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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 23 febbraio 2020

Il commento della VII Domenica del Tempo Ordinario di Padre Ermes Ronchi

Il brano di Vangelo di domenica scorsa ci ha spinto a dare di piú, a dare il meglio di noi. Oggi mettiamo la ciliegina sulla torta. Questi ultimi due insegnamenti, infatti, sono ancora piú radicali e sorprendenti. Gesù ci chiama alla perfezione dell'amore. Nascosto in noi, impastato nelle fibre piú profonde del nostro essere, c'è il DNA di Dio. Che è amore. Gesù ci chiama semplicemente a vivere quello che siamo. Gesù propone un'alternativa radicale alla legge del taglione, una via diversa, la via della “non vendetta”, della “non resistenza”. L'odio va stroncato con il perdono. La violenza va soffocata con la misericordia. Come ha fatto lui quando era appeso alla Croce. Questi comandamenti non sono filosofici, ma sono un ritratto della vita del maestro. L'ultimo insegnamento di Gesù è senza dubbio il più sconvolgente. Il Rabbí ci propone una espansione vertiginosa dell'amore: il tuo prossimo è anche il tuo nemico. Il tuo prossimo è la persona che odi, che non puoi perdonare, che ti fa sudare le mani, che ti fa cambiare marciapiede. Quella persona è il tuo prossimo da amare e per il quale pregare. Questa è la vera sfida del cristianesimo: dilatare la circonferenza dell'amore. Coraggio amici, iniziamo ad amare cosí, saremo piú felici e meno stressati. Provare per credere. (commento di Don Roberto Seregni)

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,38-48


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: « Avete inteso che fu detto: "Occhio per occhio e dente per dente";
ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra;
e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.
E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due.
Dà a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle ». 
Avete inteso che fu detto: "Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico";
ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori,
perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti.
Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?
E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste. »

IL COMMENTO DI PADRE ERMES RONCHI: "PORGI L'ALTRA GUANCIA: DISINNESCA IL MALE". Una serie di situazioni molto concrete: schiaffo, tunica, miglio. E soluzioni in sintonia: l'altra guancia, il mantello, due miglia. La semplicità del Vangelo! «Gesù parla della vita con le parole proprie della vita» (C. Bobin).
Niente che un bambino non possa capire, nessuna teoria astratta e complicata, ma la proposta di gesti quotidiani, la santità di ogni giorno, che sa di abiti, di strade, di gesti, di polvere. E di rischio. E poi apre feritoie sull'infinito:
siate perfetti come il Padre, siate figli del Padre che fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni.
Fare ciò che Dio fa, essere come il Padre, qui è tutta l'etica biblica. E che cosa fa il Padre? Fa sorgere il sole.
Mi piace questo Dio solare, luminoso, splendente di vita, il Dio che presiede alla nascita di ogni nostro mattino. Il sole, come Dio, non si merita, si accoglie. E Dio, come il sole, si trasforma in un mistero gaudioso, da godere prima che da capire. Fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni. Addirittura Gesù inizia dai cattivi, forse perché i loro occhi sono più in debito di luce, più in ansia. Se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra. Cristo degli uomini liberi, padroni delle proprie scelte anche davanti al male, capaci di disinnescare la spirale della vendetta e di inventarsi qualcosa, un gesto, una parola, che faccia saltare i piani e che disarmi. Così semplice il suo modo di amare e così rischioso. E tuttavia il cristianesimo non è una religione di battuti e sottomessi, di umiliati che non reagiscono. Come non lo era Gesù che, colpito, reagisce chiedendo ragione dello schiaffo (Gv 18,22).
E lo vediamo indignarsi, e quante volte, per un'ingiustizia, per un bambino scacciato, per il tempio fatto mercato, per il cuore di pietra dei pii e dei devoti. E collocarsi dentro la tradizione profetica dell'ira sacra. Non passività, non sottomissione debole, quello che Gesù propone è una presa di posizione coraggiosa: tu porgi, fai tu il primo passo, cercando spiegazioni, disarmando la vendetta, ricominciando, rammendando tenacemente il tessuto continuamente lacerato dalla violenza. Credendo all'incredibile: amate i vostri nemici. Gesù intende eliminare il concetto stesso di nemico. «Amatevi, altrimenti vi distruggerete. È tutto qui il Vangelo» (D.M. Turoldo).
Violenza produce violenza, in una catena infinita. Io scelgo di spezzarla. Di non replicare su altri ciò che ho subito, di non far proliferare il male. Ed è così che inizio a liberare me nella storia. Allora siate perfetti come il Padre... non quanto, una misura impossibile che ci schiaccerebbe; ma come il Padre, con il suo stile fatto di tenerezza, di combattiva tenerezza.

Il commento al Vangelo è di Padre Ermes Ronchi

21 Febbraio 2020

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