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L'AVVOCATO RISPONDE

Videosorveglianza e privacy nei luoghi di lavoro

L'art. 4 dello Statuto dei Lavoratori: il Garante per la Protezione dei dati personali ribadisce il concetto con un provvedimento del giugno scorso

Qualora si rendesse necessario installare delle apparecchiature di videosorveglianza all'interno di un luogo di lavoro, occorrerà seguire la procedura di cui all'art. 4, co.II, della L.n. 300/70 (il c.d. "Statuto dei Lavoratori") il quale stabilisce che "gli impianti e le apparecchiature di controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l'Ispettorato del lavoro, dettando, ove occorra, le modalità per l'uso di tali impianti".

Ebbene, a ribadire il concetto, ci ha pensato il Garante per la Protezione dei dati personali, con un provvedimento del 10 Giugno 2010: la questione del contendere nasce dalla denuncia fatta da un dipendente di una ditta individuale circa l'installazione di una webcam presso due distinti punti vendita della stessa ditta, in violazione della disciplina riguardante la protezione dei dati personali e della connessa normativa di settore in tema di controlli a distanza sull'attività dei lavoratori.

Nonostante la difesa del titolare della ditta, secondo cui l'impianto di videosorveglianza era stato posto in essere esclusivamente ai fini di sicurezza, per fungere da deterrente contro eventuali furti da parte dei clienti, che si erano peraltro già verificati in passato, e che era stato rappresentato ai lavoratori i quali avrebbero espresso un consenso orale ed infine che l'impianto sarebbe stato fatto funzionare sporadicamente e prevalentemente nei giorni in cui lo stesso titolare non era presente presso il punto vendita, il garante ha ritenuto illegittimo il trattamento dei dati personali effettuato a mezzo videosorveglianza da parte della ditta e ne ha disposto il blocco.

Ciò in virtù del fatto che, dagli accertamenti effettuati, non è stato dimostrato il rispetto della procedura del citato art. 4 della Legge n°300/1970 e dei principi contenuti nel provvedimento generale del Garante del 29 aprile 2004 in materia di trattamento di dati personali effettuati tramite sistemi di videosorveglianza e recentemente sostituito dal provvedimento generale dell'8 aprile 2010.

In particolare non è risultata esservi stata la completa informativa nei confronti dei  lavoratori interessati, e la stessa (informativa) è risultata addirittura assente all'esterno dei locali, per cui gli avventori interessati non erano consapevoli che stavano accedendo in una zona videosorvegliata.

Ciò in netto contrasto proprio con quanto stabilito dal Garante nel suo citato provvedimento: ossia il diritto per tutti i cittadini che transitano nelle aree sorvegliate di essere informati della rilevazione dei dati, anche con modelli semplificati, quali un cartello con un simbolo ben visibile, con l'indicazione di chi effettua la rilevazione delle immagini e per quali scopi.

Avv. Marco Valerio Verni

20 Agosto 2011

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