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SPORT - INTERVISTA

Il calcio come aiuto nella cura dei disturbi psichici

Intervista a Massimo Scarabattoli

Da sempre lo sport è momento di aggregazione e di crescita. Chi lo pratica abitualmente conosce molto bene i vantaggi che se ne traggono, a livello fisico, mentale e psicologico. Il nostro stesso ordinamento giuridico guarda con favore all'attività sportiva ed alle associazioni che la promuovono come completamento della crescita equilibrata e dello sviluppo psico-fisico dell'individuo ai sensi dell'art. 2 della Costituzione. Dello stesso avviso risulta, altresì, la giurisprudenza che, per parte sua, arriva a qualificare l'esercizio dell'attività sportiva quale "scriminante non codificata" (entro certi limiti, si intende), proprio perché intesa a soddisfare un interesse generale della collettività. Anche chi scrive è assiduo praticante di diverse discipline, e quindi grande sostenitore dell'idea che una pratica sportiva regolare dovrebbe essere parte integrante della vita di ognuno di noi. D'altronde, il secolare adagio latino "mens sana in corpore sano" dovrebbe garantire la veridicità di quanto poc'anzi affermato. Non poteva, dunque, non attirare la mia attenzione ed ammirazione l'iniziativa che, periodicamente, da ormai quattro anni, viene portata avanti dalla cooperativa sociale "Spazi Immensi" in collaborazione con la nota società sportiva romana "Olimpia Calcio": il torneo internazionale di football denominato "Integrazione da goal". Una competizione amatoriale alla quale partecipano squadre formate da persone con patologie psichiche di vario tipo, sulla scorta di evidenze scientifiche raccolte a livello universitario che hanno evidenziato un netto miglioramento patologico e comportamentale in quei pazienti che vengono introdotti alla pratica costante di una qualche attività sportiva. In particolare a quella del calcio, che, essendo sport di squadra, ha il grande merito di sviluppare nei giocatori quei determinati valori che, evidentemente, sono benefici per contribuire alla cura di molte patologie psichiche. Ne ho avuto modo di parlarne con Massimo Scarabattoli, operatore sociale nonché uno degli organizzatori della competizione in questione.  

L'INTERVISTA
Come è nata Integrazione da goal?
"Da diversi anni in Italia si pratica lo sport come intervento terapeutico per persone che soffrono di disagi psichici: vedendo gli ottimi risultati che si ottengono sia con l'attività fisica ma soprattutto per tutto quello che implica lo sport di squadra (socializzazione, confronto, accoglienza, integrazione) si è deciso di dar vita ad un evento che ogni anno radunasse diverse realtà e passare dei giorni all'insegna dello stare insieme, confrontarsi e fare sport. Così, da 4 anni, a Roma, si svolge il torneo "Integrazione da goal" che raccoglie e  mette a confronto diverse realtà del sociale che praticano lo sport come modello di riabilitazione. Promotori di questa iniziativa sono la cooperativa sociale "Spazi Immensi" e la società sportiva "Olimpia Calcio". Con il tempo la manifestazione ha avuto sempre maggiore eco ed ha varcato i nostri confini, tant'è che, all'ultima edizione del torneo, ha partecipato una delegazione di circa 35 persone (tra pazienti,medici ed operatori) proveniente niente di meno che dal Giappone". 

Cosa è nato da questo confronto con il Giappone e quali sono gli obbiettivi prefissati insieme?
"Sicuramente è stata un esperienza coinvolgente ed emozionante, sia per i ragazzi che per gli operatori. L'idea è quella di poter svolgere in maniera sempre più continua eventi internazionali, non solo in Italia, e coinvolgere altri paesi per avere un confronto sempre maggiore sui modelli riabilitativi adottati".

Si potrebbe pensare ad una sorta di campionato mondiale per ragazzi con un disagio psichico?
"Sicuramente l'idea è affascinante, ma per realizzare una cosa cosi grande bisognerebbe unire molte forze soprattutto a livello istituzionale".

Come si è svolto il torneo?
"A differenza degli altri anni, dove abbiamo sempre inserito squadre "esterne" di amici e conoscenti, aiutati anche dal coinvolgimento dei bambini della scuola calcio Olimpia, quest'anno, sia per questioni di tempo che per una espressa richiesta da parte dei medici giapponesi (che richiedevano squadre composte solo da pazienti, al fine di una maggior valenza scientifica dello studio), abbiamo svolto un quadrangolare cui hanno aderito, oltre che i "Goddess Takatsuki" (la squadra giapponese), tre rappresentative importanti come la Uisp ("Unione Italiana Sport Per Tutti"), l'Anpis ("Associazione Nazionale Polisportive per l'Integrazione Sociale") e la Fenascop ("Federazione Nazionale Strutture Comunitarie Psicoterapeutiche"), che si occupano, appunto, dell'integrazione tra sport e disagio psichico".  

Le partite disputate sono state molto combattute e "sentite" da tutti i partecipanti. Non ho chiesto, però, chi abbia vinto il torneo, perché credo che quando si organizzino manifestazioni di questo tipo siano un po' tutti a vincere: gli organizzatori, gli operatori sanitari, e soprattutto loro....i pazienti.

Avv. Marco Valerio Verni

14 Maggio 2011

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