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EDITORIALE

TevereNotizie incontra il vincitore del "Premio Strega 2010" Antonio Pennacchi

Lo scrittore ha presentato la sua ultima opera “Canale Mussolini"

Antonio Pennacchi presenta il suo libro "Canale Mussolini" alla fiera dell'editoria indpendente "Lib(e)ri sulla Carta" (Foto: Fab. Ci.)

Antonio Pennacchi presenta il suo libro "Canale Mussolini" alla fiera dell'editoria indpendente "Lib(e)ri sulla Carta" (Foto: Fab. Ci.)

FARFA -  Durante la seconda edizione della tre giorni della fiera dell'editoria indipendente "Lib(e)ri sulla Carta", a presentare il suo nuovo libro era presente, come ospite d'onore, Antonio Pennacchi, vincitore del "Premio Strega 2010" con la sua ultima opera "Canale Mussolini": "l'opera per la quale sono venuto al mondo" , ha detto lo scrittore. Pennacchi, con il suo modo di fare schietto, quasi crudo, ha spiegato il significato vero e proprio del suo libro, sottolineandone la natura di romanzo, quasi biografico e denso di storia. E' stato un momento di svelamento, dove  lo scrittore si è mostrato per quello che è: un uomo semplice, acuto ed idealista.

PENNACCHI: UN OPERAIO-SCRITTORE TRA "IL BENE ED IL MALE" DELLA STORIA.  "Io ho raccontato la storia della mia terra, c'ho messo cinquantatre anni a farlo. Nelle mie cose non c'è nulla di inventato, è tutto vero. Quando ti metti a raccontare queste storie è il dolore che esce fuori dalle tue viscere, ognuno di noi prova il dovere di raccontare con onestà tutto quello che sa, del resto non c'è famiglia che non abbia scheletri nell'armadio. Dietro ognuno di noi ci sono dei romanzi! - ha affermato l'autore, emozionato - Noi abbiamo la convinzione dell'idea "Italiani brava gente" e invece non è così. Sono state fatte cose positive e cose negative, il bene e, soprattutto, il male sta in ognuno di noi, ma solo se sappiamo che il male è in ognuno di noi, allora saremo in grado di governarlo".

IL NUOVO LIBRO: "CANALE MUSSOLINI".  Pennacchi prosegue parlando del suo nuovo libro, un romanzo impregnato di storia e di vicende prettamente biografiche: "Il libro è un romanzo documentato, studiato sui libri storici, specialmente in merito alla questione delle bonifiche dell'Agro pontino. La storia c'è, ma il libro in sé è un romanzo, - spiega - infatti mi sono voluto concentrare sulla storia della famiglia Peruzzi. Diciamo si possa considerare una sorta di canto corale: io scrivo per essere capito dal mio popolo, dai miei compagni. Infatti non è un caso che uso i modi di dire del parlato, seppur non è una scrittura semplice. Quello che appare nella sua semplicità è il frutto di un duro lavoro, non dimentichiamoci che è molto più facile scrivere difficile, che scrivere facile".  

PENNACCHI E LA POLITICA. "A Latina sono tutti "fascio-comunisti", nel senso che hanno il cuore a destra, ma il cervello a sinistra. A volte penso che l'unica volta che la sinistra è stata veramente al governo, è stato  in quei vent'anni là, con il fascismo". Dichiara l'autore con un'aria quasi malinconica, ma senza cancellare il sorriso nascosto dai suoi baffi grigi, l'aria di un idealista deluso dalla realtà, ma convinto di ciò che dice.

PENNACCHI E IL PREMIO STREGA. Si emoziona Pennacchi, si fomenta da sé, in una sorta di grido di vittoria, rimarcando semplicemente ciò che la vittoria del Premio Strega gli ha lasciato e non soltanto a lui. "Sono contento di aver vinto il Premio Strega...come si dice a Roma "mejo vince' che perde'!", ero contento per quanto "rosicavano" i miei colleghi a Latina - afferma con un accento romano e teso all'ironia - Ma il motivo vero è che il giorno dopo aver vinto lo Strega, tutti a  Latina avevano vinto il premio,  non solo io.  Questa vittoria è stata vista come il riconoscimento della nostra storia, della storia del nostro territorio. Ma se rinasco, rinascerò monaco per tacere".

