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IL PUNTO VERRA' PRESENTATO NELLA PROSSIMA ASSISE

Centrale a Biomasse in Sabina: il no deciso di amministratori e cittadini

Sindaco Grilli: "Sospendere tutte le richieste in essere in attesa di una normativa più certa da parte della Regione

MONTOPOLI DI SABINA - No alla Centrale a Biomasse in Sabina. La risposta è unanime. Un no deciso, convinto e sostenuto da amministrazione e cittadinanza. I residenti e gli amministratori si sono incontrati in piazza a Pontesfondato, frazione di Montopoli, per parlarne e sviscerare tutti i retroscena del progetto. Dopo il Polo della Logistica, che ha portato ad una cementificazione selvaggia con uno sbancalamento di 240 ettari di colline e relative coltivazioni, la Centrale a Biomasse rappresenterebbe un altro allarme per la Bassa Sabina. Tutto nasce dalla causalità: un affitto di un terreno agricolo non rinnovato e la richiesta d'autorizzazione alla Provincia di Rieti per la costruzione di una centrale a biomasse in località "Valle della Madonna" a Fara in Sabina da parte della società Convert spa. Dopo nove istanze presentate, di cui cinque già autorizzate e approvate a livello provinciale, ma solo una in fase di realizzazione a Cittaducale, il problema della centrale è vivo tra i cittadini, esasperati per l'attacco ad un territorio immacolato, una zona 4 per la bontà dell'aria, la migliore per la Provincia di Rieti, un vero attentato ad una sana vivibilità. Forte la voce dei cittadini presenti che si chiedono: cosa verrà scaricato? Cosa entrerà nella discarica? Chi ci dice che non sia plastica e rifiuti solidi urbani? Il calore residuo a chi viene dato? Quali sono i benefici del comune? L'idea poteva coinvolgere la gente del posto e qui non è così? Perché questi progetti non vengono prima visionati in Provincia?

LE PAROLE DEL SINDACO GRILLI. "Questo è un progetto presentato il 12 giugno scorso in Provincia - ha detto il sindaco Grilli - a noi interessa non perché siamo un comune confinante, ma perché siamo interessati a un intervento di scavo interrato per allacciare poi l'impianto elettrico nel comune di Montopoli. Sarà la Provincia l'ente competente ad esprimersi in tal senso. Già nella conferenza dei servizi che si terrà martedì 10 luglio in Provincia si incontreranno tutti gli esperti e gli organi preposti. Stiamo parlando di una Centrale a Biomasse da 999 chilowatt, un impianto di portata interessante. Si tratta di un impianto che attraverso la combustione tratterà le biomasse, prodotti di origine agricoli, legno e residui del legno, industria alimentare. Parliamo di un capannone lungo 45,70 x 22 metri, circa 1000 metri quadrati e alto 12,50 metri, con all'interno tutto il processo di creazione di energia elettrica. Ci siamo preoccupati perché oggi c'è una normativa che non consente ai comuni di esprimere un parere in tal senso. Ci sono delle linee guida nazionali che demandano alle Regioni la scelta del luogo. La Regione Lazio non ha fatto nulla in tal senso, ha tenuto le normative a carattere nazionale, ha demandato alle Province di rilasciare la scelta della localizzazione, impianti che vanno in deroga alle norme urbanistiche, quindi in zona agricola è possibile rilasciarle. Noi vogliamo - sostiene il primo cittadino - che da parte della Regione vengano date delle linee guida, delle indicazioni precise, in tutela del nostro territorio. Loro presenteranno questo progetto solo per produrre energia elettrica e per poter guadagnare senza dare ai cittadini che sono su questo territorio. La nostra preoccupazione è che vengano sfruttati degli incentivi che noi paghiamo nelle bollette, per far guadagnare un privato. E poi c'è il discorso della ricaduta sul territorio, delle emissioni, delle ricadute in atmosfera, come la viabilità che risentirebbe di questo intervento, che prevede 14mila tonnellate di biomasse. Anche se la legge è favorevole a questo tipo di impianti, bisogna tenere presente la localizzazione. L'amministrazione comunale è contraria a questo tipo di impianto perché vogliamo che il territorio venga salvaguardato e tutelato. Mi auguro che possiamo incidere affinché il progetto venga rivisto dalla ditta. Sono rammaricato perché è stato messo a disposizione un terreno per pochi spiccioli: questo significa non tenere conto del contesto che c'è intorno, dei cittadini. Altra questione - aggiunge il sindaco - è perché non fare centrali più piccoline per l'autoconsumo, ciò avrebbe più senso, Un esempio da prendere in considerazione è l'impianto da 200 chilowatt di Leonessa, che alimentava l'impianto sportivo, fatto per l'autoconsumo, a servizio della cittadinanza. A Leonessa si parla di un impianto molto piccolo, che coinvolge la popolazione e le cooperative locali. La legna viene trasformata in energia, attraverso una struttura di riscaldamento e accoppiato ad un impianto a biogas, già esistente, si è tolto il problema degli odori e del calore. Ma in questo caso non è così. Mancano le direttive della Regione. Chiediamo - conclude il primo cittadino - una normativa più certa, la Provincia poteva chiedere una moratoria delle autorizzazioni su questi impianti nel territorio. Chiediamo di sospendere tutte le richieste in essere. Io sto con voi. Spero che la società ritiri il progetto. Dal punto di vista tecnico chi si dovrà esprimere è il comune di Fara in Sabina. Noi intanto vogliamo alzare anche la voce".  

