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EDITORIALE

Il 'Giorno della Memoria': il giorno del sapere, della conoscenza e della coscienza

Per ricordare milioni di persone che in un momento della storia smisero di esserlo e divennero cose indesiderabili

Il 27 gennaio dell'anno 1945, le truppe alleate aprirono i cancelli del campo di sterminio di Aushwitz. In quell'esatto momento probabilmente, il mondo intero conobbe e comprese a fondo l'orrore che si celava dietro quei cancelli. Nell'anno 2000, esattamente 55 anni dopo quel giorno, il Parlamento italiano istituirà il "Giorno della Memoria" con la legge n. 211, in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni subite dal popolo ebraico e dalle altre vittime del Nazismo. Oggi nella Capitale come nel resto del Paese, sono innumerevoli le commemorazioni, gli incontri e i dibattiti per non dimenticare l'Olocausto: il dramma più grande della storia dell'umanità.

L'importanza di questo giorno dedicato al ricordo, è infinitamente grande, perché tramanda e trasmette a tutti quell'enorme bagaglio di informazioni su questo evento unico nella storia dell'uomo, che gli anni e gli studi hanno contribuito ad ordinare e delineare nella sua spaventosa interezza. E' importante ricordare e trasmettere, affinché nulla di assimilabile possa mai più accadere, in nessun luogo e in nessun tempo, affinché la conoscenza e la comprensione profonda del significato della Shoah sia instillata dell'animo di ogni individuo.

Quel che mi accade sovente nell'affrontare questo tema così difficile nella vita di ogni giorno, è infatti un diffuso atteggiamento di sufficienza, e il che è cosa triste a dirsi come a riscontrarsi. Non vorrei incorrere nel fraintendimento, io penso e sono convinto che le persone sanno, ma ritengo ci siano differenti livelli di conoscenza e consapevolezza.

Oggi per fortuna è raro imbattersi in qualunquismo o peggio negazionismo, ed è grandemente diffusa la conoscenza dei fatti, ma quel che osservo è un livello medio di consapevolezza leggermente basso. E' cosa comune infatti inorridire ricordando l'Olocausto, ma spesso ricordandolo insieme a tanti altri fatti di sangue importanti.

Ora, è una linea sottile, ma è importante percorrerla: quella parola "insieme" è ciò che fa la differenza, e che può renderci persone più o meno consapevoli. Penso che "insieme" nel senso di "alla stregua di", sono parole estremamente controindicate nel trattamento di questo tema. Il discorso più comune in cui mi imbatto è forse il semplice elenco di orrori di cui si è macchiata l'umanità. Di genocidi infatti, ne è piena la storia purtroppo e sono certo tra le pagine più oscure e tetre del nostro passato di esseri umani, ma ciò che deve essere compreso e ricordato è che questo genocidio, non può e non deve essere accostato a nessun altro, che ha caratteristiche di assoluta unicità e diversità da tutto quanto accaduto prima e dopo nella storia.

La guerra, le deportazioni, le uccisioni di massa o gli stermini di intere popolazioni accompagnano tristemente tutta la storia dell'uomo, fin dalla notte dei tempi, gli esempi potrebbero essere centinaia, e tutti con ben delineati tratti d'orrore. Pensiamo alla scomparsa dei popoli della mesoamerica ad opera dei conquistadores, agli Hutu e i Tutsi, al Kosovo e al popolo curdo, ai Khmer. Oppure a tutti i dittatori e despoti  della storia, Pol Pot, Pinochet, Stalin, Franco, Salazar e Saddam, tanto per citarne alcuni ma l'elenco potrebbe essere lunghissimo.

