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Venerdi' 7 febbraio nella biblioteca comunale

Livia Onofrio presenta la sua prima raccolta di poesie “Lo streben e l’insonnia”

Un’occasione di dialogo e riflessione su come affrontare i dolori e le delusioni del vivere

MONTEROTONDO - Sarà la biblioteca comunale “Paolo Angelani” ad ospitare la presentazione del primo libro di poesie di Livia Onofrio, in programma venerdì 7 febbraio alle ore 18. “Lo Streben e l’Insonnia” è infatti l’esordio letterario della giovane scrittrice romana, classe ’91, studentessa presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università “La Sapienza” di Roma e appassionata, oltre che di scrittura, anche di canto e musica. L’incontro di piazza Don Minzoni sarà un’occasione di dialogo e riflessione su un testo incentrato sul contrasto tra l’ambizione al sublime e le delusioni del vivere quotidiano, fatte di abbandoni, dolori e mancanze. Il libro, disponibile sia in formato cartaceo che digitale, è stato pubblicato dalla Booksprint Edizioni di Salerno e ha una foliazione di 88 pagine.

INTERVISTA ALL’AUTRICE
Innanzitutto ci racconti come e perché si è avvicinata alla poesia...
“Mi innamorai della poesia tra i banchi di scuola, quando frequentavo le scuole medie. Avevo un'insegnante bravissima che ci leggeva Shakespeare, commuovendosi puntualmente. Una volta riscrissi una parte di un canto dell'Inferno dantesco descrivendo i miei compagni di classe e reinventando i contenuti della “Divina Commedia”. La professoressa lo lesse, probabilmente le piacque, ma non manifestò mai la sua stima nei miei confronti. Fu così che un malsano senso di frustrazione iniziò a germogliare nel mio petto e, con gli anni, mi indusse a confondere la disattenzione e le rare manifestazioni di apprezzamento che genitori e insegnanti avevano nei miei confronti con una distruttiva mancanza d'affetto da parte loro. Iniziai a chiudermi in un mondo idilliaco, a perdermi con la fantasia, ad ascoltare musica punk. La prima volta che scrissi una poesia fu in occasione di un lutto che mi segnò notevolmente. Credevo di essere condannata alla solitudine di un linguaggio che io sola comprendevo. Invece, quando iniziai a dedicare i primi versi ad amici e amiche, compresi l'efficacia di questo potente mezzo di comunicazione e apprezzai con entusiasmo l'effetto che produceva sugli altri. Riuscivo ad emozionare. Le persone che leggevano le mie poesie si immedesimavano nei personaggi e ricreavano nelle loro menti le situazioni e i momenti vissuti insieme. Questo mi ha permesso con il tempo di avvicinarmi al cuore di chi fa parte della mia quotidianità, di risolvere problemi di coppia e, in generale, di comunicare in modo più diretto e profondo”.

Quali sono i suoi autori preferiti e in che modo l'hanno ispirata?
“Al primo posto ci sarà sempre, indiscutibilmente, Dante. Tra gli autori classici preferisco Virgilio, Catullo e Seneca, tra quelli del Rinascimento Lorenzo De' Medici. I poeti che influenzano il mio modus vivendi e lo stile dei miei scritti sono i francesi Charles Baudelaire e Rimbaud, per la loro visione decadente della società e i colori con i quali hanno saputo dipingere il male di vivere. Tra i grandi protagonisti della letteratura inglese, non posso nascondere i miei sentimenti per Shakespeare e Byron. Tra quelli che maggiormente hanno contribuito alla mia formazione e che mi hanno affascinata più di altri, ricordo D'Annunzio e Marinetti, per la potenza espressiva dei loro versi e per le storie tramandate sulle loro vite. Adoro Neruda e mi ispiro particolarmente alla filosofia e ai versi di Leopardi”.

Quale ruolo pensa che la poesia possa ancora ricoprire nel 2014?
“La poesia nei secoli ha cambiato forma, utilizzo, mezzi di propaganda, finalità; per quanto si possa svalutare questo genere, sconvolgere la metrica, distruggere ogni rima, non si potrà fermare la propulsione di un verso. Finché l'uomo sarà in grado di amare, saprà scrivere poesie. La vita non ha sapore senza l'amore, così come le arti e i sogni non hanno parole per esser raccontati senza la poesia”.

Perché questo titolo? "streben" e "insonnia" cos'hanno in comune?
“L'insonne è in lotta con i demoni della notte, con le insicurezze, è vittima silenziosa delle sue stesse paranoie, imprigionato dal ritmo circadiano ed è costantemente stanco. Più si dispera nel tentativo di prender sonno e più difficilmente riuscirà a dormire. Lo streben, termine bizzarro del romanticismo tedesco, è la tensione verso l'assoluto, l'indefinito. Ciò che accomuna questi due termini è l'azione, lo sforzo per raggiungere ciò che va oltre il controllo umano. Una metafora per disegnare l'uomo del nostro tempo, in continua ricerca di elevarsi, non spiritualmente, bensì economicamente”.

Scrive poesie, studia medicina, è anche una cantante. Ha già deciso cosa farà da grande?
“Scrivere mi rende libera, svuota la mente e, spero, riempie il cuore di chi legge. Mi piace cantare: è un'attività alla quale mi dedico con passione durante il tempo libero. Ho sofferto molto, ma alla fine ho scelto la mia strada. Dedicherò tutta la mia vita alla ricerca e alla pratica clinica. La medicina è motore e pane quotidiano per la mia mente. Fare il medico conferisce valore alla mia vita, ma anche a quella degli altri. A guarire le pene dell'animo ci pensa la poesia”.

In allegato la locandina dell'evento (da scaricare)

di Paolo Gresta

05 Febbraio 2014

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