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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 7 gennaio 2018

Il commento del Battesimo del Signore di Padre Gian Franco Scarpitta

Un racconto d'acque, come tante scene di salvezza della Bibbia, come la stessa origine del mondo, scritta con immagini d'acqua: in principio lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque (Gen 1,2), una grande colomba in cova su di un mare gonfio di vita inespressa. Come il creato, anche l'esistenza ha inizio nelle acque del grembo materno. Il rito del Battesimo porta impresso questo sigillo primordiale di nascite e di rinascite: l'immersione nell'acqua avvia nell'uomo una nuova nascita. Lo vediamo al Giordano: venne una voce dal cielo e disse «Tu sei il Figlio mio, l'amato». Anche al nostro Battesimo Dio ha sussurrato: Tu sei il mio figlio, quello che io amo! Parole in cui ho ricevuto il mio nome «Figlio»; in cui è la mia nascita da una sorgente di cielo. «In te ho posto il mio compiacimento». Un termine inusuale, ma nella cui radice vibra un sentimento ben noto: gioia, soddisfazione, piacere; e che contiene una dichiarazione impegnativa di Dio su di noi: prima che tu faccia qualsiasi cosa, così come sei, per quello sei, tu mi piaci e mi dai gioia. Prima che io risponda, prima che io sia buono, senz'altro motivo che la sua gratuità, Dio ripete ad ognuno: tu mi fai felice. Dio dice «sì» a me, prima che io dica «sì» a Lui: questa è «la grazia di Dio». Gesù fu battezzato e uscendo dall'acqua vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. Noto la bellezza del particolare: si squarciano i cieli, come per un amore incontenibile; si lacerano, si strappano sotto la pressione di Dio, sotto l'urgenza di Adamo. Si spalancano come le braccia dell'amata per l'amato. Da questo cielo aperto viene come colomba la vita di Dio. Si posa su di te, ti avvolge, entra in te, a poco a poco ti modella, ti trasforma pensieri, affetti, speranze secondo la legge dolce, esigente, rasserenante del vero amore. Il termine greco battesimo significa immersione; battezzato è l'immerso in Dio. Ma ciò che è accaduto un giorno, in quel rito lontano, continua ad accadere in ogni nostro giorno: in questo momento, in ognuno dei nostri momenti siamo immersi in Dio come dentro il nostro ambiente vitale, dentro una sorgente che non viene meno, un grembo che nutre, riscalda e protegge. E fa nascere. C'è un Battesimo che ricevo adesso, un Battesimo esistenziale, quotidiano, nel quale io continuo a nascere, ad essere generato da Dio: «chi ama è generato da Dio e conosce Dio» (1 Gv 4,7) al presente, adesso. Amare fa nascere, rimette in moto il motore della vita. Battezzato, cioè immerso in un amore, nasci nuovo e diverso, nasci con il respiro del cielo. (commento di Padre Ermes Ronchi)

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,7-11

In quel tempo, Giovanni predicava dicendo: «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali.
Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo».
In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni.
E, uscendo dall'acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba.
E si sentì una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto».

IL COMMENTO DI PADRE GIAN FRANCO SCARPITTA: "BATTESIMO E NOVITA' DI VITA". Non è la prima volta che Giovanni Battista e Gesù si incontrano e (anche sotto differenti sfumature) gioiscono insieme l'uno per l'altro. All'arrivo di Maria nel del villaggio montano di Aim Karim dove vive Elisabetta, il bambino che questa reca in grembo comincia ad esultare e i due nascituri, anche assieme alle madri incinte si trovano a gioire e a condividere il progetto che Dio Padre ha su di loro. Per Giovanni quello di rendere testimonianza alla verità e di predisporre gli animi all'arrivo della verità stessa nella persona del Messia; per Gesù, Figlio di Dio e Parola incarnata, quello di apportare nella realtà dell'uomo la buona notizia del Regno, la salvezza, manifestando in questo l'evidenza della misericordia del Padre. Secondo alcuni studiosi Gesù e Giovanni non si sarebbero mai incontrati da quel momento fino all'approdo al fiume Giordano, ma ciò che è indiscutibile è che essi si sostengono l'un l'altro, parlano l'uno a favore dell'altro (fra i nati di donna nessuno è più grande di Giovanni Battista Lc 7, 28) e le loro missioni si completano l'una con l'altra. Entrambi poi affronteranno la pena capitale, anche se la resurrezione dai morti e l'innalzamento spetteranno solo a Gesù. Adesso si incontrano e conferiscono alle rive del Giordano, mentre il Battista, man mano che procede la sua opera di predicazione, amministra il battesimo con acqua per il perdono dei peccati. Si tratta di un'abluzione esteriore, di un segno, in realtà non differente da quello già esistente presso altre ritualità pagane, che contrassegna l'avvenuto pentimento di chi si accusa coscientemente delle proprie colpe, ne prova dolore e vuole emendarsi. Il peccatore pentito, collocandosi davanti a Giovanni, non ottiene immediatamente il perdono, ma gli sarà conferito con l'avvento del Messia. Questi dal canto suo istituirà un altro battesimo in Spirito Santo, avente già esso l'efficacia di mondare e rigenerare dal peccato. E' evidente quindi che il battesimo amministrato da Giovanni è propedeutico a quello di Gesù.
L'incontro fra il Battista e il Signore avviene nel reciproco rispetto fra i due, anzi nella reciproca stima e considerazione. Giovanni si umilia davanti a Gesù,
riconoscendo di non essere “degno di sciogliergli il legaccio del sandalo e meravigliandosi che lui faccia la fila con i peccatori; Gesù dal canto suo non avanza pretese e non tende ad emergere rivendicando i suoi diritti di autoesaltazione quale Messia: fa semplicemente la fila confondendosi fra i peccatori, al punto che il Battista se lo trova davanti inaspettatamente.

