stampa | chiudi

EDITORIALE

Affido condiviso: questo sconosciuto. Dubbi e speranze. Verso l’Affido condiviso bis?

Intervista al Prof. Marino Maglietta, estensore del testo base della Legge 54/2006

Nonostante le statistiche ufficiali mostrino un incremento “teorico” dell’applicazione del c.d. affido condiviso (entrato in vigore nel 2006), nella realtà accade che i figli minori vengano ancora affidati con modalità pressoché “esclusive” ad uno dei due genitori (in genere la madre). La situazione è così evidente che il nostro Legislatore si è dovuto premurare di tornare sull’argomento, attraverso alcuni disegni di legge che, in via di approvazione (si spera entro la fine di questa legislatura: c.d. “affido condiviso-bis), dovrebbero consentire un’applicazione più certa di questo istituto che, al dunque, non potrebbe che giovare, in primis, a quei figli minori che hanno l’unica colpa di avere i propri genitori separati.

L'INTERVISTA
Nei giorni scorsi, ho avuto il piacere di intervistare il Prof. Marino Maglietta, docente universitario presso l’Università di Firenze (Facoltà di Ingegneria), da anni impegnato nello studio e nell’analisi dei problemi socio-giuridici, con particolare attenzione per la famiglia in crisi. Impegno che lo ha portato, nel 1993, a fondare l’associazione nazionale “Crescere Insieme”, della quale è tutt’ora presidente, e ad essere ideatore dell'affidamento condiviso dei figli ed estensore dei testi base considerati nelle varie legislature, che hanno condotto alla legge 54/2006.

Professor Maglietta, ad oggi qual è l’effettiva applicazione della legge?
"Il rispetto della chiarissima volontà del legislatore è assolutamente residuale. I pilastri della riforma – frequentazione bilanciata, diritto del minore a ricevere le cure di entrambi i genitori e forma diretta del mantenimento - sono ignorati o clamorosamente contraddetti. E la cosa più grave è che in prima fila sta proprio la Suprema Corte, le cui pronunce sono non solo metagiuridiche, ma anche profondamente illogiche".

Come spiega questa “resistenza mentale”, che ben si appalesa in provvedimenti i quali, anche nella terminologia usata, si rifanno, sostanzialmente, alla vecchia normativa e all’affido esclusivo (assegno di mantenimento, diritto di visita..ecc..)?
"Oltre ai motivi di ritardo culturale (non a caso, salendo di grado di giudizio e, parallelamente, di età dei magistrati, la situazione peggiora decisamente) è probabile che la perdita di potere discrezionale non rallegri il giudice, soprattutto se si accompagna alla necessità di lavorare di più. Mettere fine alle sentenze copia e incolla non può far piacere. E’ comprensibile".

In tal senso, come giudica l’eventuale introduzione della c.d. responsabilità civile dei magistrati, con riguardo alla violazione manifesta del diritto?
"Del tutto favorevolmente, ma sarà molto difficile arrivarci. Un notissimo magistrato ha dichiarato su un canale televisivo nazionale che il provvedimento non deve passare, altrimenti “i magistrati perderebbero la serenità”. Propongo la stessa cosa per i chirurghi, così potrebbero operare a cuor leggero: “dove taglio taglio”.

Accennava prima al “mantenimento diretto”: questo sconosciuto. Eppure si diminuirebbe di gran lunga, probabilmente, la litigiosità tra gli ex partner…
"Certamente, ma vuol mettere quanto si fa prima a scrivere una cifra, piuttosto che sforzarsi di individuare appropriati capitoli di spesa?"

A proposito di eccessiva litigiosità: in diverse pronunce, la Suprema Corte, anche qui forzando, se non addirittura “inventando”, il dato normativo, si è espressa in una sostanziale impossibilità che il Giudice disponga l’affido condiviso, dovendo privilegiare, di contro, e sempre nel presunto interesse del minore, l’affido esclusivo. Non si corre il rischio, allora, che certe situazioni possano essere artatamente create, al fine di vedersi affidato il figlio in maniera esclusiva? D’altronde, è già ben noto, purtroppo, il fenomeno delle denunce “strumentali” (alias “inventate”)...
"La cosa più triste è che questa “interpretazione “ della legge non è neppure univoca. Continuamente gli Ermellini lo dicono e poi se lo rimangiano, con buon pace della certezza del diritto".

Una domanda che interessa molti: qual è lo “stato dell’arte” della legge sul c.d. affido condiviso bis?
"Dorme il sonno del giusto al Senato".

Certo, nel caso questa legge fosse approvata, bisognerebbe vigilare, anche lì, sulla effettiva e concreta applicazione della stessa...
"Di questo sono meno convinto. Certo, vigilare sempre, ma la formulazione del condiviso bis offre poche scappatoie. Bisognerebbe proprio violare scientemente e sfacciatamente la legge".

Personalmente, da avvocato, ritengo che quando una persona si rivolga a me per una questione inerente il “Diritto di Famiglia”, debba io, almeno in prima istanza, dismettere i panni di difensore di parte “a prescindere” e cercare di essere, innanzitutto, un mediatore tra le parti: ciò, a mio avviso, nel vero interesse del minore. Perché la Mediazione (che in altri Paesi che adottano l’affido condiviso in maniera più incisiva, è un istituto pienamente applicato) da noi stenta a decollare?
"Azzardo una spiegazione: per le stesse ragioni che hanno penalizzato il condiviso. Le liti nascono dalle iniquità (nel senso etimologico del termine), quindi una legge che predica rapporti equilibrati, separazione delle competenze e – addirittura – l’obbligo di farsi spiegare che c’è chi potrebbe aiutarti a non litigare non può essere gradita agli operatori del conflitto".

Ad ogni buon conto, e per fugare ogni dubbio circa l’equiparazione dei bambini a dei “pacchi postali”, il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, nell’audizione tenutasi presso la Commissione Giustizia del Senato, nel novembre scorso, ha dichiarato: l’affidamento condiviso, laddove applicato rigorosamente, comporta maggiori benefici per la salute dei figli...
"Non è una domanda, ma capisco che lei vuole il mio assenso e io glielo do volentieri".

dell'avvocato Marco Valerio Verni

24 Aprile 2012

stampa | chiudi