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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 3 settembre 2017

Il commento della XXII Domenica del Tempo Ordinario di Padre Ermes Ronchi

Vi è una misura di dolore, di prova, di angoscia che non Dio, ma le circostanze della vita inevitabilmente ci somministrano. Essa comprende le amarezze, i dispiaceri quotidiani, le incomprensioni, le cattiverie di cui siamo prima o poi tutti vittime; include le malattie che prima o poi ci affliggono, a volte anche molto gravi e pesanti, e infine la morte, qualunque ne sia la forma. Il male che opera nel mondo, la sofferenza che subiamo, l'ingiustizia e la violenza che attraversano la storia sono conseguenze del nostro peccato, del disequilibrio che nel creato abbiamo introdotto noi. Nasciamo in un mondo che il nostro peccato ha corrotto e ha alterato. Riceviamo in eredità un corpo che il Signore aveva creato per essere bello, perfetto, sano, in armonia con il creato, e che invece, a causa della nostra separazione da Dio, è diventato preda dell'invecchiamento, di ogni sorta di malattia e che infine cessa di vivere e deve ridiventare polvere. Viviamo in una società nella quale dovevano regnare l'amicizia, la tolleranza, il rispetto, e che invece abbiamo trasformato in una giungla dove le ingiustizie e gli squilibri sono endemici, che è diventata luogo di solitudine, di emarginazione, di sospetto. Il fardello di sofferenza inevitabile nelle nostre vite è la conseguenza del nostro peccato. Invece, la croce di cui parla Gesù è il modo nuovo che ci è offerto di affrontare, sfidare e vincere questa sofferenza. Questo modo nuovo, la ‘croce', consiste prima di tutto nel non aggiungere peccato a peccato, odio a odio, gelosia a gelosia, ribellione a ribellione, omicidio a omicidio. Consiste nel lasciare che la spirale di ingiustizia e di odio si spezzi su di noi attraverso il nostro rifiuto di perpetuarle, di diventarne a nostra volta gli agenti, imitando Gesù che, ingiustamente accusato e condannato, perdona coloro che gli stavano facendo del male ed ottiene per loro la conversione del cuore. Tutti soffrono, cristiani e non, buoni e cattivi, credenti e non credenti. La croce è nella decisione di non maledire la sofferenza, di non risponderle con la ribellione interiore, con l'odio, l'astio, la disperazione, il suicidio. La croce è nella scelta della mitezza, che è l'esatto contrario della rassegnazione. La rassegnazione è una forma di passività, è arrendersi, è cedere al fatalismo, alla disillusione, al cinismo. Ci vuole invece una determinazione eroica per non rendere male per male, non maledire la sofferenza, pregare per coloro che ci fanno del male, non accusare Dio, ma scoprirlo invece vicino, riconoscerlo non causa, ma compagno del nostro dolore. In questo risiede la conversione, cioè il passaggio dal pensare secondo il mondo al pensare secondo Dio. In questo modo troviamo la nostra vita e vinciamo il mondo. (commento di Don Luigi Gioia)

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 16,21-27


Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno.
Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: «Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai».
Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.
Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio della propria anima?
Poiché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni.

IL COMMENTO DI PADRE ERMES RONCHI: "PRENDERE LA CROCE DI CRISTO E' ABBRACCIARE IL GIOGO DELL'AMORE". Se qualcuno vuole venire dietro a me... Ma perché seguirlo? Perché andare dietro a lui e alle sue idee? Semplice: per essere felice. Quindi Gesù detta le condizioni. Condizioni da vertigine.

LA PRIMA CONDIZIONE. La prima: rinnegare se stesso. Parole pericolose, se capite male. Gesù non vuole dei frustrati al suo seguito, ma gente dalla vita piena, riuscita, compiuta, realizzata. Rinnegare se stessi non significa mortificare la propria persona, buttare via talenti e capacità. Significa piuttosto: il mondo non ruota attorno a te; esci dal tuo io, sconfina oltre te. Non mortificazione, allora, ma liberazione.

LA SECONDA CONDIZIONE. Seconda condizione: Prenda la sua croce e mi segua. Una delle frasi più celebri, più citate e più fraintese del Vangelo, che abbiamo interpretato come esortazione alla rassegnazione: soffri con pazienza, accetta, sopporta le inevitabili croci della vita. Ma Gesù non dice “sopporta”, dice “prendi”. Al discepolo non è chiesto di subire passivamente, ma di prendere, attivamente.

CHE COS'E' LA CROCE. Che cos'è allora la croce? È il riassunto dell'intera vita di Gesù. Prendi la croce significa: “Prendi su di te una vita che assomigli alla sua”. La vocazione del discepolo non è subire il martirio ma una vita da Messia; come lui anche tu passare nel mondo da creatura pacificata e amante. La croce nel Vangelo indica la follia di Dio, la sua lucida follia d'amore. Il sogno di Gesù non è uno sterminato corteo di uomini, donne, bambini, anziani, tutti con la loro croce addosso, in una perenne Via Crucis dolorosa. Ma l'immensa migrazione dell'umanità verso più vita. Sostituiamo croce con amore. Ed ecco: se qualcuno vuole venire con me, prenda su di sé il giogo dell'amore, tutto l'amore di cui è capace, e mi segua. Ciascuno con l'amore addosso, che però ha il suo prezzo: “Là dove metti il tuo cuore, là troverai anche le tue spine e le tue ferite”.

TROVARE LA VITA. All'orizzonte si stagliano Gerusalemme e i giorni supremi. Gesù li affronta scegliendo di non assomigliare ai potenti del mondo. Potere vero per lui è servire, è venuto a portare la supremazia della tenerezza, e i poteri del mondo saranno impotenti contro di essa: il terzo giorno risorgerò. Quindi la parola centrale del brano: chi perderà la propria vita così, la troverà. Ci hanno insegnato a mettere l'accento sul perdere la vita. Ma se l'ascolti bene, senti che l'accento non è sul perdere, ma sul trovare. L'esito finale è “trovare vita”. Quella cosa che tutti gli uomini cercano, in tutti gli angoli della terra, in tutti i giorni che è dato loro di gustare: la fioritura della vita. Perdere per trovare. È la fisica dell'amore: se dai ti arricchisci, se trattieni ti impoverisci. Noi siamo ricchi solo di ciò che abbiamo donato.

Il commento al Vangelo è di Padre Ermes Ronchi

01 Settembre 2017

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