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L'AVVOCATO RISPONDE

L’indennità di accompagnamento

Che cos'è, come richiederla, i requisiti, il rilascio e l'eventuale ricorso

L'indennità di accompagnamento, prevista dalla legge 11.2.1980, n. 18, è una provvidenza economica riconosciuta dallo Stato, in attuazione dei principi sanciti dall'art. 38 della Costituzione, a favore dei cittadini che versino in situazioni di invalidità fisiche o psichiche, tali da necessitare di un'assistenza continua; in particolare, perché non sono in grado di deambulare senza l'assistenza continua di una persona oppure perché non sono in grado di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita. Tale provvidenza ha la natura giuridica di contributo forfettario per il rimborso delle spese conseguenti al fatto oggettivo della situazione di invalidità e non è pertanto assimilabile ad alcuna forma di reddito; conseguentemente è esente da imposte. Essa è a è totale carico dello Stato ed è dovuta per il solo titolo della minorazione, indipendentemente dal reddito del beneficiario o del suo nucleo familiare. L'importo corrisposto (pari per il 2009 a euro 472,00) viene annualmente aggiornato con apposito decreto del Ministero dell'Interno.  

COME RICHIEDERLA: I REQUISITI. La domanda va presentata, su apposito modello, alla competente Commissione Medica presso la ASL di competenza territoriale, allegando la certificazione medica comprovante la minorazione o menomazione con diagnosi chiara e precisa e con l'espressa attestazione, ai fini dell'ottenimento dell'indennità di accompagnamento, che il richiedente è "persona impossibilitata a deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore" oppure che è "persona che necessita di assistenza continua non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita".

IL RILASCIO. Entro tre mesi dalla presentazione della domanda la Commissione Medica deve fissare la data della visita medica; se tale termine trascorre inutilmente, il richiedente può presentare una diffida a provvedere all'Assessorato alla Sanità della Regione territorialmente competente che è tenuto a fissare la visita entro i nove mesi dalla data di presentazione della domanda, termine entro il quale deve comunque concludersi l'intero procedimento relativo all'accertamento sanitario. In sede di accertamento sanitario, l'interessato può farsi assistere da un proprio medico di fiducia. All'esito, se viene riconosciuta un'invalidità che da diritto alla corresponsione di provvidenze economiche da parte dello Stato, per esempio l'indennità di accompagnamento, detto verbale viene altresì trasmesso direttamente dalla Commissione Medica all'ente competente - la Regione o altro ente da questa delegato - per istruire la procedura di pagamento della provvidenza.

L'EVENTUALE RICORSO. L'eventuale ricorso contro il verbale di visita dall'esito negativo va presentato, entro due mesi dalla notifica del verbale all'interessato, alla Commissione Medica Superiore presso il Ministero del Tesoro che decide entro sei mesi (intendendosi respinto il ricorso in caso di silenzio). Vi è ulteriore possibilità di tutela giurisdizionale davanti al giudice ordinario. Una volta accertata dalla Commissione Medica il grado d'invalidità, la procedura di verifica degli ulteriori presupposti che danno diritto al pagamento della relativa provvidenza economica (tra cui l'accertamento del rispetto dei limiti di reddito cui sono collegate le provvidenze diverse dall'indennità di accompagnamento) deve concludersi da parte della Regione o dell'ente da questa delegato entro sei mesi dal ricevimento del verbale di visita da parte della Commissione Medica. Il decreto relativo alla concessione della provvidenza economica può venire anch'esso impugnato con ricorso, sempre entro due mesi dalla notifica, al Comitato Provinciale dell'INPS, che deve decidere entro quattro mesi, intendendosi altrimenti rigettato il ricorso e salva sempre la possibilità di ulteriore tutela avanti il giudice ordinario. Il pagamento materiale della provvidenza avviene a cura dell'Inps in ratei mensili (il primo rateo comprenderà anche tutti quelli già maturati in precedenza a partire dal mese successivo a quello di presentazione della domanda e verranno altresì corrisposti in un momento successivo anche gli interessi legali maturati sulle somme dovute sempre con la medesima decorrenza) mediante accredito su conto corrente postale o bancario intestato al beneficiario oppure mediante riscossione presso l'ufficio postale indicato dallo stesso richiedente, il quale ha la possibilità di indicare anche una persona delegata alla riscossione. 
Importante avvertenza è che il beneficiario della provvidenza sarà tenuto a comunicare all'Inps, entro trenta giorni, il venire meno del requisito della necessità di assistenza continua (cosa assai improbabile) oppure il venire meno della situazione di assistenza a domicilio o in un istituto a pagamento, per effetto di un eventuale ricovero a titolo gratuito in un istituto di cura.

Avv. Marco Valerio Verni

08 Luglio 2011

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