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La rottura maturata durante l’assemblea

San Filippo Neri. I lavoratori contestano i sindacati

Alle accuse dei dipendenti sono seguiti momenti di tensione e una breve colluttazione

Fotoreportage di Ilaria Misantoni

ROMA – Esasperazione e momenti di tensione hanno animato stamattina l’assemblea che si è tenuta al San Filippo Neri, per informare i lavoratori sullo stato di avanzamento delle procedure per il taglio dei posti letto e sulle proteste che verranno messe in atto nei prossimi giorni dalle sigle sindacali. I lavoratori, un centinaio, riuniti nel piazzale, hanno contestato duramente i sindacalisti e la dirigenza dell’ospedale accusata di non fare abbastanza per salvare la struttura.

I FATTI. L’assemblea si è riunita verso le ore 11 di questa mattina nel cortile, all’ingresso della palazzina principale dell’ospedale. I primi a parlare sono stati, affacciati al balcone della Direzione Sanitaria al primo piano, i rappresentati sindacali che hanno riferito sulla situazione e sulle future azioni da mettere in atto. Secondo i sindacalisti, che hanno lamentato una scarsità di informazioni provenienti dalle istituzioni e dal Commissario Bondi, il taglio riguarda circa 120 posti letto e numerosi reparti chirurgici oltre alle relative terapie intensive: prospettiva che significherebbe il declassamento del San Filippo Neri. Dopo aver illustrato le proposte per le prossime iniziative, tra cui una manifestazione per sabato mattina, i rappresentanti hanno sciolto la riunione e si sono accinti a rientrare nella sala riunioni della direzione sanitaria che da venerdì hanno occupato. Visibilmente esasperati dalla situazione, però, i lavoratori riuniti nel cortile, e appoggiati da pazienti e cittadini, non sono rientrati e hanno continuato il presidio discutendo animatamente e contestando la linea dei rappresentanti. Mentre l’atmosfera si faceva calda ha preso la parola Angelo Di Giovanni, ex dipendente dell’ospedale in pensione, che arringando la folla dai gradini dell’ingresso ha lanciato parole di fuoco contro i sindacalisti, ancora affacciati al balcone. “Sapevano tutto da almeno due anni e non hanno fatto nulla” esclama e richiama “il decreto 80 della Polverini, sul riordino della sanità nel Lazio, già parlava chiaro, ora Bondi lo sta solo attuando - e insiste - Sono collusi col potere e complici del piano di distruzione dello Stato che passa per la sanità e per l’istruzione, che questo governo sta mettendo in atto”. Di Giovanni propone ai presenti di aderire al corteo degli studenti indetto per giovedì 20 dicembre, e di spostare la lotta ad un livello più alto. Gli fa eco il signor Giuliani dipendente della Direzione Sanitaria: “Dobbiamo abbandonare il sindacato, e unire la lotta con le altre realtà ospedaliere, e con le proteste degli studenti”; e contro i rappresentanti sindacali tuona “abbiamo posto il problema già mesi fa, ci è stato risposto che non siamo Pomigliano o l’Ilva”. 

I MOMENTI DI TENSIONE. L’assemblea si scalda e i convenuti sembrano sostenere i due contestatori, che continuano ad attaccare, provocando la reazione scomposta dei sindacalisti delle sigle ufficiali, che fino a quel momento avevano assistito dal balcone. Bufacchi, coordinatore Rsu e segretario provinciale del Fials, esce correndo dall'atrio della struttura e livido in volto si avvicina a Di Giovanni e lo spintona intimandogli: “Finiscila di dire quello che ti conviene”; la scena provoca la reazione istintiva dei più vicini, almeno una ventina di persone. Poi una calca per dividere i due e l'allontanamento di Bufacchi che ancora urlava. Tutta la scena si è svolta sotto gli occhi increduli dei presenti, un centinaio di persone, compresi anche alcuni agenti in divisa che controllavano la situazione dal lato del cortile, ma che non sono intervenuti visto che la colluttazione si è risolta in pochi secondi. La spaccatura ormai però era consumata e a nulla sono serviti i tentativi di riconciliazione operati pochi minuti dopo da altri rappresentanti sindacali, scesi a placare gli animi. I sindacalisti hanno fatto notare che da venerdì scorso stanno occupando la Direzione Sanitaria “Non chiudiamo a costo di occupare i reparti” e a chi chiede di aderire al corteo degli studenti rispondono “C’è una sigla di partito dietro quel corteo, stiamo valutando forme di lotta legali e concordate”. Ma la contestazione prosegue e dalla folla riunita molti gridano “Andatevene a casa!”. Mentre ancora si discute e i rappresentanti sindacali invitano alla calma e ragionano sulla possibilità di prendere denunce, qualcuno dal cortile grida “se siamo in tanti come fanno a denunciarci? Facciamo come in Egitto” e una dottoressa in camice, guadagnati gli scalini: “I sindacati ci hanno addormentato le coscienze, dobbiamo cercare l’unità con gli altri ospedali, tanto loro cadono sempre in piedi”. Il presidio continua ancora per una ventina di minuti e sembra ormai essersi sciolto, mentre molti rientrano nella struttura, ma un capannello agguerrito rimane ancora a discutere nell’atrio interno, intenzionato a mettere in discussione l’operato delle sigle sindacali. “Qui vengono solo a mettere le bandierine, cominciamo a toglierle che non servono a nulla” è il commento di un’infermiera visibilmente esasperata.

dell'inviata Ilaria Misantoni

18 Dicembre 2012

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