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LE DONNE PROTAGONISTE DELL'INCONTRO

Dall'Unità d'Italia ai giorni nostri per una ricostruzione tutta al femminile

Presente all'iniziativa, organizzata dagli assessori Alfei e Gentili, il prefetto di Rieti Chiara Marolla

Nella foto di Home Page: il Prefetto di Rieti Chiara Marolla, il sindaco di Montopoli Antimo Grilli e l'assessore alle Politiche Giovanili Valentina Alfei - Nella foto interna: momenti dell'incontro sulle donne da ricordare nel 150 anno dell'Unità d'Italia (Foto: Laura Bernardini)

Nella foto di Home Page: il Prefetto di Rieti Chiara Marolla, il sindaco di Montopoli Antimo Grilli e l'assessore alle Politiche Giovanili Valentina Alfei - Nella foto interna: momenti dell'incontro sulle donne da ricordare nel 150 anno dell'Unità d'Italia (Foto: Laura Bernardini)

MONTOPOLI DI SABINA - Dall'Unità d'Italia ai giorni nostri per una ricostruzione tutta al femminile. Partendo dalle donne del Risorgimento, si è passati per le figure femminili che hanno animato il primo Novecento, il periodo della Resistenza, il '68, per arrivare alle quote rosa e alla condizione attuale della donna. All'incontro, organizzato dagli assessori Valentina Alfei e Ramona Gentili, nato per ricordare e celebrare le donne che con la loro tenacia, con la loro forza fisica e d'intelletto, hanno fatto l'Italia, ha partecipato anche il Prefetto di Rieti Chiara Marolla. Il dibattito, che rientra in "Risorgi ancora Italia", la manifestazione promossa dall'amministrazione comunale per festeggiare i 150 anni dell'Unità Nazionale, ha visto protagoniste del dibattito Angela Carattozzolo, Carlotta Degl'Innocenti, Ramona Gentili, Valentina Alfei, Irva Fiori e Paola Cremoncini, che hanno ricordato alcune delle più importanti figure femminili della nostra storia, per poi lasciare spazio al dibattito.

L'INCONTRO. LE DONNE DEL RISORGIMENTO. Anche se poco nominate nei libri di storia, già nel Risorgimento le donne si sono fatte sentire. Non ci sono solo Anita Garibaldi, la mitica moglie dell'eroe dei Due Mondi che ha combattuto per undici anni accanto al suo uomo o la principessa Cristina Belgiojoso che ha guidato 200 patrioti napoletani sulle barricate delle Cinque giornate di Milano, definita da Carlo Cattaneo "la prima donna d'Italia" e meritevole di "molta stima e molto affetto" proprio "per patrio zelo, per doti d'intelletto, per sincerità d'opinioni proprie e per tolleranza delle altrui" da Mazzini, ma anche la chiacchierata contessa di Castiglione, amante di Napoleone, la garibaldina padovana Tonina Marinello, nota come La Masenela, che si è imbarcata vestita da uomo per la spedizione dei Mille e ha ottenuto anche il grado di ufficiale, o l'eroina di Foligno, Colomba Antonietta Porzi caduta in combattimento, l'eroina di Gallipoli Antonietta De Pace, una convinta mazziniana che ha lottato tutta la vita per gli ideali di libertà, fondatrice di comitati per Roma capitale, incarcerata dai Borboni.

LE DONNE DEL PRIMO NOVECENTO. Nella ricostruzione delle donne che hanno ricoperto, e che ancora ricoprono, un ruolo di rilievo non potevano mancare Sibilla Aleramo, che con il suo romanzo "Una donna", pubblicato nel 1906, si pone al cardine dell'emancipazione femminile, offrendo non solo la storia di una presa di coscienza femminile che si attua attraverso un travagliato rifiuto della maternità e del matrimonio, ma anche un'intelligente indagine della questione socialista e della condizione operaia nel centro-sud della Penisola. La vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 1926 "per la sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi" Grazia Deledda e la scienziata e senatrice italiana Rita Levi-Montalcini, insignita nel 1986 del premio Nobel per la medicina, che sostiene che "Il corpo faccia quel che vuole, io sono la mente".

LE DONNE DELLA RESISTENZA. Negli anni del fascismo e dell'occupazione nazista vi furono donne che lasciarono i focolari, le gonne, i rosari, i doveri materni e si unirono alla lotta partigiana. Il loro apporto fu massiccio - come ricorda nella suo intervento Ramona Gentili - sin dai primi momenti della lotta partigiana arrivando fino agli ultimi giorni dell'aprile 1945, con la completa liberazione del Paese. Furono circa un milione le donne che furono impegnate in compiti ausiliari nella Resistenza italiana. Proprio durante la Resistenza nascono tesi di emancipazione femminile che avrebbero costituito il presupposto per l'inserimento della donna nella società e l'ampliamento dei suoi diritti civili, politici e sociali. Nel giugno del '44 il Comitato nazionale dei Gruppi di Difesa inviò al Comando di Liberazione nazionale dell'Alta Italia una relazione sulla costituzione e sull'opera dei gruppi di Difesa in cui si legge: "All'appello hanno risposto le donne italiane delle fabbriche e delle case, delle città e delle campagne riunendosi e lottando. I Gruppi sono sorti e si sono sviluppati nei grandi come nei piccoli centri. A Milano nelle fabbriche si contano ventiquattro gruppi con circa due mila aderenti; un ugual numero esiste a Torino e a Genova. [...] Sono sorti gruppi di contadine, di massaie, nelle case e nelle scuole; la loro azione viene coordinata dai Comitati femminili di città e di villaggio, regionali e provinciali, attorno alle direttive indicate dal Comitato nazionale".

