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EDITORIALE

8 Marzo, Festa della Donna o commemorazione della femminilità?

Una giornata per ridare valore all’altra metà del cielo

'Days of wine and roses' di Jack Vettriano

Ed ecco di nuovo l’8 marzo, la Festa della Donna, la giornata in cui ci si ricorda che esiste l’altra metà del cielo. E per carità, non ci dimentichiamo di fare gli auguri a tutte le donne che incontriamo, potrebbero prendere in maniera negativa una nostra dimenticanza, e non sarebbe male accompagnare gli auguri con un piccolo grande regalino. Se prima erano solo le mimose, adesso i tempi sono cambiati ed il pensiero non basta più, adesso le donne contano e bisogna omaggiarle come si deve…
Tutto giusto, tutto bello, tutto dovuto, eppure non tutto mi quadra in questa giornata, c’è qualcosa che non mi convince...anzi più di qualcosa.
Da quando una ricorrenza, se pur legittima, è diventata quasi un sopruso al femminile?
Forse da quando le donne hanno cominciato a desiderare i privilegi dell’uomo senza rinunciare a nessuno dei propri, in pratica a volere tutto, sono queste le donne egoiste che faccio fatica a comprendere. Sicuramente è sempre stato un sentimento sotterraneo, ma negli ultimi tempi sono sempre di più le donne convinte che per affermarsi bisogna comportarsi da uomo, facendo prevalere quel lato tipicamente maschile della supremazia sull’altro, un atteggiamento talmente determinato che finisce per soffocare quel lato femminile che dona equilibrio non solo alla coppia, ma all’intera società. 

Non so voi donne cosa ne pensate, ma io non ci vedo allegria in questa festa per voi, mi sembra tanto l’ennesimo spot pubblicitario del vivere perfetto...certo ci verrà ricordato che le donne sono ancora vittime indifese della barbarie maschile e maschilista, che il femminicidio è un cancro del nostro tempo malato, che le donne devono avere pari dignità e rispetto e non essere usate solo come bambole o peggio. E su questo niente da dire, anzi, ben vengano queste giornate di sensibilizzazione, peccato che poi si tenda a nascondere la polvere sotto il tappeto.
È vero che le donne sono molto spesso vittime, ma è innegabile che altrettanto spesso diventano esse stesse carnefici dal sorriso finto e dall’occhio languido. Lo diventano nei casi di divorzio, in cui sfruttano la loro condizione di “parte debole” per distruggere la controparte maschile, usando e abusando dei figli come se fossero armi e per accaparrarsi tutti i beni possibili. E nessuno parla quasi mai, forse perché politicamente scorretto, di come le donne siano spesso stalker determinate e crudeli più dei maschi quando ritengono, in una realtà sicuramente distorta, che l’uomo le abbia trattate male e di essere state usate o perchè avevano dei progetti che non si potranno più realizzare.
A me sembra che ormai il concetto di donna oggetto sia largamente superato, anzi il club degli uomini-oggetto è sempre più numeroso. La lacrimuccia facile miete più vittime della mano pesante. L’innata predisposizione a compiacere dell’uomo diventa il punto debole da colpire e di cui approfittarsi senza alcuno scrupolo da parte di queste nuove (?) donne.
Non è facile comprenderlo e non è semplice difendersi, bisogna soprattutto riconoscere i segnali e non aver paura, perché è dalla comprensione e dalla consapevolezza del proprio valore che si ricava la forza per opporsi sia alla lacrima finta che ai tentativi di annullamento. E quando ormai i giochi sono stati scoperti non servono più gli atteggiamenti da santa. L’aura che credevamo di vedere scompare come nebbia al sole, rimane la realtà, nuda e cruda. Solo da quel momento si ritrova l’equilibrio perso, si smette di essere burattini e si ricomincia ad essere uomini, senza paura, ma determinati a non lasciarsi sottomettere o sopraffare.
Ma una festa è una festa, non si può rovinarla solo perché un uomo avrebbe preferito non ci fosse solo un giorno dedicato a quello splendido essere chiamato donna, ma avrebbe preferito poter vivere contando sulla presenza forte e dignitosa delle donne vere.
L’8 marzo festeggiamo dunque la Donna, quella vera, quella che sa essere guida e sostegno, quella che riesce ad essere se stessa senza doversi atteggiare a maschio, quella che si sente femmina senza pensare che sia una debolezza e che a fine giornata trova ancora la forza di sorridere perché altrimenti il mondo crolla inesorabilmente sotto le sue miserie.

di Roberto Grande

07 Marzo 2014

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