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IL 22 AGOSTO ALLE ORE 18 NELLA SALA COMUNALE POLIVALENTE
Alla conferenza parteciperanno il Vescovo Lino Fumagalli ed i docenti universitari Gian Franco Lami e Paolo Armellini
CASPERIA (RI) - Il 22 agosto alle ore 18, presso la sala comunale polivalente (piazza Vittorio Emanuele II), si svolgerà il convegno "L'Amore è Verità" sull'enciclica di Papa Benedetto XVI "Caritas in Veritate".
IL CONVEGNO. Il convegno sarà l'occasione per presentare ed illustrare l'ultima lettera enciclica del Santo Padre. L'incontro, in particolare, darà modo di parlare del tema centrale dell'enciclica: lo sviluppo umano integrale nella carità e nella verità.
GLI INTERVENTI. Al convegno parteciperanno il Vescovo della Diocesi Sabina-Poggio Mirteto Mons. Lino Fumagalli ed i docenti universitari prof. Gian Franco Lami ed il prof. Paolo Armellini.
L'ENCICLICA "CARITAS IN VERITATE"...IN BREVE. La lettera enciclica "Caritas in Veritate" di Papa Benedetto XVI sullo sviluppo umano integrale nella carità e nella verità è stata presentata il 7 luglio scorso nella Sala Stampa della Santa Sede. L'enciclica si compone di una introduzione, di sei capitoli e di una conclusione.
L'INTRODUZIONE. Il Pontefice nell'introduzione ricorda che "la carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa". Visto che esiste "il rischio di fraintenderla e di estrometterla dal vissuto etico", il Papa avverte che: "un Cristianesimo di carità senza verità può venire facilmente scambiato per una riserva di buoni sentimenti, utili per la convivenza sociale, ma marginali". Benedetto XVI scrive che "lo sviluppo ha bisogno della verità" e poi si sofferma su "due criteri orientativi dell'azione morale: la giustizia e il bene comune".
IL PRIMO CAPITOLO. Il primo capitolo riporta il messaggio della "Populorum Progressio" di Papa Paolo VI che ribadì "l'imprescindibile importanza del Vangelo per la costruzione della società secondo libertà e giustizia". In questa parte dell'enciclica il Papa dice: "La fede cristiana si occupa dello sviluppo non contando su privilegi o su posizioni di potere (...) ma solo su Cristo". Poi il Santo Padre sottolinea che "le cause del sottosviluppo non sono primariamente di ordine materiale" sono innanzitutto nella volontà, nel pensiero e "nella mancanza di fraternità tra gli uomini e i popoli".
IL SECONDO CAPITOLO. L'enciclica qui enumera alcune distorsioni legate allo sviluppo. Il Pontefice invoca "una nuova sintesi umanistica" constatando che "lo sviluppo è oggi "policentrico" (...). Cresce la ricchezza mondiale in termini assoluti, ma aumentano le disparità e nascono nuove povertà". "Sul piano culturale le possibilità di interazioni aprono nuove prospettive di dialogo, ma vi è un duplice pericolo": un "eclettismo culturale" in cui le culture vengono "considerate sostanzialmente equivalenti" e il pericolo opposto che è , invece, "l'appiattimento culturale", "l'omologazione degli stili di vita".
IL TERZO CAPITOLO. "Lo sviluppo (...) se vuole essere autenticamente umano" deve "fare spazio al principio di gratuità". Riprendendo l'Enciclica "Centesimus Annus", Benedetto XVI indica la "necessità di un sistema a tre soggetti": mercato, Stato e società civile ed incoraggia una "civilizzazione dell'economia". Mercato e politica necessitano "di persone aperte al dono reciproco". Il capitolo si chiude con una nuova valutazione del fenomeno globalizzazione, da non intendere solo come "processo socio-economico" (...). Alla globalizzazione serve "un orientamento culturale personalista e comunitario, aperto alla trascendenza" capace di "correggerne le disfunzioni".
IL QUARTO CAPITOLO. Il capito si sofferma su governi ed organismi internazionali che non possono dimenticare "l'oggettività e l'indisponibilità" dei diritti. In questa parte il Pontefice si sofferma sulle problematiche connesse alla crescita demografica riaffermando il valore della sessualità. La centralità della persona, afferma il Papa, deve essere il principio guida "negli interventi per lo sviluppo" della cooperazione internazionale.
IL QUINTO CAPITOLO. "Lo sviluppo dei popoli dipende soprattutto dal riconoscimento di essere una sola famiglia". Il Papa fa riferimento al "principio di sussidiarietà" che spiega "è l'antidoto più efficace contro ogni forma di assistenzialismo paternalista" ed è adatta ad umanizzare la globalizzazione. Benedetto XVI in questo capitolo esorta gli Stati ricchi a "destinare maggiori quote" del Prodotto Interno Lordo per lo sviluppo, rispettando gli impegni presi. Il Papa affronta poi il fenomeno delle migrazioni: "ogni migrante è una persona umana" che "possiede diritti che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione".
IL SESTO CAPITOLO. Questo ultimo capitolo è incentrato su "Lo sviluppo dei popoli e la tecnica". Papa Benedetto XVI mette in guardia dalla "pretesa prometeica" secondo cui "l'umanità ritiene di potersi ricreare avvalendosi dei "prodigi" della tecnologia". Il monito del Pontefice: "La tecnica non può avere una libertà assoluta". "La ragione senza la fede è destinata a perdersi nell'illusione della propria onnipotenza".
LA CONCLUSIONE DELL'ENCICLICA. Nella conclusione Benedetto XVI sottolinea che lo sviluppo "ha bisogno di cristiani con le braccia alzate verso Dio nel gesto della preghiera", di "amore e di perdono, di rinuncia a se stessi, di accoglienza del prossimo, di giustizia e di pace".
di Roberto Grande
Rieti - 21 Agosto 2009
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