L'INTERVENTO DI IRVA FIORI. L'incontro si è arricchito della testimonianza della signora Irva Fiori, che ha ricordato, tra la commozione di alcuni presenti, gli anni difficili della seconda guerra mondiale, le paure di una tredicenne costretta alla prigione, prima a Poggio Mirteto e poi a Rieti, per circa un mese, all'ansia di un intervento fascista o tedesco, ma che ha saputo lottare per i suoi ideali.

MARIA MONTESSORI. Nella lista delle donne che hanno fatto l'Italia non poteva mancare Maria Montessori - che come ha ricordato Carlotta Degl'Innocenti "è merito del medico di formazione positivistica, chiamata ad occuparsi di bambini anormali presso la clinica psichiatrica dell'Università di Roma, che ben presto si rende conto che la psicologia sperimentale dispone di strumenti di osservazione che essa impiega con profitto per le sue misurazioni di laboratorio, ma di cui trascura le potenzialità educative di recupero suo, se esiste una pedagogia italiana nel mondo".

LE DONNE E LA POLITICA. Tra le figure femminili che hanno fatto la storia del Paese non potevano mancare, come ricorda Angela Caratozzolo "Nilde Iotti che nel 1979 diventò la prima Presidente della Camera e rimase in carica, nessun altro dopo di lei, per 13 anni, e fece parte della Commissione dei 75, dove c'erano 5 donne; scrisse la nostra Costituzione Lina Merlin, a cui si deve l'articolo 3 della Costituzione e Tina Anselmi a cui dobbiamo la prima legge sulle pari opportunità, datata 1977, che abolì le discriminazioni esistenti in materia di lavoro e di salario tra i sessi".

LE DONNE ALLA COSTITUENTE. Il dibattito continua con l'assessore Valentina Alfei che dopo un cenno a quel 2 giugno 1946 in cui le donne presero parte al voto, ricorda le prime 21 donne deputate, alcune di loro divennero grandi personaggi, come Nilde Iotti, altre rimasero a lungo nelle aule parlamentari, come Elisabetta Conci e Vittoria Titomanlio; altre infine tornarono, prima o dopo, alle proprie occupazioni, come Ottavia Penna Buscemi e Laura Bianchini. Tutte, con il loro impegno e le loro capacità, segnarono l'ingresso delle donne nel più alto livello delle istituzioni rappresentative. Molte avevano preso parte alla Resistenza, pagando spesso personalmente e a caro prezzo le loro scelte, come Adele Bei (condannata nel 1934 dal Tribunale speciale a 18 anni di carcere per attività antifascista), Teresa Noce (detta Estella, che dopo aver scontato un anno e mezzo di carcere perchè antifascista venne deportata in un campo di concentramento nazista in Germania dove rimase fino alla fine della guerra) e Rita Montagnana (che aveva passato la maggior parte della sua vita in esilio). Cinque delle ventuno neo deputate - Angela Gotelli (Dc), Maria Federici (Pci), Nilde Iotti (Pci), Angelina Merlin (Psi) e Teresa Noce (Pci) - entrarono a far parte della "Commissione dei 75", quella commissione che era stata incaricata dall'Assemblea costituente di formulare la proposta di Costituzione da dibattere e approvare in aula.

IL '68. Ad occuparsi del '68 è stato Angela Carattozzolo, che ha ricordato "gli anni in cui si comincia una nuova rivoluzione, a guardare a livello collettivo al femminile. Anno in cui nascono i collettivi femminili, in cui le donne si incontrano, parlano, ci si aiutava a tirare fuori quello che per secoli non si poteva tirare fuori. Hanno capito le donne che potevano scegliere cosa essere, c'era questa libertà, si poteva fare ciò che si sentiva". La Carattozzolo ha concluso il suo intervento con un'invito alla riflessione. Se le donne hanno fatto la loro rivoluzione, gli uomini devono ancora farla".

LE QUOTE ROSA. Delle quote rosa ne ha parlato Carlotta Degl'Innocenti, accennando alla recente approvazione delle stesse nei cda delle società quotate e a partecipazione pubblica. "Benchè negli ultimi dieci anni, in tutto il mondo la partecipazione politica delle donne sia aumentata in media di quasi il 10 per cento" - la giornalista ha invitato i presenti a riflettere se realmente la loro posizione venga considerata.

LA CHIUSURA DEL DIBATTITO. All'incontro ha preso parte anche Veronica Diamilla, segretario dei Giovani Democratici di Rieti, che ha ricordato Rosanna Oliva, prima donna magistrato ed ha invitato tutti i presenti a politiche che incentivino. A concludere la chiacchierata è stata Paola Cremoncini con la lettura della poesia "Il coraggio delle donne" di Bruno Esposito.

di Laura Bernardini  

Montopoli di Sabina - 19 Marzo 2011

Articolo scritto da Laura Bernardini
Redazione TevereNotizie.com

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