

La sua richiesta di rettifica è stata criticata dal capogruppo. Perché ha sentito di doverla richiedere?
“Ho chiesto la rettifica del verbale del consiglio del 31 gennaio perché ‘abbandono dell’aula’ equivale a lasciare l’aula. I fatti accaduti in quella circostanza sono stati gravemente lesivi dell’immagine del Movimento. Sorrento e Montiroli non hanno avuto bisogno di aiuto per essere messi in cattiva luce, se ne sono occupati personalmente”.

Il capogruppo D’Angelantonio ha parlato di “beghe interne” alla base della richiesta della rettifica. Che ne pensa?
“Non ho alcuna dimestichezza con quelle che D’Angelantonio definisce ‘beghe interne’ e, cioè, con contrasti, interni al Gruppo consiliare, futili e meschini. E’ roba che non fa parte del mio carattere. Sono al servizio del Movimento 5 Stelle e torno a ripetere che abbandono dell’aula equivale ad uscirne, non a restarvi a colloquio con membri della maggioranza, in compagnia di genitori e supporters. Ho richiesto la rettifica perché era doveroso farlo. Ricordo che io e Scarafoni abbiamo lasciato i nostri posti, abbiamo raggiunto il fondo dell’aula da dove abbiamo potuto vedere cosa stava accadendo e ce ne siamo andate. Eravamo entrambe disgustate, ma Scarafoni forse non lo ricorda. Anche D’Angelantonio ha lasciato il suo posto, ha raggiunto il fondo dell’aula e se ne è allontanato poco dopo per dirigersi verso i banchi della maggioranza per le ragioni esposte nella sua precedente intervista”.

Perché ha fatto delle dichiarazioni durante l’incontro regionale del M5S a Latina senza dar voce al capogruppo e senza informare gli altri consiglieri?
“E perché non avrei dovuto? Il fatto che D’Angelantonio, Montiroli, Sorrento e Scarafoni fossero impossibilitati a partecipare, non poteva certo impedire a me di farlo. Un capogruppo non è un leader, soprattutto nel Movimento, e tutti i portavoce godono delle stesse prerogative, ivi compresa la titolarità del logo. Sa perché ho rilasciato quelle dichiarazioni? Perché D’Angelantonio ed altri con lui avevano già provveduto a rilasciare le proprie, senza informare né me, né il Meetup. In quel mio intervento ho reso pubblico di aver ricevuto una diffida da D’Angelantonio e una denuncia/querela da Sorrento. Fatti d’inaudita gravità”.

Il Meetup sta pensando o ha chiesto l’espulsione dei quattro consiglieri?
“Il Meetup non ha chiesto l’espulsione di nessuno. A questo ha risposto ampliamente il portavoce del Meetup Annamaria Daniela Gentile nella sua intervista”.

Il capogruppo l’ha diffidata dall’utilizzo del logo del M5S. Può spiegarci?
“Dal consiglio comunale del 31 gennaio 2017 erano trascorsi 18 giorni e nessuna informazione era stata ancora data ai cittadini in merito all’approvazione del Pua, stante l’assoluta inerzia al riguardo dei quattro consiglieri. A fronte delle richieste di spiegazione del ‘silenzio’ del M5S Fiano Romano da parte di un numero sempre maggiore di cittadini, nonché delle dure rimostranze di elettori e sostenitori, mi sono fatta carico di pubblicare le notizie su manifesti il cui contenuto ricalca esattamente quello della dichiarazione di abbandono dell’aula del 31 gennaio. Della mia iniziativa ho informato i quattro consiglieri in data 19 febbraio. La mattina del 21 febbraio, non avendo ricevuto riscontro, mi sono attivata per l’affissione e, in nottata, D’Angelantonio, tramite Pec, mi ha diffidata dall’usare il logo sul manifesto in questione. Montiroli e Sorrento hanno condiviso la sua decisione. D’Angelantonio si è sostituito a Beppe Grillo, l’unico che possa revocare la titolarità del logo, in virtù del suo ruolo di Garante del Movimento. Comportamento da ‘effetto cadrega’, direbbe Grillo. Insomma, sono stata costretta a dare mandato al mio avvocato per adire la competente sede giudiziaria”.

E’ vero che lei è stata rimossa dalla pagina Facebook ufficiale del Gruppo Consiliare del Movimento 5 Stelle?
“Sì, è vero. E’ accaduto due giorni dopo l’arrivo della Pec di diffida. Mi ha informata la Security Facebook tramite una e-mail. Il mio avvocato si sta occupando anche di questo. Un altro ‘effetto cadrega’ non poteva mancare”.

di Gioia Maria Tozzi

Fiano Romano - 15 Maggio 2017

Articolo scritto da Gioia Maria Tozzi
Redazione TevereNotizie.com

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Si continua a fare lezione di non so cosa e della quale se ne può fare a meno, ma la verità di quanto è successo nell'ultimo meetup, con la presenza di tutti i cinque consiglieri, perché non viene detta?????

Commento inviato il 16-05-2017 da CARLO GASPARINI

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