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L'AVVOCATO RISPONDE

L’ammonimento del Questore: un possibile rimedio all’escalation dello stalking

In cosa consiste, le peculiarità ed alcune considerazioni

Le cronache recenti hanno incentrato l’attenzione su fatti caratterizzati dal tristemente fenomeno dello stalking, che, come ormai di comune conoscenza, è un termine di origine anglosassone che, entrato a far parte anche del nostro lessico giuridico, identifica la fattispecie incriminatrice prevista dall’art. 612 bis del nostro Codice Penale, secondo cui "Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita".

L'AMMONIMENTO. Sul reato in sé si è scritto tanto, ma quel che sfugge ai più è che esiste una strada alternativa alla denuncia (alla quale si arriva, molto spesso, tardi, per paura o per sfiducia nelle lungaggini processuali), che, nella maggior parte dei casi, risolve il problema, facendolo cessare e prevenendo pericolose escalation.
E che è molto più veloce ed immediato delle vie giudiziarie: il c.d. “ammonimento”, previsto dall’art. della stessa Legge che, nel 2009, ha introdotto nel nostro sistema lo stalking (la n. 38 del 23 Aprile, rubricata “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in materia di atti persecutori:c.d. Stalking”).

IN COSA CONSISTE. Esso consiste in una istanza che la persona offesa (ossia la presunta vittima delle condotte di cui sopra) può rivolgere all’Autorità di Pubblica Sicurezza, unitamente alla rappresentazione dei fatti che la giustificano, affinchè il Questore “ammonisca” il presunto stalker a cessare dalle sue condotte persecutorie. Tecnicamente, accade che la suddetta richiesta viene prontamente inoltrata dall’Ufficiale di Polizia Giudiziaria che l’ha raccolta al Questore il quale, inaudita altera parte (ossia, basandosi unicamente sugli elementi rappresentati dalla persona offesa, e su eventuali altre informazioni assunte dagli organi investigativi, ed in assenza di contraddittorio con la controparte), e sempre qualora ritenga l’istanza fondata, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge.
Del tutto, naturalmente, viene redatto processo verbale, del quale viene consegnata copia alle parti interessate (soggetto richiedente ed ammonito).

LA PECULIARITA' DI QUESTA PROCEDURA. La peculiarità di questa procedura,  che la rende particolarmente snella e spedita, è che il conseguente decreto non presuppone l’acquisizione della prova del fatto penalmente rilevante (per intenderci, quello previsto dall’art. 612-bis c.p.) ma, nel quadro di un potere ampiamente discrezionale della Pubblica Amministrazione, richiede la sussistenza di un quadro indiziario che renda verosimile, secondo collaudate massime di esperienza, l’avvenuto compimento di “atti persecutori”.
Tra l’altro, qualora da tale quadro emergano gravi indizi, il Questore può procedere direttamente emanando il decreto, senza quindi convocare il presunto “stalker” e senza redigere processo verbale.

CONSIDERAZIONI. Alcune considerazioni importanti:
1) l’istanza di ammonimento può essere inoltrata PRIMA che venga sporta denuncia-querela; qualora, a seguito del decreto di ammonimento, il soggetto intimato dovesse continuare nelle sue condotte persecutorie, si attiverà d’ufficio il conseguente processo penale, con conseguente aumento della pena per la parte inadempiente;
2) il soggetto ammonito, per parte sua, potrà difendersi impugnando il provvedimento con ricorso gerarchico al Prefetto o con ricorso giurisdizionale al Tribunale Amministrativo Regionale (T.A.R.).
3)  solo il 10 per cento dei soggetti ammoniti è stato successivamente segnalato all’Autorità Giudiziaria. per il reato di stalking (tratto da “Riccardo Tumminia, L’ammonimento del questore nelle situazioni di stalking – natura ed effetti”; fonte: Banca Dati della Polizia di Stato, 2010).
Di conseguenza, da tale ultimo dato, appare evidente come certi fenomeni possano essere prevenuti o, comunque, fortemente contenuti, qualora si ricorresse a questo istituto.
Una ultima considerazione appare d’obbligo: lo stalking, in quanto tale, non è fenomeno di genere, come si vuol far credere dai più: o meglio, non è fenomeno unidirezionale (uomo verso donna).
E non è solo la donna, alcune volte, a non denunciare, ma molte più volte, mi si consenta, è l’uomo: forse proprio perché uno schiaffo o una condotta persecutoria dell’uomo verso la donna provoca maggior allarme sociale, e maggior clamore, che se fosse viceversa.
Violenza, tra l’altro, è anche quella morale, che, fatto notorio, molte donne attuano nei confronti degli uomini (specie quando vi sono di mezzo dei bambini, e questi vengono usati come “armi di ricatto”), consapevoli del fatto (certe donne, non tutte, chiaramente) che “a priori” esse saranno credute a prescindere, risultando molto più difficile per un uomo, ribaltare il pregiudizio, dimostrando prima, e facendo accettare, contro il dogma universale della violenza unidirezionale, la condotta vessatoria da lui subita.

E’ una precisazione doverosa, questa, che va di pari passo con un’altra verità, forse scomoda, ma che, parimenti, va ribadita con forza: il fenomeno dello stalking è serio, e tante volte gli Uffici di Polizia e/o i Tribunali sono intasati da denunce che, risultate poi pretestuose e infondate, non fanno altro che rallentare il lavoro degli Organi investigativi e della Magistratura su quei casi che, invece, meriterebbero la massima attenzione e speditezza. A danno di quelle donne, dunque, realmente vittime di questo tremendo reato.

Avv. Marco Valerio Verni

11 Dicembre 2012

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