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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di mercoledý 6 gennaio 2010

Epifania del Signore: il commento Ŕ di Mons. Antonio Riboldi

La luce che guida i Magi, il viaggio, la ricerca, la vista a Gesù Bambino e la sua adorazione sono il simbolo  delle tappe che i popoli e gli individui dovevano percorrere nel loro andare incontro al Salvatore del mondo. La luce e il suo richiamo non sono cose passate, sono il germoglio della storia della fede di ognuno di noi. Ecco, a tal proposito, il pensiero di Santa Teresa Benedetta della Croce [Edith Stein] (1891-1942), carmelitana, martire, compatrona d'Europa: "...Nel presepio, i magi sono i rappresentanti dei cercatori di Dio di ogni paese e nazione. Sono stati condotti dalla grazia, prima ancora di appartenere alla Chiesa visibile. Animava loro un puro desiderio della verità, che non si fermava ai limiti degli insegnamenti e delle tradizioni del loro paese. Perché Dio è Verità, e vuole lasciarsi trovare da coloro che lo cercano con tutto il cuore (Ger 29,13), occorreva che la stella brillasse, presto o tardi, agli occhi di questi saggi per indicare loro il cammino verso la verità. Perciò si ritrovano davanti alla verità fatta uomo, si prostrano, adorandolo e depongono ai suo piedi la loro corona, perché in confronto alla Verità, tutte le ricchezze del mondo non sono nulla se  non un po' di polvere".

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele"».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.

IL COMMENTO DI MONSIGNOR. ANTONIO RIBOLDI. Epifania e la stella che guida. C'è in tutti, credo, anche se nascostamente o inconsciamente, la ricerca di Chi davvero sia capace di dare ragione alla nostra vita: una ragione non superficiale, ma che vada oltre il tempo. Ringraziamo Dio, anzitutto, che ci ha dato la grazia di iniziare un anno nuovo e tutti ci auguriamo che sia davvero buono, anche se il nostro tempo sta conoscendo tante sofferenze. Abbiamo smarrito, almeno in economia, quella sicurezza del consumismo, che sembrava la 'stella polare', che ci avrebbe riempito la vita. Ci siamo accorti che basta un nulla per mandare in fumo i nostri desideri, sogni, e anche i risparmi. Forse non abbiamo abbastanza tenuto in conto che il nostro cuore non può essere sazio di 'cose' o di 'sogni' umani, che sono polvere, quella di cui siamo stati fatti noi. I fatti del nostro tempo, che ci hanno riportati ad una sobrietà di vita, che avevamo come seppellito, ci hanno fatto scoprire che a riempire il cuore non sono le cose, ma QUALCUNO. Ed è un grande augurio che, l'anno che il Signore si appresta a donarci, se vuole e quanto vuole, ci faccia alzare gli occhi al Cielo, ascoltando l'invito a quanto canta, nell'Epifania - 'manifestazione del Signore e invito a tutti a cercarlo nella povertà, a trovarlo nella dolcezza dell'amore' - il profeta Isaia: "Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua Luce, la Gloria del Signore brilla su di te. Poiché ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli, ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare a te" (Is 60, 1-6). L'Epifania è festa grande per noi, non ebrei, perché Gesù, a Natale, nato nella casa di Davide, ha chiamato con la stella i Magi dall'Oriente: è la chiamata di Dio rivolta a tutti gli uomini della terra. In pratica è il nostro Natale. Non ci fosse stata l'Epifania, noi saremmo pagani, ossia uomini tagliati fuori dalla redenzione e, quindi, non amati da Dio. Lascia senza parole 'l'arte' che Dio usò per estendere il Suo amore a tutto il genere umano, tramite i Magi. E noi in certo modo siamo i 'discendenti' dei Magi, in quanto chiamati nel Battesimo a far parte del Suo Regno. Così come stupisce, non solo il desiderio, ma l'assecondare la 'passione interiore' a cercare Chi era considerato il Bene della vita. Non si sono fatti scoraggiare dalla fatica, né da Erode che ha cercato di sviarli o di usarli, per cancellare la loro speranza. Hanno tirato diritto verso la loro meta, fino a che sono stati appagati, trovando chi era il Bene supremo, Dio. La storia dei Magi è la nostra storia nella ricerca, sempre che ci muoviamo dal deserto in cui, a volte, siamo e ci troviamo, verso Chi solo può essere l'Eden della vita, Dio. Ma occorrerebbe il profondo desiderio di raggiungerLo, come l'ebbero i Magi, per conoscere, incontrando Dio, la bellezza e il senso della vita, che in fondo tutti vorremmo. Nella nostra ricerca incontreremo chi, come Erode, vorrebbe sapere dove si trova il segreto della nostra gioia di figli di Dio, per poi fare di tutto per ucciderla. È la storia di tanti che 'trovata la pienezza della fede', all'improvviso, abbandonano la grotta, scegliendo i fasti dei palazzi dove c'è di tutto, ma non la gioia. Affermava Paolo VI: "Se il mondo si sente estraneo al cristianesimo, il cristianesimo non si sente estraneo al mondo, qualunque sia l'aspetto che egli presenta. Sappia il mondo di essere stimato e amato da chi rappresenta e promuove la religione cristiana con una direzione superiore. È l'amore che la nostra fede mette nel cuore della Chiesa, la quale non fa' che servire da tramite - come la stella dei Magi - all'amore immenso, meraviglioso di Dio verso gli uomini, dolce, umile, come il Bambino nella mangiatoia. Noi sappiamo che l'uomo soffre di dubbi atroci. Noi abbiamo una parola da dire che crediamo risolutiva. E' la Parola di un 'Figlio di Uomo' in quella mangiatoia, diretta all'uomo, noi. Gesù, Figlio primogenito, Prototipo della nuova umanità, è il Fratello, l'Amico per eccellenza. È Colui di cui solo si può dire in verità 'conosceva che cosa ci fosse nell'uomo' (Gv 3, 17)". La domanda che possiamo farci è: Abbiamo amore per la ricerca di Dio, proviamo la passione dei Magi, che intuiscono che li attende 'qualcosa o Qualcuno', per cui vale la pena spendere la vita, fare un lungo viaggio, non farsi ingannare dalla città degli uomini, fino a trovare Chi si sente è il grande Amico che ci salva? Quando uno comincia a sentirne il bisogno, Dio sa come fare apparire, anche per noi, 'la stella che ci guida', costi quello che costi. E trovare alla fine Dio è, come per i Magi, provare 'una grandissima gioia'. Di sicuro, anche se a noi pare non sia sempre così, Dio stesso ci cerca, ci chiama, ha grande desiderio di essere trovato, ma rispetta la nostra libertà, anche se la circonda di 'mille stelle', perché, seguendole, come fanciulli Gli andiamo incontro. "E trovatolo, provarono grandissima gioia". Siamone certi: la Gioia dell'Epifania dura una vita, così come vedremo sempre - se solo lo vogliamo - la Sua stella che ci accompagna, sparendo solo quando ci affidiamo alla città degli uomini, quella di Erode. 

Il commento è di Mons. Antonio Riboldi

04 Gennaio 2010

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