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EDITORIALE

Foibe: la visione italiana e quella slovena. L'incontro con l'ex primo Ministro Peterle

Una delegazione di giovani italiani del Ppe a Lubiana nel 'Giorno della Memoria'

L'on. De Romanis con l'ex primo Ministro sloveno Peterle

In occasione del "Giorno della Memoria", celebratosi il 10 Febbraio, per commemorare i tragici eventi del 1945 in cui centinaia di italiani (ma non solo) furono infoibati dai partigiani di Tito, si è tenuto, presso la "Conference Hall" del "City Hotel" di Lubiana in Slovenia, un incontro tra una delegazione di giovani italiani del Ppe e l'ex Primo Ministro sloveno Lojze Peterle, attualmente eletto al Parlamento Europeo, membro della "Commissione per gli affari esteri" e membro sostituto della "Commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare".

L'eurodeputato, che durante il suo premierato fu uno dei maggiori artefici, nel 1991, della dichiarazione di indipendenza del proprio Paese dalla Jugoslavia, nell'apprezzare la volontà dei giovani di voler capire, analizzare e chiarire l'accaduto di quei tragici anni, ha affermato che, con suo grande rammarico, tutto ciò è ancora lontano. Per troppi anni, infatti, l'Italia e la Slovenia, nonostante la loro vicinanza, sia geografica che politica, in quanto entrambi membri dell'Unione Europea (la Slovenia è Stato membro dal 2004), non sono mai stati così lontani nell'interpretare quanto accadde in quei tragici anni. Da una parte, la visione italiana, secondo cui tanti esuli furono spogliati delle loro proprietà e cacciati dal territorio balcanico; dall'altra, la visone slovena, secondo la quale gli italiani decisero spontaneamente di andarsene, abbandonando le loro proprietà. Quelli che furono infoibati (direi, assassinati, ndr), non furono solo italiani, ma anche sloveni e croati. E non per mano di (altri) sloveni, ma di un regime tout court. Eppure, l'impegno dell'ex Primo Ministro è stato sempre, a suo dire, nella direzione di confrontarsi, di appianare, laddove possibile, le diversità di vedute: la storia è maestra di vita, ha tenuto a precisare, ma, purtroppo, ha cattivi discepoli. A nulla (o quasi), è valso anni or sono il suo tentativo di istituire una commissione bilaterale formata da storici. Così come è caduta nel vuoto la proposta del governo sloveno di studiare una soluzione che permettesse agli esuli italiani di vedersi riconosciuto un diritto di prelazione sulla vendita di quelle che, un tempo, furono le loro case. Tutt'oggi, ha aggiunto, egli è stato molto criticato dai suoi colleghi nazionali per questa sua scelta di voler incontrare la delegazione italiana, presente in Slovenia, secondo costoro, solo al fine di provocare e prevaricare (nel senso di ricordare, non troppo subdolamente, agli sloveni, il passato dominio italiano sulle loro terre).

Certamente, la ferita è ancora aperta: e la tensione è palpabile anche nel giovane e attento uditorio. Certi temi, si sa, risvegliano vecchi istinti, come quello dell'attaccamento alla propria terra ed alla propria Patria (valori che non dovrebbero avere colore politico). C'è chi chiede: ma gli italiani se ne andarono, o furono cacciati (la differenza sarebbe notevole, anche e soprattutto sotto il profilo giuridico -ndr-, nonostante l'ex Primo Ministro sostenga più volte che, a livello legale, nulla si sia mai potuto rimproverare alla Slovenia)? E, ancora: quali sono queste diversità tra i due popoli, che non ne consentono un confronto sereno? Sono davvero insormontabili? L'interlocutore, però è un abile diplomatico e con molta pacatezza e mestiere spegne i piccoli focolai riconducendo nell'alveo del comune patrimonio cristiano la cultura dei due popoli, rinnovando l'auspicio che tra di essi si possa, al più presto, addivenire ad una proficua collaborazione di buon vicinato.

Alla fine dell'incontro, è stata espressa soddisfazione sia da parte dell'eurodeputato Peterle, che, con la sua fisarmonica, ha deliziato l'uditorio commosso, suonando "L'inno alla Gioia" (che è, guarda caso, l'inno ufficiale dell'Unione Europea), sia da parte dei rappresentanti italiani: in una nota congiunta, i promotori dell'iniziativa Carlo De Romanis, Segretario Genarale dello Yepp, (Youth of the European People's Party), movimento giovanile del Ppe, e Alessandro Colorio, (Coordinatore Regionale di Giovane Italia Lazio), hanno dichiarato che "è stato importante confrontarsi con la visione slovena dei rapporti diplomatici tra i nostri due Paesi, che solo dal 2004 sono insieme nell'Unione Europea, in particolar modo, proprio in occasione del "Giorno del Ricordo", sulla spinosa tragedia delle foibe e dell'esodo Giuliano Dalmata. Il dialogo è sempre lo strumento più appropriato per spazzare via le ombre del passato".

Una bella giornata, dunque: che ha dimostrato come sia importante  il confronto. Perché, se è vero che la "historia magistra vitae est", è altresì vero che, compito dei discepoli, di tutti i discepoli, è quello, innanzitutto, di riconoscere i propri errori e di farne tesoro. Per diventare essi stessi, un domani, Maestri di vita per le generazioni future. E, a vedere i risultati di questo incontro, non si può che ben sperare.

Avv. Marco Valerio Verni

17 Febbraio 2011

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