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EDITORIALE

La rivincita della “piccola” informazione. Come il giornalismo locale può salvare la grande stampa nazionale

Le piccole realtà della provincia, nonostante la crisi, sono quanto mai vitali e combattive

Il “Festival del Giornalismo” di Perugia, finito domenica scorsa, ha proposto, tra i suoi moltissimi dibattiti e convegni, un incontro che ci tocca molto da vicino. Per “ci” intendo il nostro giornale, la nostra testata che quotidianamente vi tiene informati sugli eventi di città e paesi delle province di Rieti, Viterbo e Roma. La domanda attorno a cui girava la discussione è stata: “In che modo il giornalismo locale è cambiato negli ultimi anni?”. Confesso di essermi avviato verso il luogo dell’incontro con un certo pregiudizio, convinto che sarebbe stata una chiacchierata per pochi intimi, visti anche i grossi nomi presenti al Festival che in contemporanea partecipavano agli altri appuntamenti previsti nei teatri della città. Sono rimasto completamente spiazzato nel vedere invece la sala Priori dell’Hotel Brufani esaurita in ogni ordine di posti, con tanta gente in piedi o seduta per terra, me compreso, e tanta altra rimasta fuori. Una partecipazione appassionata e trasversale, di ragazzi alle prime armi e cronisti di razza che col locale si sono fatti un nome e una professione. Quello che è emerso, chiarissimo, è che come i piccoli comuni d’Italia formano l’ossatura fondamentale della nostra cultura e delle nostre tradizioni, così i piccoli, piccolissimi giornali locali (migliaia) sparsi sulla Penisola rappresentano un serbatoio imprescindibile per i grandi giornali nazionali e i grandi gruppi editoriali italiani. Con questo non ho certo scoperto l’acqua calda. Il “local journalism” è un lavoro storico, rappresenta la maggioranza (spesso indifesa e malpagata) del nostro mestiere, in molti casi è l’unica opportunità per alcune voci ignorate di essere ascoltate. Eppure, grazie soprattutto alla rete e ad Internet, le possibilità, le idee e i progetti sono proliferati in maniera esponenziale, rendendo possibile un’informazione altrimenti imbavagliata, accecata e resa sorda dai poteri forti.
Senza la stampa locale non si sarebbe mai saputo degli orrori del carcere di Poggioreale ad esempio, dei suicidi avvenuti al suo interno e dei maltrattamenti sistematici verso i detenuti da parte delle guardie. O della vicenda dei sette operai cinesi bruciati vivi all’interno di un prefabbricato in cui vivevano e lavoravano, a Prato. O ancora della vicenda dei minorenni liberi di giocare alle slot machine a Genova. Per non parlare delle tante inchieste sulla Terra dei Fuochi e sull’immigrazione.
Il locale, insomma, sebbene anch’esso abbia subìto la crisi e in alcuni casi sia stato ferito a morte (tante testate sono state costrette a chiudere o a passare dalla carta stampata al web) è uscito dal dibattito come (forse) l’arma in più, inaspettata e piena di vigore, del giornalismo nostrano. Centinaia di redattori, cronisti e reporter scandagliano ogni giorno le province italiane a caccia di voci, ascoltando, fotografando, sfidando, spesso in netta inferiorità rispetto a chi vuole insabbiare i fatti invece di renderli pubblici. E dove non riesce il giornalista, arriva in soccorso la comunità, ovvero la gente del luogo, che spesso si è rivelata fonte decisiva per la pubblicazione di un pezzo scomodo, laddove l’autorità aveva messo un veto. Il “citizen journalism” allora, il giornalismo fatto dai cittadini, si è rivelato preziosissimo anche e soprattutto grazie ad Internet, un mezzo che sta radicalmente cambiando il modo di fare informazione nel mondo. Dicono che dal giornalismo “local” si passerà all’”hyperlocal”, a un modello quasi esclusivamente basato sul “citizen journalism” che si occuperà di coprire eventi e argomenti a piccolissima scala, come il servizio sulla squadra di calcio locale, un’intervista a un reduce della Seconda Guerra Mondiale che abita nel vicinato o la vendita di una casa nella propria via. Un giornalismo “microlocale” che segue storie di interesse cittadino, provinciale o regionale, che la grande stampa di solito non tratta. E che sarà quasi esclusivamente online.
E’ proprio da qui, dai piccoli siti indipendenti, che moltissime inchieste sono partite per approdare poi sui giornali cartacei nazionali: testi, video, tweet, mappe, fotogallery. Tutto in un unico racconto multimediale, da leggere in un tempo relativamente breve e scorporato solo degli elementi non essenziali. E’ questa la cesura evidente tra fare informazione online e su carta e il mondo del giornalismo ha il dovere di seguire l’evoluzione che il proprio pubblico, decisamente più attivo che in passato, gli chiede. 

dell'inviato Paolo Gresta

05 Maggio 2014

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