Ecco, questa è la leggerezza più comune in cui mi imbatto, l'inserimento della figura di Hitler in questo elenco come l'inserimento dell'Olocausto nel relativo altro elenco di orrori, genocidi e pagine nere della storia. E' questa la sottile linea che separa, la linea della consapevolezza e della comprensione. La Shoah, non ha termini di paragone con nient'altro ed Hitler non fu un dittatore come tanti altri. La Shoah ed Hitler, fanno un elenco a parte composto di queste sole voci. La Shoah è stato l'orrore degli orrori, il punto più basso, il male supremo. Nessuna guerra e nessun altro genocidio ha le sue caratteristiche e peculiarità. In nessun luogo ed in nessun tempo, mai nella storia, è accaduto che qualcuno concepisse, pianificasse, e realizzasse una eliminazione industriale e su vasta scala di esseri umani. E' qualcosa di così terribile e assurdo che rende arduo anche il solo rifletterci per qualche minuto in più. Una industria di smaltimento delle persone, una macchina perfettamente congegnata ed oleata di brutale efficacia. Il modo in cui questa cosa fu posta in essere è ciò che con più chiarezza ci spalanca le porte dell'orrore. L'individuazione, la progressiva segregazione e ghettizzazione, la deportazione, i treni bestiame, il lager, la spersonalizzazione dell'individuo, la vessazione, la tortura, la negazione del concetto di umano, l'annullamento completo, lo status di merce o peggio di merce da smaltire, scoria, immondizia.

Quel che può aiutare a comprendere la dimensione e la misura di tale abominio è anche il trattamento successivo alla morte, dove quelle enormi fosse comuni che ricordano alcune odierne discariche sono gli esempi meno cruenti se riflettiamo sull'avanguardistico concetto di riciclo che invece spesso fu adoperato, dai capelli alle ossa dei defunti. Sì, questa lunga e oscena catena dell'orrore non si interrompe neanche con la morte, invece prosegue e l'industria fa un ciclo completo e moderno ed il suo orrendo meccanismo lo si può osservare in ogni singolo passaggio, dal principio alla fine.

E questo per motivi di razza, non perché c'erano territori contesi o guerre di alcun genere. Ecco, questa è la cosa. La cosa che non ha termini di paragone, la cosa che è importante capire. Gli uomini si affrontano e si uccidono nelle guerre da quando sono comparsi su questo mondo, con infinite varianti di eccidi ed invasioni, di strumenti di morte e di tortura, di umiliazione e assoggettamento. Ma dobbiamo sapere, dobbiamo ricordare che l'Olocausto è altra cosa, è uno.

Oggi ci è consentito di interrogarci e speculare su tanti aspetti di questa drammatica vicenda umana, sulle ragioni storiche, le analisi sociali, gli aspetti più controversi e quelli più evidenti. Un esempio evidente è la continua ricerca di un perché e di un percome tutto questo sia potuto accadere, di come tutto questo sia potuto accadere in Europa coi suoi 2000 anni di storia di cultura, morale, filosofia, arte e spiritualità, nella grande Germania, la Germania colta, quella di Wagner e di tanti altri grandi uomini. Sono tutti temi di grande interesse e valore, e le risposte, o i tentativi di risposta a queste domande così ingombranti certo possono aiutarci a comprendere, a ricordare, a scongiurare che qualcosa di simile si ripeta ancora, ma il mio pensiero oggi non si rivolge a questi aspetti della vicenda.

Il mio pensiero va solamente a quell'orrore così grande da non poter essere raccontato mai fino in fondo, a quei milioni di persone che in un momento della storia smisero di essere persone e divennero cose indesiderabili. Oggi è il giorno della memoria, è quel che è utile e doveroso ricordare è solamente l'orrore, e la portata di quell'orrore ineguagliabile. Tutti dovrebbero sapere, tutti dovrebbero conoscere e avere dentro la profonda consapevolezza del significato del momento più nero della storia dell'umanità.

Questo giorno è un giorno importante, comunque vogliamo impiegarlo, se per partecipare a dibattiti ed incontri, alla visione di film e documentari, all'accrescimento della nostra conoscenza e coscienza o al semplice ed intimo ricordo personale. Per non dimenticare certo, ma anche per capire, per conoscere meglio e di più. Perché è più facile non dimenticare quando si è veramente consapevoli.

Il mio auspicio è pertanto quello che il giorno della memoria sia anche il giorno del sapere, della conoscenza e della coscienza, un'occasione per essere tutti sempre più consapevoli della drammaticità di questa tragedia e di conseguenza pienamente partecipi del ricordo.

di Glauco Marino

27 Gennaio 2011

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