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EDITORIALE

La maleducazione o diseducazione stradale...

...fenomeno tristemente frequente e spesso mortale

Capita ormai di frequente di leggere sulle cronache dei giornali, di persone letteralmente uccise mentre attraversano (magari sulle strisce pedonali) una strada: episodi raccapriccianti, fastidiosi e ormai davvero insopportabili; sintomo di "maleducazione" e "ignoranza" (per usare degli eufemismi) che sembrano proprie di un malcostume italiano sempre più generalizzato: il non rispetto delle più elementari regole del Codice della Strada.

Teoricamente, a norma dell'articolo 191 del Codice della Strada, "(...)quando il traffico non è regolato da agenti o da semafori, i conducenti devono fermarsi quando i pedoni transitano sugli attraversamenti pedonali. Devono altresì dare la precedenza, rallentando e all'occorrenza fermandosi, ai pedoni che si accingono ad attraversare sui medesimi attraversamenti pedonali"; o, ancora: "Sulle strade sprovviste di attraversamenti pedonali i conducenti devono consentire al pedone, che abbia già iniziato l'attraversamento impegnando la carreggiata, di raggiungere il lato opposto in condizioni di sicurezza": nella realtà, c'è, invece, un altissimo tasso di menefreghismo (sic!). Ed è avvilente vedere di come, a manifestarlo, siano proprio tutti: giovani, anziani, uomini, donne, financo le stesse Forze dell'Ordine!

Chi scrive, beninteso, non è un perfetto guidatore, e la mia stessa natura di avvocato mi porta a capire l'errore e la possibilità di sbagliare: ma non per questo posso giustificare lo sbaglio ad oltranza, spesso reiterato con più o meno consapevolezza, con l'intima convinzione che tanto la si farà franca. D'altronde, si assiste spesso, purtroppo, a regole che, benché esistenti a livello normativo, sono contraddette da comportamenti ad esse opposti, che, caratterizzati da una "diuturnitas" prolungata nel tempo, danno vita a prassi molto pericolose, spesso mortali. Prassi che, proprio perché reiterate nel tempo, senza che vengano punite, portano nel lungo periodo a non considerare neanche più esistente la norma. Eppure, girando all'estero (certo, non in India o Somalia, con tutto il rispetto, ma in Gran Bretagna, Spagna o Germania, per rimanere in area Ue), ci si accorge subito di come la musica cambi: le strisce pedonali sono considerate quasi alla stregua di "salvacondotti diplomatici". I conducenti dei veicoli si arrestano puntualmente (certo, nella stragrande maggioranza dei casi: l'eccezione c'è sempre), appena un pedone mostra di accingersi ad attraversare la strada. Salvo poi che essere quasi impietosi se l'attraversamento avviene, anche se di poco, al di fuori degli appositi attraversamenti. D'altronde, anche il nostro Codice parla chiaro, punendo il pedone che non attraversi sulle strisce, quando queste siano facilmente raggiungibili (vedasi l'art. 190: "(...) I pedoni, per attraversare la carreggiata, devono servirsi degli attraversamenti pedonali, dei sottopassaggi e dei sovrapassaggi. Quando questi non esistono, o distano più di cento metri dal punto di attraversamento, i pedoni possono attraversare la carreggiata solo in senso perpendicolare, con l'attenzione necessaria ad evitare situazioni di pericolo per sé o per altri....(...) Chiunque viola le disposizioni del presente articolo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 23 a euro 92". E la "ratio" è semplice: se queste (strisce pedonali) sono poste in un punto, piuttosto che in un altro, anche di 10 metri più lontano, è perché quello è il luogo più sicuro, per tutti: per chi deve attraversare e per chi, invece, deve arrestare il proprio veicolo (macchina, autobus, scooter, etc..), in condizioni di maggior visibilità, sicurezza, staticità etc..

Per non parlare, poi, dell'altro malcostume, quest'ultimo proprio degli utenti delle due ruote, di nascondere parte della targa del proprio scooter o moto, poggiandovi, in modo fintamente accidentale, la catena o, peggio (perché può essere grave indizio di una chiara intenzione anticipata di non rispettare una qualche regola stradale), sporcandola artificialmente, rendendola così illeggibile quel tanto che basta per rendere la vita complicata a chi, organo di polizia o privato cittadino, rimasto vittima, magari, proprio di un investimento, debba procedere al rilevamento della stessa.

E' compito ed interesse di ognuno di noi farsi sentinella di questi comportamenti stupidi, vigliacchi e criminali. Sì, criminali. E le Forze di Polizia dovrebbero essere intransigenti, su questo.

D'altronde, un solo esempio: immaginate che siate voi, o un vostro caro, a rimanere vittima di un incidente, e che chi l'abbia causato scappi, forte del fatto di non poter essere identificato attraverso la targa "alterata". Ecco, con questo pensiero, denunciate questi episodi e stigmatizzateli. Ed insegnate a chi è sotto la vostra cura che, per prevenire una contravvenzione, è più semplice, più legale, più intelligente, guidare rispettando le regole. Non nascondendo la targa per sentirsi presuntivamente "impunibili".

Perché, dietro un illecito stradale, che di per sé potrebbe anche non sembrare così grave, può sempre celarsi l'insidia di una disgrazia.

Per queste fattispecie, a mio sommesso avviso, e facendo naturalmente salva la specificità di ogni singolo caso, bisognerebbe iniziare a pensare seriamente ad una incolpazione a titolo doloso (con previsione dell'evento), qualora, al mancato conseguimento della regola stradale, consegua un reato (lesioni o morte). Sulla scia, d'altronde, di quell'indirizzo giurisprudenziale che, di recente, ha considerato dolosa l'uccisione di due ragazzi a seguito di "passaggio con il rosso" da parte di una autovettura.

Sulla strada non si scherza. E piangere dopo, non serve a nulla. Anzi, a volte, è fastidiosamente ipocrita. 

Avv. Marco Valerio Verni

05 Novembre 2011

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