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NOVITA' AL CINEMA
"Si chiama Juan Oliver. Doveva entrare in servizio il giorno uno, ma ha voluto passare prima per vedere come funzionava"
In Spagna ha fatto il pieno di premi della critica e ha riempito le casse dei botteghini. Arrivava in Italia sulla scia di un successo indiscutibile e c'era il rischio che potesse deludere le attese. Il risultato è un film spettacolare, diverso, sorprendente.
LA TRAMA. C'è da sperarlo davvero con tutto il cuore. C'è da sperare che non capiti mai. Bisogna pregare di non trovarsi mai nella situazione di Juan Oliver, uno dei protagonisti di questa esaltante e tragica storia. Sposato, con una moglie bellissima e innamorata, una figlia in arrivo e tutta la vita davanti. Juan Oliver ha finalmente ottenuto un buon lavoro, dopo tanta fatica e mille ricerche. Un lavoro che gli permetterà di vivere tranquillo con la sua famiglia. Ed è così contento e desideroso di far bene, che decide di presentarsi al carcere dove farà il secondino, un giorno prima, per dare un'idea di maggiore serietà. Non ci sarebbe mai dovuto andare. Mentre sta facendo il giro del carcere, scoppia una rivolta guidata da Malamadre, il capo indiscusso dei detenuti. Juan, si ferisce, perde conoscenza e i suoi colleghi fuggono per mettersi in salvo. È l'inizio della fine. Una serie di circostanze concomitanti e folli sconvolgeranno la vita perfetta di Juan. Ciò che è stato non potrà mai più tornare ad essere!
I COMMENTI. È una critica violenta ai sistemi carcerari che invece di riabilitare, distruggono definitivamente. Sono sistemi corrotti, dalla cima fino alle fondamenta. In cui secondini e carcerati si scambiano favori, informazioni, soldi e droga. Eppure in tutto questo sporco, il regista riesce a trovare un po' di spazio per i sentimenti, come l'amore o la lealtà. Malamadre, il capo dei rivoltosi, è il vero protagonista. È quello che sta dietro uno spietato assassino come lui. È il cuore nascosto da una vita crudele. "Di Malamadre, non ride nenanche Dio". Juan Oliver, è il bravo ragazzo, che non ha mai fatto male a nessuno, ma che per sopravvivere dove vige la violenza, è costretto a cambiare il suo modo di guardare il mondo.
di Stefano Papalia
- 21 Aprile 2010
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