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EDITORIALE

Morta Eleonora Moro, la vedova dello statista ucciso dalle Br

Oggi pomeriggio i funerali a Torrita Tiberina. Le esequie cadono nell’anniversario dell’uccisione del giudice Paolo Borsellino

Nella foto: Aldo Moro e sua moglie Eleonora

TORRITA TIBERINA - Eleonora Chiavarelli, vedova dello statista Aldo Moro, si è spenta ieri a 94 anni nella sua casa di Roma. Oggi pomeriggio a Torrita Tiberina sono stati celebrati i funerali. La signora Eleonora è stata poi sepolta nella cappella di famiglia di Torrita Tiberina nella quale riposa il marito Aldo Moro, ucciso nel '78 dalle Brigate Rosse. La signora Chiavarelli aveva sposato Moro nel 1945 e da lui ha avuto quattro figli: Maria Fida, Agnese, Anna e Giovanni. Quando il marito venne assassinato, dopo 55 giorni di sequestro, la signora Eleonora rifiutò i funerali di Stato in aperta polemica con la Democrazia Cristiana, che  aveva accusato apertamente di non aver voluto trattare con le Br per salvare il marito dalla morte annunciata. A Maglie, in provincia di Lecce, dove era nato Aldo Moro, per ricordarla il sindaco inizierà il consiglio comunale del 23 luglio prossimo con un minuto di silenzio.

UNA DONNA CHE NON SI ARRESE AI POTENTI. Eleonora Moro partecipò per protesta ai funerali degli uomini della scorta e nei 55 giorni di prigionia non smise mai di chiedere ai politici dell'epoca un segno, un gesto che potesse evitare l'uccisione del marito. Quando il 9 maggio venne ritrovato il corpo di Aldo Moro in via Caetani, la signora Eleonora iniziò a contestare le decisioni prese dai politici durante la prigionia del marito: in particolare il segretario della Dc Benigno Zaccagnini, l'allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti e il ministro dell'Interno Francesco Cossiga.

CONSIDERAZIONI. Ho avuto l'onore di conoscere la signora Eleonora e sua figlia Agnese a Torrita Tiberina, paese nel quale la famiglia veniva a trascorrere qualche ora di libertà, i fine settimana e le vacanze. In paese vissero con trepidazione l'intera vicenda che colpì la famiglia. Quando cominciai il mio lavoro di corrispondente a Torrita Tiberina incontrai da subito dei cittadini interessati a "non dimenticare" e a farmi conoscere Aldo Moro e la sua famiglia. I cittadini volevano che sapessi cosa era stato e che scrivessi che loro non avevano mai dimenticato. All'epoca dei fatti, nel 1978, avevo pochi anni e incontrare i residenti e discorrere con loro della famiglia Moro, guardare vecchie fotografie che ritraevano lo statista nella sua vita quotidiana, mi fece riflettere sulla differenza tra essere "persone normali" ed essere invece "persone che vogliono cambiare" il mondo in cui vivono facendo cose speciali, mettendosi in prima linea a rischio della propria vita. Ricordo l'energia della signora Eleonora, che si era ritrovata a vivere, pagando a caro prezzo, una delle pagine più brutte e vergognose della nostra storia italiana. Devo dire che sono stata fortunata a conoscerla e a vivere tutti quei momenti nei quali la comunità di Torrita Tiberina ricordava Aldo Moro e a cui lei partecipava sempre con determinazione e riservatezza. Le esequie della signora Moro cadono nell'anniversario dell'uccisione del giudice Paolo Borsellino: forse il destino ha voluto che questa data unisse due tragedie italiane che, per certi versi, ancora non hanno svelato né verità né colpevoli. Questo deve farci riflettere tutti. Deve essere una miccia che accende un motore, che non dimentica chi ha sacrificato la propria vita per lo Stato ma che allo stesso tempo chiede ancora giustizia e risposte.  

di Gioia Maria Tozzi  

19 Luglio 2010

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