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Da Striscia la Notizia al Giudice di Pace di Roma

Class action dei libretti di risparmio "antichi": l'odissea degli ex clienti di Canzona

Intervista a Marco Valerio Verni e Salvatore La Licata, legali di una delle seicento parti convenute

ROMA - Continua l'odissea degli ex clienti dell'avvocato Canzona per la class action riguardante i libretti di risparmio "antichi". La vicenda si è spostata dalla denuncia in Tv di "Striscia la Notizia" al Giudice di Pace di Roma. Si sono svolte la scorsa settimana, infatti, le prime udienze di comparazione riguardanti i presunti crediti professionali vantati dall'avvocato Canzona per aver assistito circa seicento persone in una class action intrapresa, alcuni anni orsono, nei confronti del Ministero dell'Economia e delle Finanze, della Banca d'Italia e delle Poste italiane per alcuni libretti di risparmio "antichi". "Nonostante avesse rinunciato espressamente ai suoi presunti onorari, dichiarando ciò anche nella puntata di "Striscia la Notizia" dello scorso dicembre e, almeno nel caso specifico della nostra assistita, ribadendolo anche in comunicazioni "ad hoc", nelle quali esplicitamente affermava che i costi della causa in questione potevano essere contenuti in cento euro, il signor Canzona è tornato alla carica, - hanno detto i legali della signora M. C. (una delle centinaia di persone convenute in giudizio nei giorni scorsi), Marco Valerio Verni e Salvatore La Licata, intervistati all'uscita del Giudice di Pace di Roma - chiedendo ad essa (e, probabilmente, agli altri suoi numerosissimi ex clienti), quasi quattromila euro di onorari". "Tra l'altro - hanno continuato i due legali - l'atto di citazione a suo tempo iscritto dal signor Canzona non solo fu giudicato inammissibile dal Tribunale ordinario adito, che aveva indicato come competente, invece, quello amministrativo, ma addirittura "privo degli elementi minimi perchè potesse far valere il diritto proprio dell'interveniente". A ciò si aggiunga la beffa che, per questo e per altri motivi ben specificati nella sentenza di primo grado, la nostra assistita è stata addirittura condannata (in solido con gli altri ricorrenti di allora) al pagamento delle spese processuali, ammontanti nella loro interezza a quasi trentamila euro. In virtù di ciò, non solo abbiamo contestato la richiesta dell'attore, ma abbiamo a nostra volta proposto domanda riconvenzionale per i danni subiti dalla suddetta (nostra assistita) - hanno concluso gli avvocati Verni e La Licata - sperando che la giustizia faccia il suo corso e ponga la parola fine a questa lunga vicenda".

24 Luglio 2015

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