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L'ANGOLO DI FRA' PIO

Il tempo: il suo significato, la fretta per non perderlo, il gusto di viverlo

E' tempo sprecato quello utilizzato per la relazione? Oppure il tempo sprecato quello che uso per riempire quello vuoto?

"Buongiorno" disse il piccolo principe. "Buongiorno" rispose il mercante. Era un mercante di pillole per calmare la sete. Se ne inghiottiva una la settimana e non sentiva più il bisogno di bere. "Perché vendi questa roba?" chiese il piccolo principe. "E' una grossa economia di tempo, gli esperti hanno calcolato che si possono risparmiare fino a cinquantatré minuti la settimana" rispose il mercante. "E che cosa si può fare di questi cinquantatré minuti?" chiese il piccolo principe. "Beh, se ne può fare ciò che si vuole" rispose il mercante, e rivolto di nuovo al piccolo principe chiese: " Tu che ne faresti?". "Io - rispose il piccolo principe - se avessi cinquantatré minuti da spendere, camminerei adagio verso una fontana". Quest'apologo tratto dal libro "Il Piccolo Principe" l'ho introdotto per parlare a voi e insieme con voi, del tempo, di cosa ne facciamo di quello libero, ammesso che ne abbiamo, per capire il vero significato del esso.

Erich Fromm scriveva: "L'uomo moderno crede di perdere il tempo, quando non fa le cose in fretta; eppure non sa che cosa fare del tempo che guadagna, tranne che ammazzarlo". Ecco credo che questa frase di Erich Fromm renda bene l'idea del nostro modo di vivere: se non facciamo le cose in fretta, e aggiungerei tante, ci sembra di perdere tempo, e proprio perché non sappiamo cosa fare del tempo, o meglio non sappiamo come viverlo e gustarlo, lo riempiamo e quindi lo ammazziamo.

Certo non siamo tutti uguali, ognuno di noi è fatto a modo suo, e quindi anche quello di concepire e vivere il tempo è diverso, ma non ci sono poi tanti modi diversi con i quali spendiamo il nostro tempo. Tutti in parte lavoriamo, mangiamo, dormiamo, studiamo, in sostanza la maggior parte del nostro tempo è occupata da cose incombenti, necessarie e primarie. La differenza sta nel come passiamo il tempo rimanente, e di come lo viviamo: do il giusto significato al tempo, lo vivo come dono, come spazio importante della mia vita o lo vivo come spazio da riempire, come qualcosa che passa senza dover per forza lasciarmi qualcosa d'importante? 

A tal proposito, vorrei scrivervi le due parole utilizzate dagli antichi greci per nominare "il tempo". Gli antichi greci avevano due parole per definire il tempo: kronos e kairos. Kronos è il tempo quantitativo, quello dello scandire cronologico, inesorabile e immutabile nelle sue mutazioni, costanti e precise. Kairos, il tempo qualitativo, quello indeterminato e indefinito in cui ci accade qualcosa di speciale (senso della specialità del tutto personale).

C'è una corsa al tempo, lo rincorriamo, c'è la necessità di avere tempo ma forse lo scopo non è l'averne, ma il riempirlo. Quante volte rincorriamo il tempo, nell'affanno di poter concentrare il tutto in poco, per averne di più da riempire. Questa è una realtà che rasenta l'assurdo, noi corriamo non per aver tempo libero, ma per averne di più da riempire. Sulla questione del tempo dibattono tutti, giovani e anziani: i giovani si lamentano di non aver tempo, ma poi scopriamo che passano più di due ore al giorno su Facebook. Gli anziani si lamentano che ne hanno troppo, e pur di riempirlo, passano ore al bar giocando a carte.

Quasi tutti noi, siamo convinti di non averlo. Spesso usiamo l'espressione "non ho tempo", la usiamo per difenderci da impegni (o individui) indesiderati o richieste giudicate eccessive. Tutti noi ci siamo almeno una volta nella vita trincerati dietro quest'asserzione, detta con tono quasi sostenuto, in buona o cattiva fede...in realtà la frase può avere diverse intonazioni: quella lamentosa di chi si carica in effetti di molte cose da fare finendo per perdere di vista ciò che è più importante. Quella un po' più orgogliosa di chi va riempiendo le sue giornate d'impegni e appuntamenti che lo fanno sentire "importante".

Riempiamo il tempo ma non lo godiamo in pieno, non lo viviamo come luogo della propria realizzazione. Spesso ci lamentiamo di aver perso tempo, o di averlo sprecato, spesso lo facciamo quando ai nostri occhi doniamo del tempo inutilmente, spesso quando discutiamo con una persona e non riusciamo a spuntarla, terminando con questa frase: "Speravo di riuscire a farti capire, ma in realtà ho soltanto perso tempo". Altre volte invece quando facciamo qualcosa per forza, perché siamo quasi costretti.

