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EDITORIALE

Ciao Gloria...

"Chi ha il potere di lasciarci qualcosa di sé, ha il potere di portare via qualcosa di noi".
(A. De Pascalis)

Sono stati giorni dai toni e colori strani. Giornate in cui ognuno di noi si è messo in gioco con la sua umanità e i suoi sentimenti più discordanti.
Un giornale ha di per sè il ruolo di seguire le notizie, di metterle nero su bianco scovando i particolari più intimi che rendono la realtà cruda ma più vera possibile.
La tragedia che ha toccato una famiglia fianese ci ha preso il cuore, ha dilaniato una parte profonda di noi. Pur potendola raccontare con dovizia di particolari abbiamo lasciato a video e parole di altri questo compito...non sentendo l'esigenza di essere presenti come sempre, in prima linea, perchè agghiacciati dal modo di altri di fare notizia e ingrandirla sotto la lente di ingrandimento più falsa.
Gli occhi di tutti sono diversi e anche il modo di raccontare i fatti può esserlo. Una tragedia può essere rimaneggiata in mille modi solo con l'obiettivo di trovare un colpevole che però in questo caso non esiste. 
La piccola Gloria ha lasciato a chi resta i suoi entusiasmi di bimba, la purezza di un cammino appena iniziato e che avrebbe dovuto essere più lungo e ricco di esperienze, passioni, errori e ricordi. Il nostro pensiero va alla sua famiglia, in particolare ad una parte di essa che ho vissuto dall'infanzia e che mi ha fatto essere quella che sono.
Di storie ieri ne sono state raccontate così tante ma sempre tralasciando il caso, la frazione di secondo che cambia la vita delle persone e che non è possibile portare indietro.
In questo dolore si radunano tutti le nostre mancanze e le nostre paure.
Resta il fatto che per una fatalità ci sentiremo tutti più vuoti perchè Gloria non sarà mai grande, non avrà la possibilità di godere della sua vita nè di donarla agli altri dandole un senso proprio.
In questa tragedia TevereNotizie ha voluto essere diverso, lasciare ad altri le favole del branco, della disattenzione, della trascuratezza ed essere vicino alla realtà dei fatti lasciandoli per quello che sono: immutabili e crudi.
Il baratro mediatico che si è aperto in queste ore ci insegna quello che non vorremmo mai essere, insegna che un giornalista per raccontare i fatti deve prima mettere sul piatto della bilancia la sua umanità, versare lacrime e sangue su una notizia così tragica e non restare distaccato con il solo obiettivo di riempire pagine e palinsesti tv. Ieri mi sono vergognata a nome di tanti colleghi presenti (fortunamente non di tutti) che non hanno avuto il pensiero sul fatto ma solo sui tempi e la voglia di consegnare un prodotto come fosse un pacco di spaghetti. Non è mio uso dare una parola, dire di non aprire una telecamera e poi farlo senza il permesso: una colpa grave per chi fa questo mestiere, una violenza mediatica che non viene mai punita da chi dovrebbe farlo e vigilare perchè la notizia è la prima cosa a discapito di tutto e di tutti.
Gloria ha portato via un pezzetto di tutti noi ma ha lasciato un segno della sua presenza che riempie il cuore.
Ci sono momenti in cui non vorremmo essere giornalisti ma maghi muniti di bacchetta magica per rendere tutto questo solo un sogno. Ci sono situazioni in cui questo lavoro diventa scomodo e si vorrebbe essere qualsiasi altra cosa.
Ho sentito il dovere di scrivere questi pensieri per spiegare la nostra posizione e dare un commento a tutto quello che non è piaciuto e che ha fatto da contorno ad una tragedia immensa.
Quello che resta dentro è la solitudine di un orsetto seduto su un luogo che è stato l'ultimo a vedere viva una bambina di tre anni...un luogo transennato che rappresenta il recinto di tutte le nostre paure più grandi. Chiudendo la porta di casa ieri ognuno di noi si è sentito fortunato di non esserne il protagonista...di poter abbracciare figli e nipoti che fanno parte della nostra esistenza e della nostra intima e più grande felicità. Il nostro cuore era pieno di dolore ma il nostro egoismo era sazio...stavolta non era per noi questo lutto, questo dolore senza fine.
Ciao Gloria...

- 26 Settembre 2014

Articolo scritto da Gioia Maria Tozzi
Redazione TevereNotizie.com

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