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9 novembre 1989 – 9 novembre 2009

A vent’anni dalla caduta del gigante di mattoni che ha spaccato la storia

La voglia di vivere č l’unica grande forza capace di abbattere qualsiasi muro

"Sul muro c'era scritto col gesso:
vogliono la guerra.
Chi l'ha scritto
è già caduto"
(Bertolt Brecht) 

9 novembre 1989: cade il muro di Berlino! E' un momento, un attimo eterno e quella parete senza fine, fatta di lacrime e sangue, di vite spezzate e famiglie intere divise a metà, di amori intensi separati da fucili, sentinelle e quattro metri di cemento, che hanno costretto anche il sole a cambiare i propri orari da una e dall'altra parte del grande blocco, cade giù. Cade sotto i colpi della gente, tra le grida e le risa amare, tra la soddisfazione e l'incredulità di chi quel muro lo ha visto lì per tutta una vita. Cade la divisione tra est ed ovest, tra due mondi che in comune non hanno nulla tranne la storia. Cade il simbolo, il baluardo della guerra passata e da tempo finita. Cade la linea di confine di un continente, di una nazione, di un popolo e da questo punto in poi il mondo intero cambierà. C'è il trionfo del buon senso, dell'amore e della democrazia. Le parole hanno lasciato spazio ai fatti e non c'è più nulla che si possa dire per chiedere scusa a tutti coloro che da un giorno all'altro si sono trovati lontanissimi, pur stando a pochi metri di distanza, si sono trovati divisi pur restando uniti. Ma da quel punto in avanti l'Occidente ha iniziato ad esportare la propria mentalità, la propria idea universale di diritti umani e tutto si è trasformato pian piano, lasciando indietro solo gli errori e il terrore in cui ha dovuto vivere la parte che dal muro si espandeva ad est. Le guerre, quelle non finiranno mai, nessuno sa come fermarle e nessuno può decidere di porvi fine...dovrebbe essere il mondo a sceglierlo, ma probabilmente questo non accadrà finché le guerre saranno il motore che manda avanti industrie e poteri.

BERLINO: CITTA' DIVISA TRA PASSATO E PRESENTE. Camminare oggi per le strade di Berlino potrà sembrare una cosa banale, perché non si tratta più della città martoriata da una guerra logorante, né della città a metà tra due mondi. Adesso è una capitale come tante, ma a differenza di queste, porta su di sé i segni tangibili del suo recente passato. Così può capitare di camminare tra le sue vie e ritrovarsi d'un tratto a Potzdamer Platz, la piazza che si è vista dividere da un muro. Proprio la piazza, da sempre simbolo di libera manifestazione di pensieri ed idee, d'incontro aperto tra tutti i cittadini. La stessa piazza che il 21 luglio 1990 ha ospitato la messa in scena di "The Wall" a cura dell'ex dei Pink Floyd, Roger Waters e che, oggi, conserva le rovine, rimaste lì a monito perpetuo.

NOI OCCIDENTALI DEGLI ANNI '80 - Noi siamo nati in democrazia, per noi tutto è dovuto e non esistono i limiti a nulla. Abbiamo tutto, ma vogliamo altro, vogliamo di più. Mentre l'Italia e i gli altri Stati occidentali scoppiavano di libertà e di novità, mentre l'America americanizzava l'ovest, l'est restava fermo, immobile nei suoi ricordi di grandezza e nelle sue sconcertanti paure. Restava incastrato in un regime che non aveva scelto, che gli era piombato addosso seppellendo per anni la luce della speranza. Noi giovani di oggi, noi dalla parte di qua del muro, non abbiamo idea di cosa abbia significato e di cosa significhi ancora quel monumento alla crudeltà umana e alla sua follia. E quando nel 1989 c'è stata la distruzione di quel mucchio di cemento, noi  giovani occidentali degli anni '80 eravamo troppo piccoli per coglierne il senso di svolta, noi che di questa parte di storia abbiamo sempre letto solo sui libri. L'unico modo in cui possiamo provare a capire, a sentire sulla pelle la storia di un continente intero, è stare lì col muro davanti, o con quello che ne resta, e toccarlo, fissarlo, provando ad immaginare cosa potrebbe essere oggi il mondo se quel muro non fosse mai esistito o se non fosse mai più stato buttato giù.

A VENT'ANNI DALLA CADUTA DEL MURO COSA E' CAMBIATO. Oggi, dopo vent'anni dalla caduta, che cosa è cambiato? Sono cambiati i modi di fare la guerra e i muri di cemento hanno lasciato il posto a quelli ideologici fatti di odio. Ma il ricordo amaro di quel gigante di mattoni che ha spaccato la storia, una lezione vera ce l'ha data: la voglia di vivere, la vita, è più forte di ogni altra cosa. È l'unica grande forza capace di abbattere qualsiasi muro. Sempre!

di Caterina Fava e Stefano Papalia

08 Novembre 2009

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