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EDITORIALE

La ricchezza di Papa Francesco

Scegliendo il nome di Francesco, egli invita la Chiesa a non affidarsi a nessun’altra modalità di comunicare se stessa, se non alla nuda e semplice testimonianza della bellezza della fede

Habemus Papam: è Jorge Mario Bergoglio, vescovo di Buenos Aires, cittadino argentino con genitori di origine italiana.

Con la scelta del nome Francesco, il Papa è riuscito a comunicarci, fin dalle prime mosse, con gesti semplici, comprensibili per chiunque, dove fissa il suo sguardo, ciò che ha di più caro.

Con la scelta del nome Francesco, il nuovo Papa ci rivela la sua povertà, anzi la sua vera ricchezza: Gesù Cristo. Scegliendo il nome di Francesco, egli invita la Chiesa a non affidarsi a nessun’altra modalità di comunicare se stessa, se non alla nuda e semplice testimonianza della bellezza della fede.

E’ evidente la sintonia profonda, fondata nella fede in Gesù Cristo, tra il realismo di Benedetto XVI, il quale, con il suo gesto di dimissioni, ha ricordato al mondo che la Chiesa è di Cristo, e l’umile realismo di papa Francesco, che, da subito, ha espresso la coscienza del suo ministero petrino: egli è il Vescovo in comunione e in cammino con il popolo della Chiesa di Roma, «quella che presiede nella carità tutte le Chiese», secondo la felice espressione dei sant’Ignazio di Antiochia.

Dal concilio ad oggi i nomi dei Papi sono significativi di un disegno divino chiarissimo.

Giovanni XXIII e Paolo VI sono i Papi del Concilio Vaticano II: essi hanno ripreso i nomi dei due Apostoli fondatori e teologi, colonne della Chiesa primitiva, Giovanni e Paolo. Poi sono venuti due Papi che hanno voluto dimostrare la continuazione del Concilio, chiamandosi, entrambi, Giovanni Paolo. I nomi scelti dagli ultimi due Papi accentuano il carattere missionario, della diffusione della Chiesa nel mondo: Benedetto e Francesco sono i fondatori, il primo, della nuova civiltà europea e, il secondo, del rinnovamento della Chiesa. E’ il segno, la strada che Dio sta indicando alla sua Chiesa oggi, in questi tempi di confusione, come ai tempi di San Benedetto e di San Francesco: agli occhi del mondo, erano poveri, ma essi hanno affascinato milioni e milioni di uomini e donne con la ricchezza della loro fede, con la testimonianza della loro vita cambiata dall’esperienza di amicizia con Gesù Cristo.

Sembra realizzarsi la profezia che Joseph Ratzinger, nel lontano 1969, fece sulla rivista Concilium: “Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare gli edifici che ha costruito in tempi di prosperità. Con il diminuire dei suoi fedeli, perderà anche gran parte dei privilegi sociali. Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la Fede al centro dell’esperienza. Allora la gente vedrà quel piccolo gregge di credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per se stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto”.

di Oreste Malatesta

15 Marzo 2013

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