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Storia e curiosita' di un’antica festa

Il Carnevale “vecchio e pazzo” arriva ogni anno con maschere nuove

Un percorso dalle origini ad oggi

Un antico proverbio latino dice: "Semel in anno licet insanire", ovvero, "una volta all'anno è lecito impazzire". "Impazzire" sì... smettere di "indossare" le regole e cambiare pelle per un momento soltanto, per vestire i colori, i profumi e il sapore buono del divertimento, della spensieratezza...del Carnevale, proprio come succede ai bambini. Non mi riferisco all'idea in sé di indossare una maschera, perché in fondo, se ci riflettiamo bene, è un gesto che in un certo qual modo facciamo tutti giorni: vestiamo quotidianamente delle maschere per affrontare la vita. Le maschere a cui mi riferisco io, però, sono quelle che indossiamo una volta all'anno, in occasione di quella famosa e storica festa che tutti conosciamo con il nome di "Carnevale" e che, con il trascorrere del tempo, da quando abbiamo smesso di essere bambini, abbiamo via via smesso di gustare.

IL SIGNIFICATO E LE ORIGINI. Come la storia latina insegna, il Carnevale (etimologicamente parlando deriva dal latino "carnem vale", ovvero: "eliminare la carne") ripone le sue origini nelle celebrazioni di due antiche feste romane di stampo pagano, rispettivamente la "Saturnalia" (celebrazione in onore al dio Saturno) e la "Lupercalia" (celebrazione in onore del dio Pane, festeggiata soprattutto nel mese di febbraio). Il Carnevale, dunque, affonda le sue radici in un periodo storico anteriore al Cristianesimo, durante il quale veniva considerato come una festa ricca di allegorici richiami al mondo agricolo-pastorale, poiché si celebrava la fine dell'anno vecchio e l'inizio di quello nuovo. Tutto avveniva durante la celebrazione di una particolare festa in maschera, in cui si diceva addio alla fine dell'inverno e si dava il benvenuto all'inizio della primavera, la quale, secondo il credo popolare, dava inizio a sua volta ad un lungo periodo di prosperità. E' durante l'epoca Medievale che il Carnevale assume dei caratteri più definiti; ancora oggi, infatti, sociologi e storici lo definiscono come "la festa dei folli", poiché è in questo periodo che durante le celebrazioni carnevalesche si dava sfogo alla trasgressione e alle baldorie senza limiti morali. In seguito, durante il periodo della Controriforma, il Carnevale ha subito, da parte della Chiesa e dei diversi ordini religiosi, delle opposizioni. E' importante precisare che in questo spaccato di storia il teatro non è ancora teatro, in quanto messa in scena di una rappresentazione teatrale, per cui l'esibizione si svolge ovunque, poiché lo spettacolo non ha ancora un proprio luogo, una propria struttura tipica, ma possiede certamente un proprio tempo, un proprio periodo in cui svolgersi, quello appunto del Carnevale. Durante la Controriforma, riescono a salvarsi dalla censura ecclesiastica soltanto alcune compagnie di guitti, quelle che potevano godere della protezione di mecenati e quindi esibirsi alle loro corti; le altre compgnie teatrali, le più sfortunate, erano costrette a spostarsi da una città all'altra per mettere in scena i propri costumi e i propri drammi carnevaleschi. Nel Cinquecento il Carnevale divenne un privilegio esclusivamente dei ricchi e tale festa si estese presto in tutta la Penisola italiana, rinforzando lo sviluppo di meravigliose scenografie, di maschere regionali, ma soprattutto, di compagnie girovaghe. E' nel Seicento che questa celebrazione diventa una festa popolare e le maschere della Commedia dell'Arte, rafforzando sempre di più un diretto contatto con la realtà volgare e bassa del popolo, assumono un linguaggio prettamente dialettale della loro regione d'origine: così il servo Pulcinella diviene simbolo di Napoli, il servo Arlecchino di Bergamo, Pantalone di Venezia e così via.

