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EDITORIALE

La tragedia della Siria (e non solo) e l’indifferenza delle nazioni c.d. democratiche

In Siria, come in Mali, continuano gli eccidi di donne, bambini, anziani, sotto lo sguardo fintamente interessato delle altre nazioni c.d. democratiche: quelle stesse nazioni che si affannano nel celebrare varie ricorrenze (Olocausto, Foibe etc..). Ricorrenze sacrosante, che servono a mantenere viva la memoria su efferatezze tremende, tragiche ed imperdonabili. Ma esse dovrebbero servire anche ad evitare che quelle stesse tragedie si ripetano nel presente e nel futuro.
Eppure, che fanno le potenze democratiche? Niente: e celano la loro indifferenza dietro presunti equillibri diplomatici, che sarebbe il caso di non alterare, a pena di conseguenze più gravi di quelle attuali.
Stesse ipocrisie di 70 anni fa, quando americani, inglesi, francesi ed altri, facevano finta di non sapere le migliaia di persone deportate e barbaramente assassinate nei campi di concentramento nazisti, salvo poi gridare allo scandalo e processare i criminali nei tribunali penali internazionali.
Poi, più tardi, per ripetere la stessa storia (mutatis mutandis) con Saddam Hussein e con Gheddafi.
Idem in Mali.
Allora, via le ipocrisie.
Quotidianamente, vengono compiute sistematiche violazioni dei diritti umani, tra cui crimini contro l’umanità e crimini di guerra, perpetrate nell’ambito di una politica di Stato destinata a compiere rappresaglie contro le comunità sospettate di sostenere l’opposizione e ad intimidire ed assoggettare la popolazione.
Credo sia venuto il momento che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si faccia promotore presso i governi di Russia e Cina affinchè pongano immediatamente fine alle forniture di armi e di equipaggiamenti alla Siria. E che provveda a congelare i beni patrimoniali nei confronti del presidente Bashar al-Assad e di tutti coloro che, appartenenti al suo entourage, potrebbero essere coinvolti nell’ordine o nell’esecuzione di crimini di diritto internazionale.

Avv. Marco Valerio Verni

03 Marzo 2013

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