In realtà è davvero il tempo sprecato? È tempo sprecato, quello utilizzato per la relazione? È tempo sprecato quello usato per aiutare il prossimo, anche se non ci va? Oppure il tempo sprecato è quello che uso per riempire quello vuoto, il tempo trascorso su Facebook senza un reale motivo, il tempo passato alla Tv, alla console play-station, il tempo passato al bar a giocare a carte.

Quanto del mio tempo, lo trascorro in attività senza un giusto motivo solo per riempire il tempo libero. Il nostro tempo quindi è sovraccaricato d'impegni. A questo punto mi chiedo: perché mi sovraccarico d'impegni e di cose da fare? E tutto ciò che occupa il mio tempo, è prioritario? Qual è la cosa più importante? Quella che considero la prioritaria? C'è, la compio come tale o sono così impegnato a occupare il mio tempo che non riesco più a discernere cosa sia veramente importante? Quali sono le cose che potrei rinunciare a fare? Sicuramente qualcosa cui potrei rinunciare c'è, e allora perché non ci rinuncio? Semplice! Perché altrimenti non saprei cosa fare.

Di che cosa ho paura? Ecco il nocciolo della questione: non importa cosa faccio, ma sapere il perché, se il mio tempo è riempito di mille cose e se sono convinto che non tutte siano importanti allora è chiaro che mi devo dire perché riempio il mio tempo, di azioni, parole, rumori. Perché appena esco da casa, mi metto le cuffie del mio I-pode? Perché studio con lo stereo acceso? Perché se sono in casa da solo, ho la Tv accesa, anche se non la guardo?

Il riuscire a dirmi il perché faccio alcune cose, mi può aiutare comprendere, se considero il tempo come Kronos o come Kairos. Se considero il tempo solo come spazio da trascorrere, allora il mio modo di pensare è Kronos, tempo che passa. Se invece considero il tempo come spazio costruttivo, e qualitativo che mi possa fare crescere, donandomi soddisfazioni allora il mio modo di pensare è Kairos.

Il pensiero comune non è vivere il tempo, ma farlo passare, perché siamo convinti che il tempo non colmato, non passi. Siamo, però davvero sicuri di quest'affermazione' siamo certi che il tempo non riempito non passi, o in realtà ne siamo solo impauriti. Abbiamo così paura di quello che può succedere nel tempo vissuto ascoltandolo, che lo riempiamo di azioni, di parole, e di rumori, di cose da fare. L'uomo non è importante in conformità a ciò che fa, ma è importante poiché esiste. Non è il tempo occupato che dà importanza alla mia esistenza, ma è essa che dà importanza al tempo.

Vorrei che tutti noi, io compreso, riuscissimo a saper gioire del tempo e a non esserne schiavi, saper godere del tempo vissuto, senza sciuparlo e senza programmarlo rigidamente riempiendolo solo per il gusto di farlo o per la paura di trascorrere del tempo "vuoto", non consumato, comprendendo e amando il tempo senza dissiparlo, o esserne travolto. Questo a mio avviso è un grande impegno di vita.

C'è una parabola giudaica che dice così: "L'angelo Gabriele fu mandato da Dio per far dono della vita immortale a chi avesse un momento di tempo per riceverlo. Quando l'angelo fece ritorno disse: Avevano tutti un piede nel passato e uno nel futuro, non ho trovato nessuno che avesse tempo". Vivere l'oggi è importantissimo chi è presente, nell'oggi, senza pensare a come ha vissuto ieri e come lo farà domani, lo vivrà bene. L'oggi può essere il tuo paradiso o il tuo inferno in base a come lo vivi.  Il tempo è un dono che Dio ti ha fatto per crescere nell'amore.

L'uomo non ama più l'oggi, l'istante da assaporare, il presente da valorizzare. Ora siamo protesi verso un futuro da sogno, ora siamo curvati verso un passato che è stato già calpestato. Molte persone e spesso sono quelle non sono più giovani, vivono come se il tempo non passasse mai, gli eternamente giovani. Sono quelli che si vestono come gli adolescenti, anche se non lo sono più da un pezzo, che si tingono i capelli, che si fanno i lifting. Queste persone spesso dicono di sentirsi giovani, ma in realtà lo mostrano soltanto, solo perché hanno paura di mostrare gli anni che hanno. Il motivo è il non dichiararsi la verità che è semplicemente che loro stanno invecchiando. Poi ci sono di quelli, spesso adolescenti che saltano gli anni, e che quindi si ritrovano a fare cose a quindici anni che forse sarebbe meglio che facessero a venti. Questi non si accorgono di perdere cinque anni, perché a venti non puoi più fare le cose che facevi a sedici, non puoi più pensare come un ragazzo di sedici anni, e quindi i loro 16, 17 e 18 anni non li hanno vissuti come tali.

