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27 GENNAIO 2010: UN'ALTRA DATA PER NON DIMENTICARE LA SHOAH

Il coraggio di uomini che hanno dato la vita per salvarne delle altre che hanno potuto raccontare...

"Quando arriva la conoscenza arriva anche la memoria" (Gustav Meyrink)

(Foto: ste. pa.)

(Foto: ste. pa.)

"Spaventa il pensiero di quanto potrà accadere tra una ventina d'anni, quando tutti i testimoni saranno spariti. Allora i falsari avranno via libera, potranno negare o affermare qualsiasi cosa". Questo lo ha scritto Primo Levi poco tempo prima di morire, lo ha scritto con rammarico e rabbia, con la consapevolezza che il tempo avrebbe finito col cancellare le tracce di una tragedia. Dal tempo in cui lo ha scritto di cose ne sono accadute, di cambiamenti nel mondo ve ne sono stati. Sono cambiate le persone, le loro priorità e le loro preoccupazioni. Di guerre mondiali non se ne sono viste più, eppure più volte si è tornati a parlare di genocidi. Il mondo intero ha dovuto assistere ancora alle follie di uomini, eserciti e capi di Stato che si sono innalzati a dei e hanno preteso di decidere chi fosse giusto e chi no, chi dovesse vivere e chi dovesse morire. Scorrendo le pagine di una storia neanche troppo lontana si possono leggere nomi di popoli massacrati per il semplice fatto di essere quello che erano, di credere in una religione anziché in un'altra, di vivere nella porzione di terra "sbagliata". 

I GENOCIDI SUCCESSIVI ALL'OLOCAUSTO. In Bangladesh, nel 1971, il regime di Yahya Khan ha condotto una sanguinosa operazione militare contro il Pakistan dell'est, nella quale sono rimasti uccisi circa 3 milioni di civili. In Ruanda, nel 1994, milizie e bande Hutu hanno ucciso circa un milione di Tutsi, la minoranza della popolazione. E nel 1962, 100.000 Tutsi erano già stati massacrati per gli stessi motivi. In Iraq, tra il 1973 e il 2003, il regime di Saddam Hussein ha condotto uccisioni di massa contro la popolazione dei Curdi. In Kosovo, tra il 1996 e il 1999, Milosevic ha causato la morte di circa 10.000 civili e la deportazione forzata di altri 800000.

PERCHE' SI E' SCELTO IL 27 GENNAIO PER COMMEMORARE LA "SHOAH"? La scelta della data ricorda il 27 gennaio 1945, quando le truppe sovietiche dell'Armata Rossa, nel corso dell'offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Oświęcim (nota con il nome tedesco di Auschwitz), scoprendo il suo tristemente famoso campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente, per la prima volta al mondo, l'orrore del genocidio nazista. I sovietici erano già arrivati precedentemente a liberare i campi Chełmno e Bełżec, ma questi, detti più comunemente di "annientamento", erano vere e proprie fabbriche di morte dove i prigionieri e i deportati venivano immediatamente uccisi. L'apertura dei cancelli di Auschwitz mostrò al mondo, non solo molti testimoni della tragedia, ma anche gli strumenti di tortura del lager.

ART. 1 DELLA LEGGE N. 211 DEL 20 LUGLIO 2000: "La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, Giorno della Memoria, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati".

"Il genocidio va oltre la guerra perché l'intenzione dura per sempre, anche se non è coronato dal successo". (Christine Nyiransabimana, una contadina del Ruanda)

di Stefano Papalia

- 27 Gennaio 2010

Articolo scritto da Stefano Papalia
Redazione TevereNotizie.com

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