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VIAGGI & REPORTAGE

Laghi, giardini e rocche: la Tuscia da scoprire...

Attraverso le strade provinciali un viaggio tra Bomarzo, Civita di Bagnoregio e Bolsena alla scoperta di tre paesaggi e atmosfere da vivere

Nella foto di home page: panorama di Civita di Bagnoregio - Nella foto interna: il Parco dei Mostri di Bormarzo (Foto di Samantha Pacolini)

Le strade provinciali hanno il loro fascino: il paesaggio collinare ti incanta mentre il percorso tortuoso ti confonde. Nessun cartello stradale per chilometri, ma con te la tua fedele mappa con sopra segnate le tre mete. Bomarzo è la prima: sogno, magia, mistero, storia chi più ne ha ne metta. Un parco costruito e abbandonato nel 1500 e ritrovato e restaurato a metà del 1900, che tutt’ora è avvolto da un’atmosfera che non lascia scampo alla fantasia, affascinando i più scettici e ammaliando i sognatori. A malincuore lo si lascia. Si riparte. Il viaggio è appena iniziato. Ci si muove a Nord, verso Civita di Bagnoregio. Da anni minaccia di scomparire ma da secoli resiste. Costruita su una montagna di tufo che nei secoli ha ceduto di volta in volta, resta oggi un borgo arroccato per scelta della natura, collegato – o espugnato dall’uomo -  solo da un cavalcavia recentemente costruito. Uno dei borghi più belli d’Italia. La serenità predomina. Le case sono abitate? Forse. La vita è percepibile nei movimenti dei turisti, dei negozi tipici ma, soprattutto, nella cura dei giardini e dei balconi ricchi di fiori e piante verdi, ma anche da qualche gatto che qui e là dormicchia al sole. Per un attimo pensi anche di volerci vivere per sempre, ma il sole che sta per tramontare ti distoglie dalla folle idea, perché non è qui che il crepuscolo ti attende, bensì più a nord, su una distesa di acqua. Altra strada provinciale, abbandoni la mappa e segui i cartelli per “Bolsena”, costeggi il lago – maltrattato dall’inquinamento-, il sole ti segue…eccolo! Tramonta! Ma te acceleri, è a Bolsena da sopra il Castello Monaldeschi della Cervara, risalente al medioevo e meta illustre nel corso del Rinascimento, che vuoi salutare quel sole che ha fretta di dormire. E ci riesci. Osservi dall’alto quel lago di origine vulcanica più grande d’Europa, magari con mano in quella di qualcun altro, e torni a ricordare la terra preziosa che abbiamo ereditato e che, spesso, dimentichiamo di avere.

Fotoreportage di Samantha Pacolini

03 Settembre 2011

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