L' importanza di vivere il presente senza rammaricarsi del passato e senza affannarsi a rincorrere il futuro, il vivere l'oggi ascoltando cosa ha da dirti, perché ciò che l'oggi ha dirti non te l'ho detto ieri, e non può dirtelo domani, ma te lo deve dire ora, e puoi ascoltare solo se riesci a fermarti, solo fermandoti riuscirai ad ascoltarti, stare in silenzio in attesa non è tempo sprecato. Il tempo dell'ascolto è anticipato dal tempo dell'attesa, non posso ascoltare niente se non mi metto in silenzio, in attesa, questo, è il tempo della contemplazione. Senza questo tempo la vita diventa frenetica, persino nevrotica. Il fermarsi a pensare non è un tempo vuoto. È durante questo tempo che l'uomo si riempie di sapienza, di verità, di forza, e di amore.  Siamo sempre di corsa, abbiamo detto, e chi corre freneticamente alla fine, corre senza sapere dove andrà, cosa farà perché vive. Mia nonna mi diceva spesso: "Stai attento che presto e bene non stanno bene insieme". Certo bisogna vivere come Marta, quella del Vangelo che lavorava, sbrigava faccende, si preoccupava per gli altri, ma c'è una cosa che non doveva fare, non si doveva affannare. Chi si affanna non vive bene ciò che vive, e ciò che fa. Chi invece si ferma riesce a vivere bene tutto il suo vivere. Perché nel fermarsi ascolta, pensa, elabora e discerne. L'azione deve partire dal pensiero e dal ragionamento. Prima si pensa e poi si agisce, se invece si fa l'inverso, rischiamo di rinnegare ciò che abbiamo fatto. Prima si pensa cosa dire e poi si parla, non viceversa.

Il tempo dovrebbe essere vissuto come dono, e come tale quindi vissuto bene: lo vivo bene se gli do un significato importante. Il considerare il tempo come Kronos e non come Kairos, mi porterà a vivere in un modo non conforme al mio pensiero. Mi spiego meglio, se io considero il tempo come Kronos, ovvero come tempo che passa, sarò altrettanto certo che dopo la morte, non esiste più niente, e automaticamente, il mio vivere sarà un andare incontro alla morte sia del corpo sia dell'anima. Detto questo, se io credo a tutto ciò perché festeggio a ogni mio compleanno? Non serve ad altro che a ricordarmi che sto invecchiando e quindi sto andando incontro alla morte? Perché ogni 31 dicembre scoppio i petardi, e grido "BUON ANNO!" se sono convinto della fine. Molti credono alla favola che il mondo finisca nel 2012, e allora vi chiedo: scusate pur sapendo che tra un anno finirà tutto avete festeggiato? Siete masochisti per caso? Oppure più semplicemente viviamo non conformi al nostro modo di pensare. Ovvero pensiamo Kairos, ma viviamo Kronos! È Kairos, il tempo che dedico a Dio, perché dedico il tempo donato a chi me l'ha donato: spesso purtroppo pensiamo che il tempo dedicato alla preghiera sia tempo perso, o che sia necessario dedicarlo solo nel momento del bisogno. Il tempo dedicato alla preghiera non è perdita di tempo, perché la preghiera è dialogo, e il tempo che dedico al dialogo non è mai tempo perso. Io per esempio prego anche per non perdere tempo, perché penso che chi non prega vive nel mondo perdendo tempo perché fa quello che non dovrebbe fare, va dove non dovrebbe andare, dice quello che non dovrebbe dire. Se riuscirete a dedicare uno spazio durante la giornata a Dio, riuscirete a vivere bene il tempo, non abbiate paura di non riuscire a fare ciò che volete fare, ce la farete, perché per tutto c'è tempo.

Nella Bibbia, nel libro del Qoelet, troviamo scritto: "Per tutto c'è il suo tempo, c'è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo. Un tempo per nascere e un tempo per morire. Un tempo per piantare e un tempo per sradicare ciò che è piantato. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire. Un tempo per demolire e un tempo per costruire. Un tempo per piangere e un tempo per ridere. Un tempo per far cordoglio e un tempo per ballare. Un tempo per gettar via pietre e un tempo per raccoglierle. Un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci. Un tempo per cercare e un tempo per perdere. Un tempo per conservare e un tempo per buttar via. Un tempo per strappare e un tempo per cucire. Un tempo per tacere e un tempo per parlare. Un tempo per amare e un tempo per odiare. Un tempo per la guerra e un tempo per la pace".

di Fra Pio Maria - Comunità Mariana "Oasi della Pace"

12 Marzo 2011

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