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PERSONAGGI & MESTIERI

Roberto Di Costanzo: quando una passione, un talento si trasforma in lavoro

Intervista al giovane artista romano: “Credo fortemente nell’autonomia dell’immagine poiché lo scritto non deve essere mai subordinato ad essa”

Roberto Di Costanzo, giovane artista romano

ROMA - Illustratore e costumista arredatore diplomato presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Roberto Di Costanzo, è un artista ventiseienne che ha trasformato il suo talento in lavoro. Ama l'illustrazione e la tecnica in cui più si identifica è il disegno con la china, passione che trova un forte connubio con l'interesse per il cinema, il teatro e il costume. Si è formato con il noto maestro scultore pittore Pietro Rocchi. La sua più grande fortuna? "La mia famiglia - dichiara al quotidiano Teverenotizie - che ha colto sin da subito le mie qualità artistiche, appoggiando ogni mia scelta senza ostacolarmi mai".

L'INTERVISTA
Nonostante la sua età, vanta un curriculum notevole.
"Ho capito sin da quando ero piccolo che l'arte sarebbe stata il mio mondo, il mio futuro. Si vedeva da come, appena bambino, maneggiavo i colori. La mia fortuna è stata avere una famiglia che ha saputo cogliere le mie qualità assecondandomi sempre nelle mie scelte. Mi sono diplomato al Liceo Artistico e già durante quegli anni ho avuto la fortuna di esporre alcuni miei disegni presso una poliedrica galleria romana. Dopo gli studi artistici ho frequentato l'Accademia di Belle Arti di Roma presso il dipartimento di scenografia, affinando la passione per il cinema ed il teatro con quella dell'illustrazione. In quegli anni ho seguito compagnie teatrali itineranti approfondendo l'interesse per il trucco scenico ed il costume ed ho avuto la possibilità di esporre le mie opere presso librerie e spazi di tematica alternativa. In seguito ho frequentato il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma sotto la direzione del maestro Piero Tosi e lì mi sono diplomato come costumista arredatore. Dopo aver terminato gli studi, ho collaborato come stagista o assistente costumista in film al cinema, televisione e cortometraggi. Nel frattempo ho illustrato quattro libri".
Preferisce il ruolo di illustratore o si sente più a suo agio nel cinema o a teatro nel ruolo di costumista?
"In realtà non vedo la differenza tra le due cose e mi trovo perfettamente a mio agio in entrambi i ruoli. Io nasco disegnatore, un disegnatore con la capacità di raccontare delle idee. I miei disegni, in quanto idee, sono  connessi alla filosofia. Sono pensieri che prendono forma grafica e poiché credo che anche il cinema, il teatro ed il costume siano fatti intellettuali, non vedo la diversità tra il disegno ed il costume. Immaginare un attore vestito in un certo modo, lega un'idea ad un'altra, il costumista è un tramite, sbobina il pensiero del regista poiché ha una visione più lucida. Per questo motivo una volta i costumisti erano tutti disegnatori al contrario di adesso che è un ruolo andato perduto perché le produzioni sono più veloci. Secondo me un costumista che sa disegnare ha una via preferenziale ed io mi sento un disegnatore al servizio di diversi canali".
Come sono nate le collaborazioni con gli autori dei libri che ha illustrato?
"In alcuni casi, come Francesco Freda, famosissimo truccatore cinematografico, c'era una conoscenza nata da una collaborazione su un set cinematografico. Marco Caputo, autore dell'ultimo libro che ho illustrato, mi aveva notato durante una mia esposizione nella libreria romana in cui lavora e quando ha scritto la sua opera, ha chiesto specificatamente di me perché gli erano piaciuti i miei lavori che aveva visto esposti. Per quanto riguarda gli altri due libri, mi trovavo già a lavorare con la casa editrice che li ha prodotti".
Vuole parlarci delle opere che ha illustrato?
