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L’AVVOCATO RISPONDE

La nuova legislazione in materia di “telemarketing”

La creazione di un registro al quale iscriversi per "non essere più disturbati”

Dal 1 febbraio scorso, tutti coloro che non vorranno essere contattati telefonicamente per fini "commerciali" (proposte di vendita di prodotti e/o servizi, indagini di mercato, etc.), dovranno iscriversi ad un apposito registro (denominato "Registro pubblico delle opposizioni"): una sorta di albo, istituito dal Ministero dello Sviluppo Economico, e gestito dalla Fondazione Ugo Bordoni (un ente di ricerca in materia di telecomunicazioni, riconosciuto dalla legge 3/2003 e dalla legge 69/2009), che cambia le regole del c.d. "telemarketing".

Se prima, infatti, vigeva il principio del consenso preventivo (opt-in), che prevedeva l'esplicito parere favorevole del cliente per poter effettuare le chiamate, si passa, ora, con l'entrata in vigore dell' art. 20 bis della legge n. 166/2009 e del D.P.R. 178/2010 (che allineano l'Italia al resto d'Europa, in particolare: Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Olanda, Norvegia, Portogallo, Svezia e Regno Unito), al sistema dell'opt-out che, al contrario, stabilisce la regola del silenzio assenso. In pratica gli abbonati sono tutti contattabili, salvo quelli che si iscrivano nel suddetto registro.  

Tale iscrizione si effettua compilando un modulo elettronico sul sito web del gestore (http://www.fub.it/), inserendo i propri dati anagrafici, codice fiscale, indirizzo di posta elettronica e telefono. Si può chiedere di essere inseriti nell'albo anche via e-mail, chiamando dalla linea interessata un numero verde speciale, mediante raccomandata o fax, allegando un documento di riconoscimento. Successivamente, ed allo stesso modo, i dati potranno essere aggiornati e se ne potrà chiedere la cancellazione, che avverrà automaticamente in caso cambi l'intestatario della linea. Il Garante per la protezione dei dati personali, dal canto suo, potrà accedere al registro in qualsiasi momento per effettuare le ispezioni previste dalla legge.

Il nuovo regime vieta ai call center di contattare i numeri inseriti nell'albo (con sanzioni per i trasgressori secondo l'art.163 d.lgs.196/03), di effettuare chiamate anonime o con numero oscurato e, cosa importante, introduce l'obbligo di informare i destinatari della facoltà di iscriversi nel registro, obbligo che sarà esercitato anche dalle società telefoniche mediante la bolletta.  

Le imprese di telecomunicazioni, per parte loro, per adeguarsi alla mutata normativa, hanno prontamente stilato un codice di autoregolamentazione della propria attività (rubricato, nella sua interezza, "Norme per la regolamentazione del trattamento dei dati estratti dagli elenchi abbonati per fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale, mediante l'impiego del telefono"), a cui hanno aderito Telecom Italia, Vodafone, Wind, H3G, Fastweb, BT Italia, Tiscali, Colt, Brennercom, Welcome, Sky-Telecare, Almaviva Contact, E-Care, Comdata e Visiant.

Il testo introduce una serie di regole a favore dei consumatori, vietando le chiamate nelle ore serali e notturne dalle 21.30 alle 9, il sabato prima delle 10 e dopo le 19, la domenica e nei giorni festivi. L'accordo stabilisce, inoltre, che uno stesso numero non possa essere contattato due volte a distanza di meno di un mese e istituisce un comitato di garanzia, composto di 15 membri, che vigila sul rispetto delle norme.

Contrastanti le reazioni dei consumatori e degli operatori telefonici: se per Carlo Pileri, presidente dell'Adoc , infatti, "Il registro anti-telemarketing è inaccettabile, poiché autorizzando le chiamate indesiderate verso tutti, tranne coloro che si iscrivono al registro, fa un grande regalo alle società telefoniche e di telemarketing, ma non alle famiglie. Ci sono oltre due milioni di utenti, soprattutto anziani, esasperati e stufi di ricevere telefonate importune a qualsiasi ora della giornata che violano il loro diritto alla riservatezza"; per Stefano Parisi, presidente di Assotelecomunicazioni - Asstel (associazione di categoria del settore telecomunicazioni), invece: "Con il codice, il telemarketing si trasforma in uno strumento trasparente di promozione che rende il mercato più concorrenziale. Se attuato con modalità non invadenti e rispettose della privacy, diventa un valore anche per il consumatore". 
Speriamo che quest'ultimo auspicio risulti davvero fondato, in nome della suddetta "privacy" e, prim'ancora, delle più basilari norme di educazione.

Avv. Marco Valerio Verni

08 Marzo 2011

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