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EDITORIALE

2013. L'inizio di un nuovo viaggio in compagnia della speranza

Capodanno 2012, il bilancio tra delusioni e desideri

Notte di San Silvestro, ultimo giorno dell’anno per il nostro calendario. Il cielo è un caleidoscopio di luci colorate, l’ultima festa dell’anno è al culmine, ai fuochi d’artificio fanno eco altrettanto gioiosa i tappi di spumanti e champagne, la grande abbuffata è stata appena consumata e la parola più usata e abusata è: AUGURI!

Già, auguri per un nuovo anno che è appena cominciato, primi vagiti di un viaggio che durerà 365 giorni, o se preferite 31536000 secondi, singoli e distinti attimi che dovremo vivere e a cui dovremo sopravvivere. E di questi tempi non sembra affatto cosa scontata: passata la sciocca e mediatica paura per la profezia dei Maya rimane il timore, questo sì reale e tangibile, di un anno nuovo che storicamente si prospetta ancor più duro e pieno di incognite di quello appena trascorso. 

In questo anno che sta per terminare, forse più che in tutti gli altri, è stata la paura il sentimento dominante, una paura per il futuro che riesce a spegnere i sorrisi, che nel pronunciare la parola “auguri” lascia un sapore di fiele in bocca, che fa rallentare i battiti del cuore, che soffoca la speranza di una vita sognata fino ad ora con ottimismo. Non sono tempi facili, non lo sono neanche un po’, troppe persone hanno smarrito il sorriso in questo ultimo periodo, e quello che hanno di fronte è un anno vestito a lutto, una sposa che si presenta al matrimonio vestita di nero. Non è facile essere positivi, neanche per il più inguaribile ottimista: il bicchiere non sembra più mezzo pieno, anzi, sembra proprio del tutto vuoto.

Esiste il modo per non perdere la speranza? Ognuno ci prova, ognuno ha la propria ricetta per vivere al meglio, ma non esistono formule magiche. Forse il modo migliore per farlo è lasciare che gli embrioni dei sogni vengano alla luce, non farli abortire prima ancora che possano diventare grandi, forti e solidi abbastanza per potersi realizzare. Non ci si può arrendere, nonostante tutto, è necessario provarci sempre e ancora, altrimenti vivere senza speranza è come giocare una partita truccata in cui si conosce a priori il vincitore.
31 dicembre fine dell’anno, notte di  balli, bollicine e tombolate, ma la fine di qualcosa è soprattutto tempo di bilanci personali; è inevitabile guardarsi indietro e fermarsi a riflettere su ciò che è stato e su ciò che poteva essere ma non è stato. Inevitabile analizzare con un sorriso le gioie vissute e, con un’ombra di malinconia, i dolori e le ferite ancora più o meno aperte.

C’è chi il bilancio usa farlo alla fine di ogni giornata, solo con se stesso nel buio e nel silenzio di una camera da letto, quando i ricordi sono freschi e sulla pelle c’è ancora il profumo di un giorno appena finito, ancora pieno di suoni, brividi e sguardi. E c’è chi invece aspetta la fine dell’anno per fare bilanci...ed io sono tra quelli; alla fine di una giornata non riesco ad essere obiettivo e distante abbastanza per analizzare in maniera critica le 24 ore appena trascorse, ma alla fine di un anno si può fare, c’è tempo e modo per capire in che direzione sta procedendo la propria vita, un'occasione per pesare quanto di buono e meno buono abbiamo fatto e ricevuto.

A volte non è semplice guardare la propria vita ed essere capaci di giudicare in maniera oggettiva...troppo coinvolgimento. In fondo è la nostra unica vita e cerchiamo sempre di viverla al meglio, inciampando goffamente sulle trappole del vivere o volando leggeri sulle ali di successi e sentimenti positivi. Ma sono soprattutto gli insuccessi, le sconfitte, le delusioni, l’indolenza, gli amori perduti o sprecati a presentarsi davanti agli occhi, giudici implacabili di noi stessi, vestiti con i loro abiti più miserabili, ed è impossibile far finta di non vederli, essi sembrano apparire dietro ogni battito di ciglia, sono i nemici da affrontare, Bravi sulla strada della propria serenità. Ed ognuno è solo davanti ad essi, armato soltanto del proprio cuore.

1 gennaio, primo giorno dell’anno per il nostro calendario, è da poco passata la mezzanotte, il cielo continua ad essere illuminato e le bottiglie sono ormai vuote, ci si scambiano baci di auguri, tra poco anche questa ultima festa sarà finita e tutti dovremo ricominciare a …vivere? Sopravvivere? Forse entrambe le cose, però sarebbe bene dare una spolverata alla nostra amica di sempre, bistrattata ed umiliata forse troppo nell’anno passato, lei non inganna mai con promesse vane, spesso siamo noi a tradirla, ma per l’anno che verrà è meglio tenersela buona dentro la nostra anima. Signori e signore, accogliete e custodite con voi la Speranza. Ne avremo bisogno. 

di Roberto Grande

31 Dicembre 2012

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