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EDITORIALE

Cari fratelli e sorelle d'Italia "siam pronti alla morte"?

Il nostro Tricolore dovrebbe sventolare sempre nel nostro cuore e non solo in rare occasioni

Cari Fratelli e Sorelle d'Italia,
quella che ci sarà data domani è un'opportunità storica ma non unica: domani ricorderemo i 150 anni dell'Unità d'Italia e il tempo continuerà a scorrere e il prossimo anno saranno 151, poi 152, poi 153...magari trascorsi senza tutto il clamore di queste ultime settimane. Non saranno però meno importanti. 
I sindaci dell'area Tiberina, del Soratte e della Sabina hanno organizzato celebrazioni, commemorazioni ed eventi, ma alcuni hanno addirittura chiesto ai residenti di esporre alle finestre o sui balconi la nostra cara bandiera Tricolore. Credo che non ci sia iniziativa migliore per ricordare questa data.
Siamo abituati a ricordarci del Tricolore solo quando gioca la Nazionale. La mia generazione è cresciuta con questo ricordo infatti: la bandiera si espone per tifare la nostra squadra, per starle vicini nel momento del massimo sforzo fisico per conquistare la Coppa del Mondo. In altri momenti la vediamo solo davanti agli edifici scolastici, alle caserme delle Forze dell'Ordine e ai Municipi.
Abbiamo tutti studiato la storia, ma forse qualcuno non ha avuto la fortuna di avere insegnanti che trasmettessero i valori importanti della Patria.
Ci sono generazioni, soprattutto quelle nuove, che non hanno lottato per i diritti, che li hanno trovati pronti e impacchettati, e che non sanno neanche che sono scritti nella nostra Costituzione...e che gli appartengono.
Diciamoci la verità: siamo più abituati a maneggiare le bandiere dei partiti politici, a manifestare con quelle, a chiedere i cambiamenti con colori diversi da quelli del Tricolore.
Questo purtroppo è un dato di fatto: c'è stato un periodo storico in cui la bandiera con i colori della pace ha sostituito i tre legati alla nostra Nazione.
Questo non vuol dire che non la sentiamo...ma non possiamo dire che l'amiamo come quelli che sono morti per creare l'Italia. Oggi non credo che nessuno morirebbe per questi così alti ideali: i nostri obiettivi sono cambiati.
Nel pomeriggio un mio collega mi ha detto che tornando a casa ha trovato il Tricolore appeso alla finestra dai suoi figli: mi ha detto che è una bandiera che ha oltre 20 anni... in questi venti anni è stata tirata fuori dalla cantina solo per i Mondiali di calcio, sia persi che vinti, ha visto gioie e dolori ma legati solo allo sport.
Il mio collega mi ha detto che è ormai logora, sporca di ruggine perché deve essere stata a contatto con qualche strano metallo in cantina. Ovviamente questa cosa lo ha fatto pensare e mi ha detto: "ho pensato che forse l'Italia sta messa proprio così...piena di glorie, di acciacchi, di sporcizia... ma trova ancora la forza di sventolare".
Questa frase mi ha emozionato.
Il nostro Tricolore dovrebbe sventolare sempre nel nostro cuore e non solo in rare occasioni.
Ognuno di noi dovrebbe pensare in ogni momento, quando parla, lavora, ama, prega o sogna di far parte di qualcosa di grande, una Nazione, che qualcuno ci ha donato senza chiederci nulla in cambio.
A noi e alle nuove generazioni è affidato il "mantenimento", la voglia di togliere la ruggine, la voglia di non cambiare la sua destinazione.
Tanti invocano l'Italia per commettere o dire cose che nulla c'entrano con questo Paese. 
Forse è ora di lasciarle sempre queste bandiere fuori dalle nostre abitazioni e di dire basta a chi ci racconta la storia in maniera distorta: questo potrebbe essere per noi, oggi, il senso di "Siam pronti alla morte" dell'Inno di Mameli. Mameli ha scritto il nostro inno nazionale e non aveva ancora 22 anni quando morì: non ebbe il tempo di celebrare l'Italia unità che aveva sognato mentre componeva questo inno. Sicuramente qualcosa che ci deve far riflettere.
Un plauso speciale va sicuramente al nostro Presidente della Repubblica Napolitano che domani ricorderà il Re che ha creato questa Nazione e che oggi non viene mai menzionato per gli errori del suo successore. I più piccoli non sanno che il nostro Tricolore aveva uno stemma prima del referendum che abolì la Monarchia. Forse è il caso di ricordare chi ci ha preceduto...ma dico proprio tutti quelli che ci hanno preceduto. L'Italia non è stata fatta solo da Mazzini, Garibaldi e Cavour ma anche da Vittorio Emanuele II.
Oggi siamo una Repubblica Democratica e quindi siamo chiamati tutti, singolarmente, ad essere personaggi importanti come loro, a costruire questa Italia e a migliorarla in tutti i settori. Ovviamente ognuno deve partire da se stesso e ricordare che la Patria non è solo un concetto astratto, ma qualcosa che ci appartiene, una fede che deve crescere e alimentarsi ogni giorno in tutto quello che facciamo o diciamo. 
Auguri a tutti e W l'Italia!

di Gioia Maria Tozzi

16 Marzo 2011

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