PARLA TULLIO PELLEGRINI DI LEGAMBIENTE. "Tutto parte dalla direttiva europea 202020 per ridurre del 20 per cento le sostante inquinanti, diminuire i consumi del 20 per cento e utilizzare il 20 per cento in più di energie rinnovabili - ha detto Tullio Pellegrini di Legambiente - L'Italia per mettersi in linea ha fatto una legge, un conto energia. Ogni cittadino paga in bolletta il 7 per cento che viene messo da parte per finanziare l'energia alternativa. Noi non siamo contrari al fotovoltaico, siamo contro quello a terra, ma non su quello sui tetti delle case, perché sono i cittadini che hanno messo i soldi e i soldi dei cittadini non possono andare in mano ai privati. Questi impianti esistono perché sono sovvenzionati da noi, uno per uno. Parliamo di un impianto a biomasse di 40-50 tonnellate al giorno di legname secco, è come se avviassimo circa 7000-8000 caminetti domestici come emissione. Se andiamo a esaminare quello che bruceranno, il 15 per cento delle cose non vengono dal territorio. Il progetto non si integra con la produzione e la filiera agricola del territorio. È un finanziamento che dura 20 anni, dopo 20 anni chiudono portano via i materiali e lasciamo il manufatto sul posto.  Da zona agricola si è passati da zona industriale, viene dismesso tutto e nel frattempo fanno i soldi con i soldi nostri. Anche se è vero che a livello di bilancio C02 è zero, parliamo di un impianto che farà 200 kg di acido nitrico al giorno che si riverserà nell'aria, di 10 kg di polveri sottili. Non si sa come verrà raffreddato l'impianto, da dove viene l'acqua, che ci fanno. Per non parlare delle ricadute sul territorio, il privato si prende i profitti e dopo 20 anni se ne va. Va bene l'eolico, il fotovoltaico, va bene anche il biomasse in cui però la gente partecipa...si condivida con le persone".

LA VOCE DEL VICE SINDACO PETRONI. "Il nostro - conclude il vice sindaco Paolo Petroni - è un no a questo impianto, non alle energie alternative che creano economia. Ben vengano centrali a biomasse solo per l'autoconsumo".

COSA CHIEDE IL COMUNE ALLA REGIONE. Quello che il comune di Montopoli chiede alla Regione Lazio sarà uno dei punti all'ordine del giorno nel prossimo consiglio comunale. L'amministrazione chiede di dotarsi con urgenza degli strumenti idonei alla pianificazione e programmazione in materia di energie rinnovabili, di assumere tutte le norme per salvaguardare il valore paesaggistico della Sabina, di adoperarsi anche a livello nazionale ed emanare nuove norme che rendano conto della situazione reale. Indicare le aree non idonee, riservare gli incentivi per impianti a cui si può garantire la rispettabilità, intervenire con urgenza per salvaguardare il bene dei cittadini, delineare norme chiare con piena sostenibilità ambientale. L'ordine del giorno della prossima assise verrà trasmesso ai comuni vicini della sabina reatina e romana.

dell'inviata Laura Bernardini

Montopoli di Sabina (Pontesfondato) - 06 Luglio 2012

Articolo scritto da Laura Bernardini
Redazione TevereNotizie.com

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In quest’ultimo periodo, la provincia reatina è diventata terra di conquista di un esercito ben agguerrito di bio-costruttori di centrale a biomasse, in cerca di territori immacolati per la realizzazione dei loro impianti, assediando con alta strategia la Provincia di Rieti per ottenere le necessarie autorizzazioni a procedere. Oramai si specula anche sull’abbreviazione BIO per alleggerire le gravità di certi progetti, sfruttando con sagacia raffinata la campagna pubblicitaria dello stesso bio per nascondere il vero fine, in altre parole quello di occultare l’alta nocività del prodotto reclamizzato fondato unicamente su un enorme incentivo elargito a piene mani da un governo incapace di vedere e studiare a fondo il problema dell’energie rinnovabili. Di fatto, si potrebbe denominare il bio-inceneritore, il bio-inquinamento e bio di tutto, per mimetizzare l’immissione nell’aria e nell’ambiente le tossicità delle polveri sottili, portatrici di pericolose malattie alle popolazioni soggette alle esalazioni, incuneandosi nelle abitazioni e nella ricaduta sui terreni circostanti. Il signor bio, il passepartout per tutte quelle dubbie iniziative tendenti a celare le gravità di certe efferate iniziative industriali, suggerite da una tracotanza ed arroganza politica senza limiti, cui nega al popolo sovrano d’essere arbitro indiscusso delle proprie scelte di vita. Una violazione dei diritti del cittadino e della Costituzione Italiana. A Fara in Sabina gli abitanti non permetteranno mai che le verdi cime degli alberi d’olivo, guardiani di un ambiente sano per una vita salubre e serena, siano sostituite dalle cupe e meste ciminiere delle centrali a biomasse tendenti a proliferare in tutto il territorio. La speranza è riposta negli uomini di buona volontà affinché blocchino questi scellerati progetti per non permettere che queste mostruose e inutili macchine messe in moto soltanto ed unicamente dagli incentivi e dalla speculazione sfrenata favoriscano il guadagno di pochi per il malessere di tutti. E’ bene che questi meri signori cerchino altri lidi per imbastire i loro facili e lucrosi profitti, ben sapendo ed evidenziando, nel giro vorticoso delle loro pratiche machiavelliche che a Fara in Sabina per l’impianto a biomasse in località Valle della Madonna, la popolazione cosciente, documentata, esasperata, indignata e determinata ribadisce: “ NO”.

Commento inviato il 12-07-2012 da Tommaso Paparusso

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