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L'OPINIONE

Fede o ragione: amiche o nemiche?

"Il problema della fede non è quello di credere all'esistenza di Dio, ma è quello di riconoscere ed aderire ai contenuti della rivelazione"

Cascate dell'Iguazu (Foto: Oreste Malatesta)

Cascate dell'Iguazu (Foto: Oreste Malatesta)

Quest'estate, durante la mia vacanza a Sant'Oreste, dopo cena, tra un sigaro ed una bibita, ho trascorso molte ore a chiacchierare con gli amici, seduto sugli scalini della fresca Portavalle. Uno degli argomenti più caldi, trattati in queste serate, è stato il rapporto tra fede e ragione; sul quale tutti i miei interlocutori hanno espresso l'opinione che esse sono inconciliabili ed in insanabile contrasto tra loro.

Mi sono accorto che il loro pensiero non era frutto di approfondimenti, ma la ripetizione impacciata di quanto sentito a scuola, letto sui giornali o ascoltato in televisione. Infatti, quando, per curiosità, ho fatto una domanda: "Che cosa è la fede per voi?", un silenzioso disagio è calato sul nostro dialogo. Analogo disagio quando ho incalzato con un'altra domanda: "Che cosa è per voi la ragione?".

Così, tra una frase e l'altra, ho capito che la gente, su questo tema, si è fatta, grosso modo, questa idea: "La fede consiste nel credere in Dio, la cui esistenza non è dimostrata e che, secondo alcuni, sarebbe il frutto della paura della morte. Invece la ragione è fondata sulle cose certe e dimostrabili. Le scienze si basano sulla ragione, mentre le religioni sulla fede".

Su questo tema proverò ad esprimere il mio diverso parere, utilizzando l'insegnamento di uno dei più grandi filosofi dell'antichità, Platone, che nel Fedone, così si esprime: "Pare a me, o Socrate, e forse anche a te, che la verità sicura in queste cose (si parla di Dio ndr) nella vita presente non si possa raggiungere in alcun modo, o per lo meno con grandissime difficoltà: Però io penso che sia una viltà non studiare sotto ogni aspetto le cose che sono state dette in proposito, e lo smettere le ricerche prima di avere esaminato ogni mezzo. Perché in queste cose una delle due: o venire a capo di conoscere come stanno; o, se a ciò non si riesca, appigliarsi al migliore e al più sicuro tra gli argomenti umani e con questo, come sopra una zattera, tentare la traversata dell'oceano. A meno che non si possa con maggiore agio e minore pericolo fare il passaggio con qualche più solido trasporto, con l'aiuto cioè della rivelata parola di un dio".

Per Platone e per Socrate l'esistenza di Dio era un'evidenza della ragione correttamente usata e non un argomento della fede. Tanto è vero che essi non erano uomini di fede: infatti, tra le accuse che hanno portato Socrate alla condanna a morte vi fu anche quella di "ateismo", perché non credeva agli dei della patria tradizione. Essi sono giunti alla convinzione dell'esistenza di Dio soltanto attraverso l'uso della ragione. Tuttavia, come sottolinea il brano citato, si resero conto che la sola ragione è insufficiente a "conoscere" questo Dio ignoto e misterioso: ricercare Dio con la ragione, per essi, è come usare una zattera (uno strumento inadeguato) per attraversare l'oceano.

Ma Platone, l'uomo della ragione, sente che potrebbe esserci anche un'altra possibilità: "A meno che non si possa con maggiore agio e minore pericolo fare il passaggio con qualche più solido trasporto, con l'aiuto cioè della rivelata parola di un dio". E' la possibilità della fede, vale a dire, di una rivelazione fatta da un dio. E' impressionante che l'uomo ragionevole, espresso da Platone e da Socrate, senta l'esigenza di una rivelazione, in considerazione della fragilità e della insufficienza della ragione stessa. Quella di Socrate e Platone è anche una sorprendente profezia dell'uomo ragionevole, che sente il bisogno di un più solido trasporto (la fede) rispetto alla zattera (la ragione). Peraltro, questa profezia si avverò cinque secoli dopo: un Uomo (Gesù Cristo), unico nella storia, ha identificato sé stesso con il Mistero di Dio, ed ha avuto la pretesa di rivelare proprio quello che Socrate e Platone (uomini della ragione) avrebbero desiderato capire sulla verità di Dio.

Per Socrate e per Platone la ragione è come una finestra aperta sulla realtà e, quando essa è correttamente utilizzata, conosce il reale. La ragione è veramente aperta quando, senza pregiudizi, accetta tutto il reale, anche la realtà della rivelazione, cioè della fede; la quale non annulla la ragione, ma l'aiuta, nella sua insufficienza, e la rende capace di conoscere le cose riguardanti Dio, il nostro destino ed il senso della vita.

Il problema della fede, allora, non è quello di credere all'esistenza di Dio (un'evidenza della ragione secondo Platone), ma è quello di riconoscere ed aderire ai contenuti della rivelazione. Fëdor Michajlovič Dostoevskij porrebbe la questione della fede in questi termini: "Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni può credere, credere proprio, alla divinità del Figlio di Dio, Gesù Cristo?"(da I fratelli Karamazov).

di Oreste Malatesta 

- 03 Ottobre 2010

Articolo scritto da Oreste Malatesta
Redazione TevereNotizie.com

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Caro Ambrogio, ho portato apposta l'esempio di Platone e Socrate, perchè essi, che non avevano la fede, suono giunti con la sola ragione a dire che l'esistenza di Dio è un'evidenza. Alla tua domanda risponderei con un'altra domanda: Platone e Socrate hanno usato correttamente la ragione? Lascio aperta la questione, che, come tu dici, è interessante, senza avere la pretesa di essere convincente. Grazie per la tua riflessione. Oreste

Commento inviato il 06-10-2010 da Oreste Malatesta

2.

Il tuo discorso è interessante, ma non convincente. Forse perchè tu hai la fede ragioni così, ma per chi non ha la fede Dio non è un'evidenza della ragione, come tu sostieni. Anzi! Vorresti forse dire che chi è ateo o chi ha forti dubbi non usa correttamente la ragione? Su questo penso che esageri.

Commento inviato il 05-10-2010 da Ambrogio Orte

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