"Il primo libro che ho illustrato è "L'amore non ha fine" di Francesco Freda, una raccolta di poesie dedicate ad Anna Allegri, sua moglie e fondatrice della sartoria Annamode attiva da molti anni nel cinema e nel teatro internazionale. Poiché l'autore ha lavorato tutta una vita con le mani, essendo un truccatore, mi sono ispirato a questo ed ho realizzato nove ritratti inediti dove spesso si vedono le sue mani. Nel 2009, ho illustrato "Le favole di Alenuska", un libro di DmitrJ Mamin-Sibirjak Dmitrjak, che mostrano al lettore contemporaneo la faccia della Russia popolare, accompagnandolo in un viaggio alla scoperta di un mondo ormai dimenticato. Un itinerario che permette di conoscere l'essenza del popolo attraverso una serie di personaggi che sono sempre metafora dell'uomo, dei suoi vizi e delle sue virtù. Sono i diversi ecosistemi a confronto che manifestano gli scontri e gli incontri di stravaganti esseri. La prosa ed i contenuti sono nati per l'infanzia ma sono anche adattissimi ad un pubblico adulto. I vari animaletti, protagonisti delle favole, sono stati da me vestiti secondo la moda del 1885 e questa cosa si evince da molteplici elementi. In questo libro, le mie illustrazioni sono tutte a china, perché in questo caso è la tecnica che secondo me rende e rievoca di più "l'idea di nostalgico". Il terzo libro che ho illustrato è il "Canto di Natale" di Charles Dickens, nella versione tradotta da Paolo Noseda, testo rielaborato dall'autore stesso per le sue letture pubbliche. Lì con i miei disegni, ho raccontato il viaggio verso la redensione del protagonista, confrontandomi con il mondo scomparso di Dickens. Nei miei disegni l'unico elemento che resta dell'Ottocento è il cilindro, visibile in quasi tutte le immagini. Per il resto è un viaggio verso la povertà, dove si legge e resta sempre un filo di nostalgia. Infine, l'ultimo libro da me illustrato è quello per bambini scritto da Marco Caputo, "Il rifugio". Sono particolarmente affezionato a questo libro soprattutto per il rapporto di stima con l'autore che mi ha scelto per illustrarlo. Credo che la forza di questo scritto e delle sue immagini sia la presenza di molta poesia, del raccontare e anche qui per i vestiti dei personaggi mi sono ispirato alla storia. In questo libro, per la prima volta, mi sono espresso a colori".
Cosa pensa delle sue opere?
"Credo che la costanza dei miei lavori sia un processo che scatta nella mia testa legato alla metafora, alle analogie. La bellezza del mio lavoro è inventare delle realtà che hanno motivo di esistere. I miei disegni offrono degli spunti che vanno al di là dell'immagine stessa".
Quali sono i suoi progetti per il futuro?
"Vorrei fare delle esperienze all'estero e per questo non escludo l'idea di trasferirmi in un Paese estero soprattutto perché in Italia viviamo con la paura di quello che sappiamo fare e per riuscire bisogna puntare sulla mediocrità. A questo proposito, inizierò presto a collaborare con una casa editrice francese per la quale illustrerò un libro per bambini sulla città di Roma. Nel frattempo sto preparando una mostra che farò ad anno nuovo nella Capitale sulla mitologia greca. Ho deciso di riprendere una serie di figure mitologiche greche, riconsegnandole alla modernità con una destinazione malinconica e decadente visto che le varie peculiarità che all'epoca rappresentavano tali divinità, nell'era moderna si sono trasformate nei peccati capitali. Il tutto con persone che posano. Difficilmente ritraggo soggetti da fotografie ma preferisco lavorare con la persona fisica. Ho scelto personalmente i soggetti. Attualmente sto presiedendo dei laboratori di disegno e pittura per adulti e bambini che vogliono scoprire il mondo dell'arte in uno spazio che ospita attività artistiche e culturali nel rione Monti a Roma".

ULTERIORI INFORMAZIONI. Per vedere le opere di Roberto Di Costanzo e avere ulteriori informazioni sui suoi lavori è possibile visitare il sito www.robertodicostanzo.it

dell'inviata Manuela Tranquilli

01 Novembre 2011

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