PENNACCHI E LA CRITICA. "Io racconto solo cose vere, per cui mi chiedo cosa avrà da ridire la gente, anche se ci sono abituato - ha detto l'autore nei confronti della critica - La verità è che non sono stato abituato a ridire o a riscrivere cose che sono state già dette da altri. E' come quando racconti la favola di "Cappuccetto Rosso" ad un ragazzino, il giorno dopo non potrai più cambiare versione. Così la gente, che preferisce sentirsi dire tutte "vispe Terese - prosegue Pennacchi- Non si cresce così, non si fa la storia in questo modo: noi siamo un paese in cui i notai fanno i notai perché sono figli di altri notai. Per sessant'anni il Premio Strega l'hanno vinto loro, adesso perché l'ha vinto un operaio tutto questo chiasso fanno?" chiede l'autore, in una domanda retorica intrisa di calore.

PENNACCHI ED IL RUOLO DELL'INTELLETTUALE OGGI: TRA POLITICA E REALTA'. Alla domanda "Qual è, secondo lei, il ruolo dell'intellettuale in Italia, che potere ha oggi?" lo scrittore romano, dopo un breve silenzio, ha dichiarato, concludendo: "Sinceramente non so! So, però, chi sono io, so da dove vengo: vengo dalla classe operaia, ho lavorato in fabbrica fino a 57 anni, da quando ne avevo 13- prosegue orgoglioso - il mio compito è quello di raccontare il passato, perché forse nel far ciò riesco a comprendere meglio il presente. Anche se credo ci sia una confusione tale, attualmente, che nemmeno loro ci capiscano qualcosa. Ad ogni modo, io racconto le storie, poi loro facessero ciò che vogliono!".

ALCUNE CONCLUSIONI. "So chi sono io, so da dove vengo"...questa è una delle frasi che mi ha colpito maggiormente nel confronto diretto con l'autore. La sua sicurezza nel saper perfettamente chi fosse e da dove provenisse. Ed ho compreso che tanta "chiarezza" sul proprio destino ormai sta diventando una prerogativa di pochi, una prerogativa appartenente soprattutto alle generazioni di vecchio lignaggio, consolidate da un bagaglio di ideali solidi, per i quali un tempo chi combatteva lo faceva credendoci e per avere diritto ad una propria identità nella società stessa; oggi sono in pochissimi a combattere ed a tentare di mantenere viva questa forza alla stregua dei nostri padri: la maggior parte degli uomini, dei giovani...la maggior parte di "noi" è smarrita in una nuova Italia, dimentica del suo passato. Smarrita in un tempo senza tempo, senza meta e senza certezze. Ciò che è scaturito dall'incontro con Pennacchi è stata proprio questa presa di coscienza generazionale, che ha rimarcato fortemente il divario tra il presente e passato, seppur l'uno è la continuazione, o forse la conferma, dell'altro. Ma un insegnamento me l'ha dato, seppur inconsapevolmente, ovvero che bisogna sempre avere una storia da cui trarre tesoro, possedere una sorta di "leggenda personale" (come la definirebbe Paulo Cohelo), per cui valga la pena tentare sempre, per cui valga la pena combattere, in un modo o nell'altro.

di Fabiola Cianci

provincia di Rieti - 27 Settembre 2010

Articolo scritto da Fabiola Cianci
Redazione TevereNotizie.com

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Grazie di cuore a te, Fabrizio, per la tua immancabile attenzione! E' stato un onore per me, ma credo di parlare a nome di tutta la redazione di TevereNotizite, partecipare anche quest'anno ad un fantastico evento quale è "Lib(e)ri sulla Carta" e, soprattutto, "esser deliziata" da vicino della presenza (e del confronto che poi ne è scaturito) di un personaggio della portata di Antonio Pennacchi. A presto e di nuovo grazie mille! Fabiola

Commento inviato il 05-10-2010 da Fabiola Cianci

2.

Mi complimento con Fabiola per il bel pezzo e con TevereNotizie per non aver perso questo importante appuntamento culturale nella nostra terra. Altre testate, ben più titolate ma evidentemenete meno attente, della partecipazione dell'ultimo Premio Strega ad una manifestazione del nostro territorio sembrano non essersene accorte.

Commento inviato il 04-10-2010 da Fabrizio

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