stampa | chiudi

EDITORIALE

Il divieto di effettuare o ricevere scommesse del calciatore professionista (e non solo)

L’art. 6 del Codice di Giustizia Sportiva: i “colpevoli” sono soggetti alla sanzione dell’inibizione o della squalifica non inferiore a due anni e all’ammenda non inferiore a 25 mila euro

La vicenda del giocatore Stefano Mauri che sta tenendo banco in questi giorni è solo l’ultima di una lunga serie che, negli anni scorsi, ha visto coinvolti tecnici, giocatori ed altre figure appartenenti (e non) al mondo del calcio e collegate al triste fenomeno delle scommesse illegali. Una realtà, quest’ultima, che risale già agli anni 70’, allorquando per molti atleti era abitudine scommettere, direttamente o tramite loro amici (o complici), sui risultati degli incontri ai quali, poi, avrebbero essi stessi partecipato, generando così un evidente “conflitto di interessi” (dal momento che il calciatore avrebbe inevitabilmente “modulato” il proprio rendimento in funzione della realizzazione del risultato sul quale, appunto, aveva scommesso). Di qui, la necessità di prevedere un divieto in tal senso, sia al fine di garantire il corretto e regolare svolgimento delle competizioni sportive dalle infiltrazioni di ambienti malavitosi, sia per tentare di impedire la perdita di fiducia e di credibilità, da parte degli appassionati e dell’opinione pubblica in genere, riguardo la genuinità dei risultati delle competizioni sportive.
E tale divieto, oggi, a livello di ordinamento sportivo, viene sancito dall’art. 6 del Codice di Giustizia Sportiva, il quale prevede cheAi soggetti dell’ordinamento federale, ai dirigenti, ai soci e ai tesserati delle società appartenenti al settore professionistico è fatto divieto di effettuare o accettare scommesse, direttamente o per interposta persona, anche presso i soggetti autorizzati a riceverle, o di agevolare scommesse di altri con atti univocamente funzionali alla effettuazione delle stesse, che abbiano ad oggetto i risultati relativi ad incontri ufficiali organizzati nell’ambito della Fifa, della Uefa e della Figc”. 
A ben vedere, tale norma sancisce un divieto assoluto di effettuare o accettare scommesse ad ampio raggio, sia da un punto di vista dei “soggetti attivi” (sono ricompresi, infatti, tutti coloro che, a qualsiasi titolo, facciano parte dell’ordinamento federale, i dirigenti, i soci e, appunto, i giocatori appartenenti al mondo del professionismo, coloro cioè che, a norma dell’art. 7, co. 2, dello Statuto della Figc, militano nei Campionati della Lega Serie A, Lega Serie B e Lega Pro  - la “vecchia” Serie C- ), sia da un punto di vista dell’ambito “oggetto” di scommessa (che riguarda, non a caso, tutte le partite organizzate nell’ambito della Fifa, della Uefa e, appunto, della stessa Figc).
Tale divieto, beninteso, riguarda anche i calciatori c.d. dilettanti (coloro cioè che hanno compiuto il 18° anno di età e che, a seguito di tesseramento, svolgono attività sportiva per società associate nella Lega Nazionale Dilettanti: tra di essi, rientrano anche coloro che sono di sesso femminile, quelli del Calcio a Cinque ed infine quelli che svolgono attività ricreativa) e quelli appartenenti al settore giovanile, ma per essi è limitato alle sole scommesse effettuate presso soggetti non autorizzati (almeno per le scommesse riguardanti gli incontri ufficiali organizzati nell’ambito della Fifa, della Uefa e della Figc; mentre permane il divieto di scommettere anche presso i soggetti autorizzati per quanto riguarda le gare delle competizioni in cui militano le loro squadre).
Nonostante questa distinzione, nel caso di violazione di tale obbligo, però, le conseguenze sono comuni a tutte le categorie suesposte: infatti, i soggetti ritenuti “colpevoli” saranno soggetti alla sanzione dell’inibizione o della squalifica non inferiore a due anni e dell’ammenda non inferiore a 25 mila euro.
Da segnalare che, ove venisse accertata anche la responsabilità da parte della società di appartenenza del soggetto condannato, questa, a seconda delle circostanze e della gravità del fatto, potrà essere soggetta alle sanzioni previste dal Codice di Giustizia Sportiva
(lo stesso articolo 6, al comma 4, rimanda a quelle previste all’art. 18 dello stesso Codice) e, segnatamente: a) la penalizzazione di uno o più punti in classifica; b) la retrocessione all’ultimo posto in classifica; c) l’esclusione dal campionato di competenza; d) la non assegnazione o revoca dell’assegnazione del titolo di Campione d’Italia o di vincente del campionato, del girone di competenza o di competizione ufficiale.

Avv. Marco Valerio Verni

26 Agosto 2013

stampa | chiudi