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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo del 15 agosto 2017 - Assunzione della Beata Vergine Maria

Il commento di Don Marco Pozza

"Ha guardato" disse "la piccolezza della sua serva". Ma i piccoli, diversamente da quanto noi spesso pensiamo, hanno dentro una forza - la forza della loro fiducia in Dio - una forza incredibile. E così la ragazza di Nazaret, dopo aver cantato gli occhi di Dio, diede sfogo nel "magnificat" a parole a dir poco rivoluzionarie, parole su Dio e sulla storia che, se pensate sulle labbra di un'adolescente, farebbero dire a qualcuno di noi: "Ma come ti permetti? Ma che ne sai?". La ragazza di Nazaret, ricucendo testi dell'Antico Testamento, canta a un Dio che "ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore, ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote". Non so se l'avete notato: l'azione di Dio, nelle parole di Maria, non riguarda solo il futuro, quando a essere sottomesso sarà l'ultimo nemico, la morte, ma riguarda anche il presente. I verbi del magnificat dicono un'azione, quella di Dio, già in atto oggi: ha disperso, ha rovesciato, ha innalzato, ha ricolmato, ha rimandato. Il cielo futuro sì, ma anche la terra oggi. La ragazza di Nazaret legge la storia con lo sguardo di Dio: "La misericordia di Dio" scrive don Primo Mazzolari "che viene incontro all'umanità, incomincia a fare giustizia a questa maniera: depone dal seggio i potenti, i potenti che non agiscono bene, i potenti che non amministrano con giustizia, i potenti che sono degli oppressori, i potenti che si sono dimenticati della sofferenza umana, della fatica umana e che non l'hanno rispettata. E prenderà gli umili e li porterà in alto". Ora sappiamo chi Dio porta in alto. (commento di Don Angelo Casati)

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 1,39-56


In quei giorni, Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta.
Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo
ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!
A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?
Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo.
E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore».
Allora Maria disse: «L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome:
di generazione in generazione
la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
Ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.


IL COMMENTO DI DON MARCO POZZA: "UNA CARRIERA TUTTA IN PUNTA DI PIEDI". Fu Donna come nessun'altra: seppe stare ferma al posto datole. «Stabat mater dolorosa» ("La Madre addolorata stava") canta l'antica sequenza cattolica attribuita a Iacopone da Todi. Stava alle esigenze del Cielo: a Nazareth come a Cana, fuori dalla sinagoga, anonima nel pretorio. Sotto la Croce, il mattino di Pasqua, nel giorno in cui calò lo Spirito. Nascosta alla luce, dietro le quinte: mai seduta, però. Indiscreta, al punto da scocciare il Cristo, solo nell'attimo in cui la speranza sta collassando, il mondo è a corto di gioia: «Non hanno più vino» (Gv 2,3). Quel dì, senza rendersene conto, mise in moto la macchina dei miracoli di Cristo: oppure lo sapeva così bene che, come tutte le madri, temette un'umana svista del Figliolo. Certe donne, alcuni giorni, fan delle cose che fan rimanere tramortiti: fanno muovere le braccia pure al Cristo. Tu potresti passare una vita intera a tentar d'imitarle, ma non saresti capace d'aver dentro quella leggerezza che hanno loro. Sono leggere dentro, d'anima. Stando al loro-posto, divengono l'avamposto ultimo di Dio. Da Nazareth a casa mia, passando per il Golgota.
Dalla casa di Nazareth, il suo banco-da-lavoro è sempre rimasto lo stesso: nelle giornate di vigilia apparirà Lei, in quelle di festa s'annuncerà Lui. I giorni senza l'Uno e l'Altra diverranno giorni-scoperti: nessuno si scordi che anche Satana ha i suoi giorni, i suoi miracoli. L'essere immondo odia quella Donna: è un odio della prima ora - «Una donna ti schiaccerà il capo e tu le insidierai il calcagno» (Gen 3,15) -, una questione di posizione: lui invadente, Lei modesta. Al punto che il Cielo Le assegnò il posto che le spettava per grazia, confermato sul campo: se l'assunse lassù, a favore di chi stava ancora quaggiù. Fu così che la donna-della-porta-accanto, quella che le amiche d'infanzia di Nazareth mai sospettarono portasse nel grembo Iddio, divenne la patrona del femminile. Dal quale discende il maschile, anche Dio: bella, dopo di Lei, non sarà colei della quale si esaltano le gambe o le braccia, ma quella la cui visione d'insieme è tale da far perdere di vista le singole parti. L'incanto sarà questione di grazia.
D'allora, tutto uguale ad allora: le donne belle il Cielo le lascia agli uomini senz'immaginazione, quelle vere le riserva per chi, umano, tenterà la vetta della santità. In quanto al femminile, il Cielo sa fare: «Donna, sé tanto grande e tanto vai, che qual vuol grazia e a te non ricorre, sua disianza vuol volar sanz'ali» (D. Alighieri) Qual merito, dunque, per tutta quest'iradiddio di esagerazione? E' tutto semplice: seppe fare spazio nei suoi sogni ai sogni di Dio, imparò a sognare gli altri come ancora non sono. Allenatasi ammaestrando all'Eterno dodici uomini di sana e robusta costituzione - i primi amici del suo Figlio - fu il mondo stesso, vistala all'opera, a tributarle il titolo giuridico di avvocata nostra: una custode per i giorni di appelli e sentenze, dispute e difese, arringhe e deposizioni. Il Cielo, saputolo, ci mise la firma: l'assunse a tempo-indeterminato, dichiaratamente a favore di tutte le esistenze a tempo-determinato: slabbrate, scucite, scordate. Sbeffeggiate. Delle storie orfane.
Ancor oggi - ch'è il tempo della vigilia prima del ritorno finale del Figlio - ama mostrarsi, per farsi trovare, a destra e a manca: le chiamano apparizioni. Quaggiù dicono: "Madonna di Lourdes, di Fatima, del Pilar. Quella apparsa a La Salette, a Medjugorie". Amano far competere i paesi, finendo per generare più madonne, l'una a sbalzare di sella l'altra. Una sola, invece, è la Donna: appare diversa perché, da Gran Madre qual è, di ogni figlio conosce accenti, usanze e necessità. Per ognuno sceglie un posto diverso: il luogo e il tempo migliore per parlare cuore-a-cuore. Per questo fu assunta e non morì: perché ognuno possa dire "l'ho vista" senza per questo sbugiardare chi, all'altro capo del mondo, sta giurando la medesima cosa. "Ti saluto, Maria. Saluta Gesù da parte mia".

Il commento al Vangelo è di Don Marco Pozza

14 Agosto 2017

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