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EDITORIALE

La risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu 1973/2011: i presupposti e le conseguenze

A rendere necessaria tale decisione, il precipitare della situazione in Libia, dove l'esercito del Colonnello Gheddafi sta reprimendo nel sangue, senza distinzione alcuna tra civili e militanti, la rivolta scoppiata nei giorni scorsi

Il 17 Marzo scorso, come ormai è noto, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione 1973 (2011), con il voto favorevole di dieci Stati e l'astensione degli altri cinque (Cina, Russia, India, Brasile e Germania) che lo compongono.
A rendere necessaria tale decisione, il precipitare della situazione in Libia, dove l'esercito del Colonnello Gheddafi sta reprimendo nel sangue, senza distinzione alcuna tra civili e militanti, la rivolta scoppiata nei giorni scorsi.   

Ebbene, come si legge nelle primissime righe del documento in questione (http://www.un.org/News/Press/docs/2011/sc10200.doc.htm), il Consiglio di Sicurezza autorizza gli Stati membri ad intraprendere ogni misura necessaria a "proteggere i civili e le aree civili popolate sotto minaccia di attacco in Libia, compresa Bengasi", escludendo, però, almeno al momento, qualsiasi occupazione straniera del territorio africano in questione ("to take all necessary measures to protect civilians under threat of attack in the country, including Benghazi, while excluding a foreign occupation force of any form on any part of Libyan territory"). 
Di conseguenza, viene decisa l'instaurazione di una "no-fly zone", ossia vengono vietati tutti i voli sulla Libia, a meno che essi non abbiano carattere umanitario o non siano destinati al recupero ed al rimpatrio di cittadini di altri Stati.
Inoltre, vengono imposte misure ancora più dure rispetto al passato per fermare le armi che arrivano ai soldati di Gheddafi e "al personale mercenario armato", autorizzando ispezioni in "porti e aeroporti, in alto mare, su navi e aerei".
Riguardo le sanzioni contro il regime, vengono inseriti tra i nominativi per i quali si vieta il viaggio verso qualsiasi paese, l'ambasciatore della Libia in Ciad, Mr. Quren Salih Quren Al Qadhafi,  e il governatore di Ghat (nella Libia del Sud), Colonnello Amid Husain Al Kuni, perché "coinvolti nel reclutamento dei mercenari" da altri Paesi dell'Africa.
Da ultimo, vengono  bloccate una serie di entità finanziare libiche quali la Central Bank of Libya, la Libyan Investment Authority, la Libyan Foreign Bank, oltre che la Libyan National Oil Company.

A conferma della natura di "crimine contro l'umanità" (come recita l'incipit della risoluzione in commento: "(...)which it said might constitute "crimes against humanity (...)" che l'azione del dittatore libico sta via via assumendo, è intervenuto anche il Procuratore presso la Corte Penale Internazionale, Mr. Luis Moreno Campo, avvertendo il Colonnello Gheddafi che qualsiasi attacco contro la popolazione civile sarebbe considerato "crimine di guerra" e che, di conseguenza, non esiterebbe a spiccare un mandato di arresto contro lui e i suoi comandanti.

Come è noto, nelle ore successive a tale risoluzione, sono iniziati gli attacchi aerei contro le forze del regime libico da parte di alcuni Stati membri. L'Italia, dal canto suo, ha offerto, al momento, supporto logistico, ma ha altresì messo a disposizione, all'occorrenza, aerei da combattimento.
Bisognerà ora vedere se il comando delle operazioni passerà sotto l'egida NATO, oltre che per instaurare una precisa gerarchia militare, anche per prevenire, o limitare, a livello giuridico e politico, pericolose interpretazioni della risoluzione in oggetto che, provenienti da paesi quali Cina e Russia (due dei paesi che si sono astenuti in seno al Consiglio di Sicurezza), e dalla stessa Lega araba, lasciano intendere ad un suo mancato rispetto. Significative, a tal proposito, le parole del segretario generale della Lega, Mr. Amr Mussa, secondo cui l'obiettivo è "diverso da quanto sta succedendo in Libia: quello che vogliamo", ha sottolineato, "è proteggere i civili, non bombardarne altri". Secondo Mussa, la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza sulla Libia "afferma il divieto di ogni invasione e di occupazione. La protezione dei civili", conclude il segretario, "non richiede operazioni militari".

Ragionando "a contrario", però, non si comprende come possano difendersi dei civili, già sotto attacco, se la stessa risoluzione vieta la presenza sul territorio libico di forze di occupazione straniere. E se, come appare certo da fonti di cronaca, non siano stati risparmiati dagli attacchi delle forze del regime neanche alcuni insediamenti della Croce Rossa.
D'altronde, come ha tenuto a sottolineare il nostro Presidente della Repubblica, nonché Capo delle Forze Armate, Giorgio Napolitano, «Inutile ripetere cose che tutti dovrebbero sapere: la Carta delle Nazioni Unite prevede un capitolo, il VII, il quale, nell' interesse della pace ritiene che siano da autorizzare anche azioni con le forze armate volte a reprimere le violazioni della pace».
Se non era ipocrisia del momento, ma vero spirito patriottico, quello dimostrato da tanti italiani nei giorni scorsi, in occasione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, e visto che ormai "il dado è tratto", stringiamoci a coorte e sosteniamo, senza pericolose divisioni interne, quanto deciso dalle Nazioni Unite e, di conseguenza, dal nostro Governo. In nome della Pace e della Libertà dei Popoli. E, se vogliamo dirla tutta, in nome di una Dignità Nazionale che tante volte ci è stata calpestata, con visioni storiche troppo spesso distorte e di parte, e con ricatti di varia natura, dal Colonnello Mu Hammar Abū Minyar al-Qadhdhāfī.

Avv. Marco Valerio Verni

21 Marzo 2011

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