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VIAGGI & REPORTAGE

Una gita tra l'Abbazia di Farfa e il Museo Archeologico di Fara Sabina

Gli occhi restano estasiati dall'incastro perfetto di strabilianti affreschi di epoca Carolingia e scorci naturali dal valore inestimabile che una natura, di rado tanto generosa, decide di regalare

FARA SABINA - Dividere in concetti e schemi meraviglie del genere sarebbe facile e banale allo stesso tempo. Mettere dentro diversi contenitori le emozioni che arte, natura e cultura sono in grado di donare sarebbe addirittura crudeltà. Quindi una domenica del genere è bene raccontarla per intero, accostando e mescolando tutta la bellezza che resta scritta negli occhi e impressa nelle mente.

LA GITA COMINCIA. LA BASILICA DI FARFA. Inizia tutto all'interno dell'Abbazia di Farfa, un vero e proprio borgo medievale perfettamente mantenuto, in cui monaci convivono con gente comune. Ci sono negozi tipici, ristoranti, un bar, varie abitazioni ed una basilica da cui parte questo piccolo grande viaggio. A spiegare e descrivere i capolavori interni alla basilica è la Maria Luisa Agneni, direttore del Museo Archeologico di Fara Sabina. Si tratta di una chiesa quattrocentesca che ha subito nel tempo numerose trasformazioni e diversi restauri, soprattutto in base alle diverse valorizzazioni occorse in tutta l'abbazia. Così è possibile ammirare angoli affrescati da Orazio Gentileschi, padre di Artemisia, secondo lo stile tipico del Caravaggio, come la rappresentazione della crocifissione di San Pietro. E se il pavimento in marmo di fronte all'altare risale all'epoca Carolingia così come il campanile, perché Carlo Magno aveva elevato l'abbazia ad imperiale, il chiostro grande è costruzione del '600, mentre il soffitto affrescato con le immagini dei 12 apostoli e decorato con ornamenti dorati ed immagini sacre, ha un'età difficile da definire, dato il numero di restauri.

L'AUTOBUS PROCEDE VERSO IL MUSEO ARCHEOLOGICO DI FARA SABINA. Tra curve degne di nota e paesaggi incantati di natura incontaminata, il gruppo di visitatori si sposta verso un altro sito di grande interesse, il Museo Archeologico di Fara Sabina. A fare da guida c'è di nuovo, la direttrice Agneni. Nel museo, situato nel Palazzo Brancaleoni di Fara Sabina, sono esposti i reperti provenienti dagli scavi archeologici effettuati nel territorio a partire dagli anni '70 relativi ai due insediamenti principali dell'antica Sabina tiberina: Cures ed Eretum. "Grazie alle ricerche che hanno riportato in luce i resti di queste antiche città - sottolinea la direttrice - è stato possibile delineare il profilo storico e culturale di questo popolo, insediatosi in Sabina a partire dalla seconda metà dell'VIII secolo a.C. fino alla conquista da parte dei Romani nel III sec. a.C. La peculiarità - aggiunge la dottoressa Agneni - dei materiali del museo e il fatto che essi provengono da due scavi diversi per tipologia - uno di abitato (Cures), l'altro di necropoli (Eretum) - ha consentito di ricostruire, nel raffronto tra "città dei vivi" e "città dei morti", un ritratto della società sabina che fino ai primi del '900 costituiva una sorta di "zona grigia" nel quadro delle culture dell'Italia antica".

PER OGNI TIPO D'INFORMAZIONE. Per curiosità riguardanti l'Abbazia di Farfa è possibile visitare il sito internet www.abbaziadifarfa.it, dove si possono trovare tutti i contatti, gli orari e i numeri di telefono necessari. Mentre per quel che riguarda il Museo Archeologico di Fara Sabina si può visitare il sito internet www.sabinideltevere.it e trovare tutte le informazioni e i contatti utili.

di Stefano Papalia

02 Marzo 2011

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