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EDITORIALE

In ricordo di Anna Politkovskaja, la giornalista “reietta di Mosca”

Per non dimenticare a quattro anni dalla sua morte

Anna Politkovskaja (30 agosto 1958 - 7 ottobre 2006)

"Il compito di un dottore è guarire i pazienti, il compito di un cantante è cantare. L'unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede" (Anna Politkovskaja).

Il 7 ottobre è ricorso il quarto anniversario della morte di Anna Politkovskaja, giornalista russa molto nota all'opinione pubblica internazionale per il suo impegno in merito ai diritti umani della Cecenia, ma anche per la sua posizione di contrasto nei riguardi del presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin. Venne uccisa quattro anni fa dalla mano assassina di un killer a contratto, il cui mandante risulta ad oggi ancora sconosciuto...non fu mai trovato un colpevole.

ANNA POLITKOVSKAJA: LA REIETTA DI MOSCA. Personaggio scomodo era la Politkovskaja, la "reietta di Mosca" - come usava definirsi - che per la sua sete di verità pagò a caro prezzo la sua vita, consacrata da sempre a quello che lei stessa aveva fatto, dal 1982, il punto nevralgico della sua esistenza: il giornalismo. Un giornalismo incontaminato, illuminato essenzialmente dal fuoco della verità, dal senso del dovere e dell'altruismo, perché attraverso la sua "missione" dava voce a chi non aveva il potere di proferire parola. Lei stessa affermava "voglio fare qualcosa per altre persone usando il giornalismo". Non è un caso, infatti, che la giornalista nei suoi articoli per il quotidiano "Novaja Gazeta" - in cui scriveva dal giugno del '99 - si scagliasse a favore dei diritti civili e dello stato di diritto, sia in Russa che in Cecenia, opponendosi coraggiosamente all'Esercito ed al Governo russo, colpevole, secondo lei, di non averne rispetto.

UN'ESISTENZA VOTATA AL GIORNALISMO: TRA VERITA' E LIBERTA'. Il coraggio e la devozione che ha messo nella sua "missione", il perseguimento della verità e della libertà umana della sua società, sono stati i punti cardine che hanno permesso a questa donna di diventarne un'icona mondiale importante, non solo nel giornalismo, ma anche fra tutti coloro che vogliono combattere a favore dei diritti umani. Un simbolo della dignità umana, del rispetto di essa e dell'indipendenza, sulla quale lei stessa aveva riversato tutta la sua carriera, perché "bisogna esseri disposti a sopportare molto...per amore della libertà" disse la Politkovskaja in un'intervista, prima di morire.

CONCLUSIONI PERSONALI. Ho ritenuto quasi doveroso rivolgerle un pensiero in queste poche righe, per commemorare l'anniversario della sua morte e per riflettere sull'insegnamento che l'impegno umano, oltre che giornalistico, di una donna della sua portata ha lasciato in eredità ad ogni individuo. Lei ha pagato con la vita il prezzo di questo impegno, di questa vocazione, il cui scopo da sempre è stato il perseguimento della libertà e della verità, difendendo il diritto umano ad ogni costo. "Certe volte le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano" disse, e lei il suo pensiero l'ha "gridato" così forte a tutto il mondo da perderci coraggiosamente la vita.

di Fabiola Cianci

08 Ottobre 2010

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