IL CARNEVALE E LA CHIESA OGGI. Nel corso della storia la Chiesa ha condannato il Carnevale in quanto incarnava in sé la trasgressione del rigore imposto dall'istituzione ecclesiastica. Oggi il "Tempo di Carnevale" (detto anche "Tempo di Settuagesima", poiché nei paesi cattolici il Carnevale inizia con la prima domenica di Settuagesima, cioè la domenica che precede la settimana Santa, secondo il calendario Gregoriano) è considerato come un momento di riflessione e di riconciliazione con Dio. Da sempre il Carnevale si festeggia in paesi di origine cristiana, ma in quelli di origine cattolica ha inizio con la Domenica di Settuagesima e finisce il martedì precedente il mercoledì delle Ceneri, che segna l'inizio della Quaresima. La durata è di circa di due settimane e due giorni. Il momento culminante si ha quindi dal Giovedì Grasso al martedì, ultimo giorno di Carnevale (martedì grasso). 

I TRE CARNEVALI MAGGIORI D'ITALIA. In Italia i "Carnevali" che godono anche fama mondiale e sono considerati tra i più importanti sono tre: il "Carnevale di Venezia", il "Carnevale di Viareggio" e lo "Storico Carnevale di Ivrea". Il primo, il "Carnevale di Venezia", si distingue per la magnificenza dei costumi e lo sfarzo dei festeggiamenti nella Laguna, che hanno una durata di diversi giorni densi di attrattive: mostre d'arte, spettacoli teatrali e di moda, concerti e molto altro. Il secondo, invece, il "Carnevale di Viareggio", è considerato uno dei più importanti e maggiormente apprezzati a livello internazionale. La sua particolarità sono i carri allegorici, più o meno grandi, che sfilano nelle domeniche fra gennaio e febbraio, e sui quali imperano enormi caricature di personaggi illustri della politica o del mondo dello spettacolo, i cui tratti caratteristici vengono rimarcati con ironia. I carri, che sono tra i più grandi e movimentati in ambito mondiale, sfilano lungo la passeggiata a mare viareggina, un viale lungo all'incirca tre chilometri che si snoda tra la spiaggia e gli edifici che si affacciano sul Tirreno. Infine, il terzo, il "Carnevale di Ivrea", è invece considerato il più antico al mondo. E' famoso per la sua fase culminante nella "Battaglia delle Arance". L'intero Carnevale ha da sempre il privilegio di celebrare, in maniera allegorica, la rivolta dei cittadini per la libertà da Re Arduini, tiranno della città. La "Battaglia delle Arance" sta proprio a simboleggiare la storica guerra civile tra il popolo e le truppe reali; le due parti sono rappresentate, durante la carnevalesca rappresentazione, da due squadre: gli "Aranceti" a piedi (il popolo), che difendono le loro piazze, e dagli aranceti sui carri (l'esercito)...entrambi rispondono a colpi di arance. Contemporaneamente, tra le vie della città sfila il corteo della Mugniaia, che lancia dolci e regali alla popolazione e che simboleggia la mugnaia che uccise il re Arduino.

CONCLUSIONI "CARNEVALESCHE"... C'è chi indossa la maschera a Carnevale e chi la indossa sempre: molti si tolgono la maschera che indossano tutti i giorni e vivono questo momento, ludico e magico, fatto di scherzi, giochi, sorrisi e colori con autentico entusiasmo, proprio come fanno i bambini. Molti altri indossano la maschera solo una volta all'anno...fatto sta che sia gli uni che gli altri si fanno rapire dal Carnevale, proprio come fanno i folli con i loro sogni. E come diceva Gianni Rodari in una sua celebre poesia: "(...) Mi metterò una maschera/ da imperatore / avrò un impero / per un paio d'ore : / per volere mio dovranno / levarsi la maschera / quelli che la portano / ogni giorno dell'anno .../ E sarà il Carnevale / più divertente /  veder la faccia vera / di tanta gente. "

di Fabiola Cianci

03 Febbraio 2010

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