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EDITORIALE

Ultimo: “La mafia non va cercata lontano…fregarsene degli altri è mafia”

L’eroe dell’Arma a Fiano Romano dà una lezione magistrale di vita ai presenti nell’oblio degli assenti

“Capitano Ultimo perché porta un campanellino al collo?”… “Perché si dice che richiami gli angeli” mi ha risposto con un sorriso che ho percepito. Un campanellino molto vecchio, vissuto, insieme ad una croce francescana. Una stretta di mano sincera e forte. E’ iniziato così l’incontro con il Colonnello Sergio De Caprio, da tutti conosciuto come Capitano Ultimo.
Occhi negli occhi. Una mano sul cuore. Un volto che anche se coperto fa trapelare amore, esperienza, Nazione e valori troppo spesso prevaricati e schiacciati. Un uomo, un Colonello dell’Arma dei Carabinieri che ormai conosciamo come Ultimo. Un Ultimo nel nome ma Primo nel cuore.
L’incontro con il Capitano Ultimo è stato molte cose per me e penso anche per i tanti colleghi che hanno avuto il privilegio di parlare con lui prima dell'incontro "7°: Non Rubare", che si è svolto lunedì scorso a Fiano Romano.
Non mi capitava da tanto tempo di non aver voglia di salutare e veder andar via qualcuno.
Davanti a me non vedevo solo l’eroe, l’esempio…vedevo qualcuno capace di combattere per le sue idee e i suoi ideali individuali e collettivi fino a perdere la libertà di vivere a volto scoperto.
Roba da far perdere il regolare ritmo dei battiti del cuore. Siamo così tanto abituati ad andare in giro liberi di farci vedere, liberi di dire e fare che non ci accorgiamo che anche noi abbiamo spesso il volto bendato e costretto dalle violenze e dalle piccole mafie che travolgono le nostre singole vite.
Sentirlo nominare il Generale Dalla Chiesa, sentirlo parlare di Dio, della preghiera e della famiglia come fulcro di tutto…sentirlo parlare di amore per il prossimo...sentire che non erano solo parole ma la verità.
Un uomo che vive con il volto coperto ma che quando ti guarda negli occhi è più scoperto di tanti altri. L’emozione che mi ha dato guardare quegli occhi l’ho avuta solo un’altra volta nella mia vita…era Giovanni Paolo II durante un incontro per il Giubileo del 2000, quando ci parlò degli orrori della guerra e del fondamentale aiuto che tra fratelli ci si erano dato per sconfiggere l’abominio del Nazismo.
Mi ha profondamente infastidito l’assenza dei politici e delle istituzioni locali che ancora hanno tanto da imparare da uomini di questo calibro, da persone che rischiano al buio senza ricevere gratificazioni.
Siamo abituati ad una società fatta di "influencer", di grandi nomi, siamo sommersi dall’esaltazione del perfetto e dalla distruzione del semplice...abituati a vivere gran parte della giornata per dimostrare ed apparire più che essere.
Poi arriva il Capitano Ultimo e ti dice parole semplici e dure al tempo stesso…dice ai nostri giovani che “fregarsene degli altri è essere mafia”, dice poi che la “mafia non va cercata lontano” e che nasce e si alimenta quando vogliamo ottenere senza lavorare, quanto emarginiamo i più deboli e non tendiamo la mano.
Combattere uniti e sempre insieme per raggiungere gli obiettivi…Ultimo ha dato una lezione magistrale di vita a tutti. Ha tolto le parole a noi giornalisti…è stato difficile, infatti, fare delle domande a qualcuno che si aveva solo voglia di ascoltare in silenzio.
La mano sul cuore, il pensiero ai carabinieri e tutte le forze dell’ordine che rischiano ogni giorno, il Tricolore esposto ovunque…cose semplici che perdiamo di vista molto facilmente. 
Il Capitano Ultimo ha guardato dritto negli occhi il boss più temibile, i delinquenti più sanguinari e ha ancora fiducia nell'umanità nonostante tutte le cose orribili che ha visto ed ascoltato. E quindi se c’è un uomo che da solo, con pochi uomini al seguito, ha fatto e ancora fa questo possiamo riuscirci anche noi.
Ha chiesto di partecipare e di chiedere spiegazioni a chi ha responsabilità nei nostri confronti e non le porta avanti.
Ha scelto di combattere e continua a farlo.
E’ andato via lasciandoci malinconia ma anche la voglia di fare e di essere presenti sempre di più nelle azioni di tutti i giorni.
“La mafia non va cercata lontano” e ha ragione…perché la mafia inizia sempre dal nostro tirarci indietro, dalla scelta di non essere presenti, dal nostro credere che lo farà un altro al posto nostro, dal nostro “rosicchiare” tempo per risparmiare energie, dal nostro chiedere favori e dal nostro fare favoritismi.
La mafia inizia nel momento in cui perdiamo di vista l’amore e l’importanza di ogni singola vita.
Per quanto mi riguarda spero di incontrarlo di nuovo e di essere dalla parte giusta...dalla parte di chi non ha paura e si alza ogni giorno per combatte come lui.
Grazie Capitano Ultimo!

di Gioia Maria Tozzi
direttore responsabile del quotidiano TevereNotizie

18 Aprile 2019

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