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NOVITA' AL CINEMA

“District 9”: quegli alieni sono umani quanto noi

Un film che non immagini, perché non lo sai immaginare, eppure così reale da far rabbrividire

Scordatevi gli alieni sul piede di guerra, con la voglia innata di conquistare o distruggere quel che resta del nostro mondo; scordatevi Indipendence day o gli alieni dell'ultimo Spielberg. Quelli erano alieni da USA, nella pellicola "District 9" siamo in Africa, nel sud dell'Africa, siamo a Johannesburg; siamo ai tempi di quando lì regnava l'assurda politica di segregazione razziale dell'apartheid, quando i bianchi si tenevano separati dai "negri" perché erano superiori. Umane follie! In un clima di povertà e tensione arriva una gigantesca astronave aliena e si ferma a mezz'aria sulla capitale sudafricana, senza muoversi più. Per tre mesi gli umani attendono notizie, attendono segnali dalla nave, ma nulla arriva e alla fine decidono di entrare, lo spettacolo che si trovano davanti li atterrisce: quasi due milioni di alieni denutriti e moribondi, con quei loro corpi simili a dei "gamberoni". Gli umani, presi dalla loro tipica benevolenza decidono di dar loro da mangiare e di accoglierli tutti in una baraccopoli. Chiaramente lo fanno solo per coprire la viva e segreta intenzione di studiarli, conoscerli e riuscire ad utilizzare la loro tecnologia militare, assolutamente avanzata. Ma questi alieni sono davvero fuori posto: rubano, saccheggiano, uccidono, e se tutto questo nella loro cultura ultra planetaria è assolutamente normale, nella nostra non lo è di certo. Gli abitanti di Johannesburg si lamentano, sono stanchi e spaventati e chiedono a gran voce che tutto questo popolo di gamberoni venga trasferito altrove, lontano da ogni cosa o persona. L'associazione governativa Mnu s'incarica di costruire un "nuovo campo di concentramento" e rinchiuderceli tutti. Nomina come direttore dei lavori Vikus van der Merwe. Da questo punto in poi tutto ciò che accade è inaspettato, inimmaginabile e completamente coinvolgente. Secondo una serie di variabili impazzite e pazze il direttore dei lavori, passa dalla condizione di sfrattante alla condizione di sfrattato rifugiato.

LA STORIA NELLA STORIA - L'amore di un padre per un figlio. Sono due alieni, appartengono a chissà quale galassia, hanno le loro regole sociali, eppure l'amore, il legame di sangue profondo, è lo stesso degli umani. Sarà quest'amore a far decollare il film, a dargli un senso vero, a renderlo indimenticabile.

RISULTATO IMPECCABILE - Effetti speciali a basso costo, ma a massimo impatto visivo. Cachet degli attori basso, anzi bassissimo, soltanto volti sconosciuti, ma di grande forza sullo schermo. Luogo dove tutto accade, dove gli alieni vivono, convivono, crescono e muoiono, spesso ammazzati, basso, parecchio a sud del mondo, a Johannesburg. Tasso di originalità rispetto al genere fantascientifico, alto. Incasso ai botteghini molto alto, anzi altissimo, davvero un successo assoluto.                                                                    

IL FILM. Questo è "District 9", un film nuovo, fresco, giovane, creato dal giovane regista sudafricano, Neill Blomkamp, che è stato in grado di dimostrare che un buon lavoro può essere fatto anche senza montagne di soldi, anche senza star d'eccezione. Il buon lavoro nasce da dentro, dalla mente di chi crea, dalla sua capacità d'immaginare, di rivisitare e di modificare un genere troppe volte ripetutosi su sé stesso, in una spirale senza fine, come quello della fantascienza. Tant'è che il pubblico si era disabituato a questo settore cinematografico, aveva perso di vista quale fosse la sua essenza.

di Stefano Papalia

- 07 Ottobre 2009

Articolo scritto da Stefano Papalia
Redazione TevereNotizie.com

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