PERCHE' GESU' CHIEDE DI ESSERE BATTEZZATO. Perché Gesù chiede a Giovanni di essere Battezzato, nonostante la disapprovazione di questi? Torniamo per un istante al fenomeno del Natale: qui vediamo che Gesù, nonostante sia il Figlio di Dio, re dell'Universo Onipotente, prende le distanze dalle garanzie che gli sarebbero legittime, evita ogni soluzione di comodo e qualsiasi privilegio e predilige l'umiltà e la semplicità. Si sottomette alle intemperie della grotta e accetta l'umiliazione e la sopraffazione da parte di coloro che rifiutano ospitalità ai suoi genitori, nonostante la gravidanza della madre. Gesù annienta se stesso per essere solidale sin dall'inizio con l'umanità, per condividere ogni sua esperienza e per immedesimarsi nelle situazioni più aberranti che un uomo possa subire. Già nella sua divina infanzia si colloca quindi dalla parte dei peccatori e dei lontani, quali sono pastori e re Magi, verso i quali esprime vicinanza e solidarietà e ai quali annuncia la gioia e la salvezza, anche se questo avviene nel silenzio e nella mansuetudine. Così adesso, alle rive del Giordano, Gesù mantiene inalterata la sua disinvoltura nel comunicare con i peccatori. La sua disposizione a volerli condurre e salvare è la stessa della grotta di Betlemme. Prima ancora di concedere il perdono a quelle persone contrite e umiliate che si accostano all'acqua, Gesù vuole immedesimarsi nel loro stato di peccatori, condividendo pensieri, angosce, raccapriccianti pensieri, ascoltando storie spassionate. Si rende ancora una volta solidale con i lontani, al fine di poterli poi condurre e orientare. Come affermerà poi la teofania dal Cielo, Gesù mette a disposizione degli erranti e dei peccatori se stesso e la sua Parola divina quale figlio di Dio. Sebbene Maestro e dispensatore di perdono, si tiene ben lungi dall'impartire ordini e dal dare lezioni e moniti categorici, ma percorrendo il loro stesso cammino illustra loro la perniciosità del male e del peccato e la garanzia della vita in Dio.

IL SACRAMENTO CHE TRASFORMA. Il sacramento del Battesimo che avviene nello Spirito Santo, quello cioè istituito da Gesù, è un lavacro di rigenerazione che secondo una determinata terminologia greca (bautizo) da' l'idea di una nave che va affondando. La rigenerazione comporta in effetti che noi precipitiamo quanto al male e al peccato e lo stesso sacramento ci rende mondi dalla colpa che ci accomuna tutti quanti come uomini. Esso richiede tuttavia la conseguenza di una vita rinnovata, all'insegna dall'avvenuta trasformazione effettiva; un atteggiamento di continuo “affondamento” di noi stessi nel morire al peccato e nel vivere secondo Dio. Si tratta del Battesimo operato dall'acqua e dallo Spirito Santo, lo stesso Spirito che, sotto metaforica forma di colomba, quindi nella maniera più innocente, dolce e delicata, ha istituito il Cristo Figlio di Dio e lo ha introdotto nel contesto vivo della missione a partire dalle tentazioni estenuanti del deserto. Lo stesso Spirito, che Giovanni associa con l'acqua e con il sangue scaturiti dal costato di Cristo crocifisso, rendono testimonianza della verità che è il Signore stesso e ci radicano costantemente in essa, poiché la verità è lo stesso Cristo che nella morte ha inaugurato la nuova alleanza nella quale tutti sono accolti.
Ricevuto il sacramento del Battesimo, la nostra conformità a Cristo dovrebbe indurci, sul suo esempio, a non avanzare pretese di grandezza o di superiorità, a non collocarci fra coloro che presumono di aver raggiunto il traguardo della perfezione, ad abbandonare ogni sorta di compromesso con il male, ma a considerare noi stessi sempre bisognosi di "lavacro" e di "affondamento", costantemente ricercatori di una riva del fiume Giordano dove fare la fila per confessare con contrizione le nostre mancanze, insomma una conversione perenne e perdurante. Che ci sproni ovviamente al traguardo della santità di vita.
Il Battesimo che ci rinnova e ci chiama a nuova vita è insomma il compendio dell'umiltà di Cristo che si rispecchia nella nostra umiltà.

Il commento è di Padre Gian Franco Scarpitta

02 Gennaio 2018

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