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EDITORIALE

Se n' andata la 'scheggia di plutonio' del teatro italiano: addio Mariangela Melato

E' scomparsa a 71 anni a Roma dopo una lunga malattia

Mariaangela Melato (Milano, 19 settembre 1941  Roma, 11 gennaio 2013)

Un addio silenzioso ed improvviso, nonostante quel male che da tempo la teneva prigioniera. Prigioniera non delle sue forze, perché ha continuato a calcare il palcoscenico fino alla fine, senza arrendersi, ma essenzialmente del tempo inarrestabile, di quella sorte annunciata ed ineluttabile, presagio beffardo della signora con la falce. Se n'è andata così la tigre dello Stabile di Genova, Mariangela Melato, colei che stava alla "guardia della superstite dignità del teatro" (come il critico Fiore scrisse una volta). Artista dal talento poliedrico è fuggita dal mondo proprio all'alba, quando il sole nasce e bacia il cielo per regalare all'umanità un nuovo giorno. Una vita che muore mentre un altro giorno sorge, una vita che se ne va, come ha fatto la sua. L'ha fatto in punta di piedi, quasi a non voler disturbare quell'Italia assonnata che per tutta la vita l'ha accolta ed applaudita, nel bene e nel male della sua gloria artistica. Un'attrice che da bambina sognava di diventare "Tutto!": "Volevo diventare soprattutto ballerina... - disse una volta in un'intervista - e volevo 'diventare', ecco tutto! ...c'è stato un momento, dai 10 anni in su, in cui "volevo diventare", avevo capito che qualcosa mi doveva succedere, che qualcosa doveva capitare. Ho scoperto subito che quel qualcosa sarebbe arrivato, perché sapevo fare cose completamente inutili, sapevo dipingere, cantare, non sapevo ancora recitare...ma quelle le sapevo fare... . Sono stata conscia abbastanza presto, in modo abbastanza misterioso (non posso dire di aver detto: "Mi sono sbagliata!.."), che lo sapevo!".

Era decisa la "dea senza età", com'era stata soprannominata più volte dalla critica, aveva la grinta di chi in teatro, come nel cinema, sa fare mattanza perché dotata di una tale poliedricità da farle vestire personaggi variegati, passando dalla commedia alla tragedia, saltando dalla risata al pianto con la leggerezza fisica di una libellula, arrivando al canto con la decisione e l'eleganza prorompente di una voce particolare come la sua, unica e capace di sfumare in una gamma di tonalità senza euguali. Lei stessa diceva: "Un'attrice deve far ridere o piangere, e riuscire a recitare senza travestimenti". Era proprio questa genuinità che la rendeva autentica. La sua presenza mancherà, ma la sua grandezza è così tale ed eterna che vivrà ancora nel ricordo di chi ha saputo apprezzare i colori della sua anima meravigliosa. E' strano come quando viene a mancare qualcuno che ci ha fatto sognare e ci ha regalato emozioni, in un modo o nell'altro, ci faccia sentire altrettanto orfani e un pò più soli. Pur sapendo che di fronte ad un'assenza tale, è il ricordo di chi resta a compensare tutto, pur rimanendo consci che non si muore veramente finché si vive nella memoria di chi resta. La perdita di una personalità come quella della Melato lascerà tanto vuoto ed al contempo tanta pienezza. E' per questo che in queste righe non voglio ricordare la sua fama artistica, che è ben nota a molti ed è stata ricordata abbastanza in queste ore di strazio, ma vorrei elogiare un'ultima volta la sua grandezza con un doveroso grazie. Grazie Mariangela per aver scelto di donarti, senza risparmiarti mai al tuo pubblico, grazie per aver scelto di realizzare quel sogno di bambina, perché così facendo hai regalato un pezzetto di te a chiunque ha avuto l'onore di assaporare la tua arte. Grazie perché non hai mai abusato della tua fama, ma fino alla fine hai continuato ad essere la "Signora del teatro" con riserbo ed eleganza, talvolta ostentando una spigolosità ed un cinismo che cozzavano un pò con la trasparenza del tuo sorriso e la luminosità dei tuoi occhi. Una volta dicesti: "La vera Mariangela è questa qua: una persona che fa un mestiere che le consente di cambiare personalità...e per questo mi piace moltissimo. Ma questo non vuol dire che non abbia personalità, anzi, sì forse ne ho tante a disposizione, però mi piace approfondire me stessa, mi piace capire, mi piace migliorare. E credo (io lo dico spesso) di essere, nel bene e nel male, la donna che sono oggi e mi considero migliorata rispetto alla partenza, perché ho fatto questo mestiere".

di Fabiola Cianci

11 Gennaio 2013

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